Come si calcola il Tfr?
Le Guide
2 Mag 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Come si calcola il Tfr?

Trattamento di fine rapporto: che cos’è, come si calcola, a quanto ammonta la tassazione, come viene liquidato.

 

Il Tfr (trattamento di fine rapporto), meglio conosciuto come liquidazione, è, tecnicamente, una retribuzione differita, che viene accantonata ogni anno dall’azienda e che normalmente deve essere erogata al dipendente alla cessazione del rapporto.

 

 

Calcolo del Tfr

Per determinarne l’ammontare del Tfr bisogna effettuare le seguenti operazioni:

 

– dividere il totale di quanto erogato al dipendente durante l’anno per 13,5 (alcuni emolumenti sono esclusi dal calcolo, come i rimborsi spese);

 

– sottrarre una quota pari allo 0,5% dell’imponibile, che serve per alimentare il fondo di garanzia dell’Inps (che assicura il pagamento della liquidazione, anche quando l’impresa fallisce).

 

In pratica, ogni anno, il datore di lavoro deve mettere da parte il 6,91% degli emolumenti imponibili percepiti dal lavoratore e versare all’Inps lo 0,5% (se sommiamo 6,91% con 0,5%  otteniamo, appunto, il 7,41%, che è la percentuale corrispondente alla divisione per 13,5).

 

 

Maturazione del Tfr

In ogni annualità si maturano 12 ratei di TFR, uno per ogni mese: se le frazioni di mese superano i 15 giorni, dev’essere computato un rateo intero, se sono inferiori, non viene maturato alcun rateo.

Durante le assenze solitamente il Tfr matura normalmente: non matura durante determinate assenze non retribuite, come l’aspettativa e lo sciopero.

 

 

Rivalutazione del Tfr

A partire dall’anno 2001, le somme accantonate sono  rivalutate, anno per anno, per un ammontare pari:

 

– all’ 1,5%;

– più i tre quarti del tasso di inflazione.

Per esempio, se l’inflazione è al 2%, i suoi ¾ sono l’1,5%, pertanto il trattamento sarà rivalutato del 3%, pari a 1,5% più 1,5%.

Il datore deve dunque rivalutare quanto accantonato al 31 dicembre dell’anno precedente e dedurre l’imposta sostitutiva sulle rivalutazioni (che versa, in acconto e a saldo, tramite F24, con i codici 1712 e 1713), pari ora al 17%.

 

 

Tassazione del Tfr

Il Tfr, escluso il caso in cui sia erogato mese per mese in busta paga, non è soggetto a contribuzione Inps, ma è soggetto a tassazione separata, sulla base di un reddito e di un’aliquota media d’imposta; tale procedura risulta maggiormente vantaggiosa, poiché la liquidazione, essendo sottoposta separatamente a tassazione, non entra a far parte dell’imponibile Irpef dell’anno.

Il datore di lavoro determina l’imposta sul Tfr sommando:

 

– il TFR maturato al 31 dicembre 2000;

– con il TFR maturato dal 2001 in poi al netto delle rivalutazioni (già assoggettate ad imposta).

 

Deve poi moltiplicare tale importo per 12 e dividerlo per il numero di anni di maturazione del trattamento.

Oppure può moltiplicare l’importo per 144 e dividerlo per il numero di mesi di maturazione.

Si ottiene così il reddito di riferimento.

Se il rapporto di lavoro è di durata inferiore all’anno, si deve solo moltiplicare l’importo per 12.

 

Sul reddito di riferimento deve poi essere applicata la tassazione Irpef per aliquote e scaglioni, per trovare l’aliquota media.

L’aliquota media deve poi essere applicata al TFR maturato per determinare l’imposta sostitutiva da applicare alla liquidazione. Le stesse regole valgono anche quando il Tfr non è erogato a titolo di saldo ma è richiesta un’anticipazione.

 

 

Riliquidazione del Tfr da parte dell’Agenzia delle Entrate

Il trattamento di fine rapporto, secondo il Testo Unico delle Imposte sui Redditi [1], è soggetto a una riliquidazione da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Nonostante sia effettuata una prima liquidazione dell’imposta da parte del datore di lavoro, infatti, l’Agenzia ritassa la somma erogata: in particolare, la riliquidazione si basa su un’aliquota media determinata dal rapporto tra la somma delle imposte calcolate sul reddito complessivo del contribuente (al netto degli oneri deducibili e senza considerare i crediti d’imposta),  per ciascuno dei cinque anni precedenti all’erogazione del Tfr, e la somma dei redditi stessi.

La differenza nel calcolo effettuato dal datore consiste nel fatto che quest’ultimo non tiene conto del reddito complessivo, ma calcola l’aliquota media, come abbiamo visto, basandosi su un imponibile annuo di riferimento determinato sul Tfr medesimo e sul periodo della sua maturazione.

 

 

Destinazione del Tfr

Il Tfr non è sempre accantonato dal datore di lavoro. La destinazione del Tfr, difatti, è decisa dal dipendente. In particolare questi può optare:

 

– per l’accantonamento del Tfr in azienda, quando l’impresa ha un organico sotto le 50 unità (se è sopra le 50 unità il Tfr è obbligatoriamente devoluto al Fondo di Tesoreria dell’Inps);

 

– per il versamento della liquidazione ad un fondo di previdenza complementare (con rendimenti differenti, a seconda del fondo pensionistico scelto); in questo caso il trattamento serve per integrare la futura pensione;

 

– per la sua percezione in busta paga, in quote mensili.

 

 

Tfr al fondo pensione

Se un lavoratore opta per la devoluzione del TFr ad un fondo pensione, perde la possibilità di essere liquidato alla cessazione del contratto e destina quanto accantonato ad integrare la futura pensione. Vi sono comunque delle ipotesi in cui il Tfr può essere riscattato o si possono chiedere anticipazioni:

 

– in caso di cessazione dell’attività di lavoro, con conseguente disoccupazione per un periodo minimo di 12 mesi, e massimo di 48;

– in seguito a procedure di mobilità;

– nell’ipotesi di cassa integrazione guadagni ordinaria o straordinaria (CIG o CIGS), se a zero ore, e della durata di almeno 12 mesi;

– effettuazione di spese sanitarie, a seguito di gravissime situazioni relative a sé, al coniuge e ai figli, per terapie ed interventi straordinari;

acquisto o ristrutturazione della prima casa di abitazione, per sé o per i figli;

ulteriori esigenze dell’iscritto: è possibile richiedere l’anticipo dopo otto anni di adesione, e fino al 30% di quanto maturato.

 

 

Tfr in busta paga

Il lavoratore può optare per la percezione del Tfr in busta paga: in questo caso ogni rateo maturato viene liquidato con lo stipendio, ma assoggettato a tassazione ordinaria assieme alla retribuzione. Il rateo di liquidazione mensile, detto Quir, non è comunque soggetto a contribuzione.


[1] Dpr 917/1986.

 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 
 
Commenti