La lista testi nel processo penale
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22 Apr 2016
 
L'autore
Antonio Ciotola
 


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La lista testi nel processo penale

Cos’è, a cosa serve, come deve essere predisposta la lista dei testimoni nel processo penale, le caratteristiche. La testimonianza indiretta e degli stretti congiunti dell’imputato.

 

 

Cos’è la lista testi nel processo penale?

La lista testi è lo strumento attraverso il quale la parte di un processo penale (sono parti del processo penale da una parte l’imputato e il suo difensore, dall’altra il pubblico ministero) richiedono l’audizione, appunto in qualità di testimoni, di persone che sono in grado di riferire circostanze e fatti utili alla tesi che la parte che ne richiede l’audizione intende dimostrare.

Mi spiego con un esempio: Tizio è accusato di aver aggredito Caio e di averlo malmenato con un bastone. Caio, per dimostrare la sua innocenza, chiamerà a testimoniare Sempronio, il quale avendo assistito alla scena dirà che, in realtà, è stato Caio ad aggredire Tizio il quale si è solo difeso.

 

 

Chi può essere testimone?

Secondo le norme del codice di procedura penale tutte le persone hanno la capacità di testimoniare (l’eventuale inidoneità, ad esempio per vizio di mente, deve essere accertata dal giudice). A differenza del processo civile, dove la parte non può rendere testimonianza (essendo evidente che sia portatrice di un interesse specifico all’esito del giudizio), nel processo penale la persona offesa può, ed anzi deve, rendere testimonianza.

 

La persona offesa è la persona titolare del diritto protetto dalla norma e non va confusa con il danneggiato dal reato anche se, spesso, le due figure coincidono. L‘esempio di scuola che viene fatto per spiegare la differenza tra persona offesa e danneggiato dal reato è quello dell’omicidio dove persona offesa è l’ucciso e i danneggiati dal reato sono i suoi familiari.

Spesso, specie per determinate tipologie di reati (pensiamo ad esempio ai reati di natura sessuale) la testimonianza della persona offesa è elemento imprescindibile per l’accertamento dei fatti e per l’affermazione della penale responsabilità dell’imputato. Questo per l’ovvia ragione che, solitamente, l’abuso sessuale viene commesso in luoghi isolati e non alla presenza di altre persone in grado di fornire elementi utili al processo sicchè, al netto delle prove tecnico-scientifiche (esempio l’esame del dna) non può farsi a meno della testimonianza della vittima.

 

E’ piuttosto evidente, però, che essendo la persona offesa interessata all’esito del processo (è in altri termini interessata all’affermazione della penale responsabilità dell’imputato, mentre il testimone di norma è persona estranea ai fatti e quindi, in teoria, disinteressata all’esito della causa) le sue dichiarazioni dovranno essere valutate secondo criteri più penetranti e rigorosi rispetto a quelli ordinari di valutazione delle dichiarazioni rese dal testimone in senso stretto [1].

 

 

Come deve essere predisposta la lista testi?

Il codice di procedura penale [2] prevede che la parte che intende provare dei fatti a mezzo testimoni deve depositare nella cancelleria del giudice, la relativa lista, almeno sette giorni prima la data fissata per l’udienza. Il deposito fuori termine determina l’inammissibilità della lista.

La lista testimoniale, però, non deve contenere solo le generalità delle persone che dovranno essere sentite (eventualmente) come testimoni, ma dovrà anche indicare, nel modo più preciso possibile, quali sono i fatti e le circostanze sui quali il testimone dovrà essere sentito.

Il testimone, infatti, non potrà riferire proprie valutazioni o sensazioni, ma solamente descrivere fatti di cui è venuto a conoscenza. Chiaramente questo discorso non vale per quei testimoni di carattere, per così dire, tecnico, che sono proprio chiamati ad esprimere valutazioni sulla base delle loro specifiche conoscenze professionali (si pensi ad esempio allo pschiatra chiamato a valutare la capacità di intendere e di volere dell’imputato).

 

 

La testimonianza indiretta

Spesso succede che una persona sia venuta a conoscenza di un fatto non per conoscenza diretta, ma per averlo appreso da una terza persona. In questo caso, il codice di procedura penale parla di testimonianza indiretta (anche detta de relato). Nel processo penale, la testimonianza indiretta è ammessa a condizione che il teste non si limiti a dire “conosco questo fatto perché me lo ha detto un’altra persona” ma dica “conosco questo fatto perché me lo ha detto Tizio”. La differenza sta nel fatto che, nella seconda ipotesi, Tizio potrà essere chiamato a sua volta a testimoniare per confermare la ricostruzione dei fatti che gli si è attribuita [3].

 

 

Il coniuge o gli altri congiunti possono testimoniare?

Per concludere è utile rispondere alla domanda che spesso mi è capitato di ascoltare dai clienti.

Non esiste alcuna regola che impedisca ai congiunti di rendere testimonianza a favore dell’imputato. Premesso che, anche in questo caso, come abbiamo detto per la testimonianza della persona offesa, le dichiarazioni dei stretti congiunti dell’imputato devono essere valutate rigorosamente, c’è da dire che a questa categoria di persone, il codice riserva la facoltà di astenersi dal rendere testimonianza [4].

Per comprendere cosa questo significhi in pratica, dovete tenere presente che il testimone ha l’obbligo di rispondere alle domande che gli vengono fatte e di rispondere secondo verità.

 

Nel caso degli stretti congiunti dell’imputato (pensiamo alla moglie, ai figli, ai fratelli e sorelle) è invece consentito, di non testimoniare “contro” il proprio congiunto. Facciamo un esempio: Tizio quando commette il reato è insieme alla moglie la quale, pur non avendo partecipato in alcun modo alla commissione del reato, potrebbe essere chiamata a testimoniare contro il marito. In questo caso, il codice di procedura penale, prevede che la consorte possa rifiutarsi di rendere testimonianza contro il marito, non potendo per questo essere sanzionata a differenza di quanto avverrebbe nel caso in cui chiamato a testimoniare fosse una persona non legata all’imputato da vincoli di parentela .


[1] L’orientamento giurisprudenziale è sul punto assolutamente pacifico. Si veda ad esempio Cassazione penale sez. IV 18 dicembre 2009 n. 49714, secondo la quale “La deposizione della persona offesa, come ogni deposizione, è soggetta ad una valutazione di attendibilità intrinseca ed estrinseca del teste. Ma una volta che il giudice l’abbia motivatamente ritenuta veritiera, essa processualmente costituisce prova diretta del fatto e non mero indizio, senza che abbisogni neppure di riscontri esterni, quando non sussistano situazioni che inducano a dubitare della sua attendibilità. Ne deriva che, nel rispetto delle suddette condizioni, anche la deposizione della persona offesa dal reato, pur se non può essere equiparata a quella del testimone estraneo, può essere anche da sola assunta come fonte di prova della colpevolezza del reo”.

[2] Art. 468 cod.proc.pen.

[3] Art. 195 cod. pen.

[4] Art. 199 cod.proc.pen.

 


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