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Lo sai che? Pubblicato il 22 aprile 2016

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Lo sai che? Se il taxi allunga il tragitto: come scoprirlo e come difendersi

> Lo sai che? Pubblicato il 22 aprile 2016

Il passeggero può denunciare al Comune il percorso più lungo seguito dal tassista solo per aumentare il conteggio del tassametro.

Non subire passivamente i raggiri del tassista: se questo prolunga volontariamente la corsa, scegliendo un tragitto più lungo o optando per strade tortuose o trafficate, solo per far scattare il tassametro e aumentare il suo compenso, il cliente ha sempre diritto a segnalare l’irregolarità al Comune. L’amministrazione, a sua volta, può sospendere o – nei casi più gravi – revocargli la licenza. Si tratta di misure sanzionatorie di natura disciplinare cui il Comune deve sempre ricorrere avendo l’obbligo di tutelare l’utenza e l’interesse pubblico. È quanto chiarito dal Consiglio di Stato in una recente sentenza [1].

In questa materia il Comune ha una competenza molto ampia che non deve necessariamente trovare fondamento in una specifica norma: l’applicazione di misure disciplinari per tutelare i clienti dei taxi è un proprio dovere di carattere generale. Pertanto il comportamento abusivo del tassista può sempre essere limitato dal Comune anche se nessuna disposizione normativa evidenzia i dettagli dell’intervento pubblico. E il cittadino può segnalare tempestivamente al municipio ogni abuso posto in essere dall’operatore.

Come scoprire se il tassista allunga il tragitto?

Un tempo, per i turisti e forestieri, era impossibile controllare il percorso scelto dal taxi e, quindi, verificare eventuali truffe ai propri danni. Oggi non è più così. Innanzitutto le numerose app sugli smartphone consentono di verificare le mappe stradali e calcolare il percorso e la direzione da scegliere per arrivare, nel minor tempo possibile, alla meta di destinazione. Dunque, il tassista può essere controllato attivando il navigatore del proprio cellulare. Ad esempio Google Maps è preinstallato sulla maggioranza dei dispositivi mobili.

Tutto quello che deve fare il cliente del tassista nel momento in cui sale sul taxi è di attivare l’app, impostare l’itinerario e seguire il percorso scelto dal conducente. L’app consente anche di stimare il tempo necessario a raggiungere la meta: per cui, in caso di notevole discordanza, è chiaro che “qualcosa” non è andata nel verso giusto.

Esistono comunque altre applicazioni che, grazie al Gps collegato allo smartphone consentono di scoprire se il tassista imbroglia con il tassametro. Alcune di queste consentono ai passeggeri di prendere anche il nome dell’autista e il suo numero di licenza e scrivere una recensione su Facebook.

Il percorso più lungo non è sempre sanzionato

Attenzione però: non sempre il percorso più lungo è sanzionato. La valutazione deve tenere infatti conto non solo del percorso più breve, ma anche quello più conveniente in relazione alle condizioni di traffico o della strada in quello specifico momento (si pensi a ingorghi, lavori in corso, uscita dei bambini dalle scuole, eventuali divieti stradali, ecc.).

Si può non pagare il tassista?

Al di là della accennata segnalazione al Comune per la sospensione o revoca della licenza al tassista, come può il cliente tutelare il proprio portafogli nel caso in cui abbia subito un raggiro? La legge consente di non pagare chi si macchia di inadempimento o di altre truffe. Il problema, però, di questa misura di autotutela è che erige il consumatore a “primo giudice” e, chiaramente, se la sua valutazione è errata – perché il giudice, successivamente, ritiene che, a conti fatti, non ci sia stato raggiro – allora sarà lui a pagare i danni e le spese legali al conducente. Bisogna quindi utilizzare questo sistema solo quando si abbia ampia certezza delle proprie convinzioni.

note

[1] Cons. St. sent. n. 4866/2016.

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