Nuova pensione anticipata a 63 anni, come funzionerà
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22 Apr 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Nuova pensione anticipata a 63 anni, come funzionerà

Uscita flessibile dal lavoro con 3 anni di anticipo e penalizzazione percentuale: la nuova proposta allo studio.

 

Pensionarsi con 3 anni di anticipo rispetto all’età prevista per la pensione di vecchiaia, con una penalizzazione percentuale variabile: questa è la nuova proposta allo studio del Governo, che dovrebbe essere ultimata nelle prossime settimane. Una proposta accolta con favore dai lavoratori, ma non troppo gradita da chi “tiene” i conti pubblici, che vorrebbe limitare la platea dei destinatari agli esuberi ed ai dipendenti che svolgono lavori usuranti.

Vediamo nel dettaglio che cosa prevede la nuova proposta, nelle varie ipotesi sinora prospettate.

 

 

Pensione anticipata a 63 anni con penalizzazione

La proposta prevede la pensione anticipata per i lavoratori ai quali mancano 3 anni all’età utile alla pensione di vecchiaia.

In pratica, se l’idea venisse attuata nella prossima Legge di stabilità, potrebbe pensionarsi nel 2017 chi:

 

– compie 62 anni e 7 mesi, se lavoratrice dipendente del settore privato;

– compie 63 anni e 1 mese, se lavoratrice autonoma;

– compie 63 anni e 7 mesi, se lavoratrice pubblica o lavoratore (dipendente o autonomo, del settore pubblico o privato).

 

Il requisito di età si uniformerebbe a 63 anni e 7 mesi per tutti nel 2018, anno in cui l’età pensionabile di uomini e donne verrà parificata. Assieme al requisito di età, il lavoratore dovrebbe possedere anche le altre condizioni richieste per il pensionamento di vecchiaia, cioè 20 anni di contributi e un assegno pari ad almeno 1,5 volte l’assegno sociale.

In cambio dell’anticipo della pensione, il lavoratore subirebbe una decurtazione dell’assegno, pari al 3-4% per ogni anno di anticipo.

Per non impattare eccessivamente sulle risorse pubbliche con un’impennata delle domande di pensione, probabilmente la misura non verrà estesa a tutti i lavoratori, ma soltanto agli esuberi (che comunque avrebbero diritto alla percezione della Naspi e di ulteriori trattamenti a carico delle casse pubbliche) ed a chi svolge lavori usuranti (i cui requisiti per l’anticipo della pensione devono essere rimodulati).

 

Inoltre, per ridurre la platea dei destinatari si potrebbe riconoscere un anticipo di soli 2 anni.

 

 

Pensione contributiva a 63 anni

Non bisogna dimenticare, peraltro, che esiste già la possibilità di pensionarsi a 63 anni (con l’aggiunta dei 7 mesi dell’adeguamento alla speranza di vita) per i lavoratori la cui pensione è calcolata col sistema contributivo.

I requisiti per questo tipo di pensione, cioè la pensione anticipata contributiva, sono:

 

63 anni e 7 mesi di età;

20 anni di contributi;

– un assegno pari ad almeno 2,8 volte l’assegno sociale, cioè, allo stato attuale, a 1.254,60 euro (448,07 euro, l’importo dell’assegno sociale, per 2,8).

 

Può fruire di questa pensione chi:

 

– non possiede contributi versati prima del 1996, dunque ha il calcolo interamente contributivo della pensione (basato cioè non sugli ultimi stipendi o redditi, ma sui contributi versati nell’arco della vita lavorativa; tale sistema di calcolo è notevolmente penalizzante);

 

– è iscritto soltanto alla Gestione Separata;

 

– è iscritto alla Gestione Separata e opta per il computo di tutti i contributi in tale gestione: in questo modo sono assoggettate al sistema contributivo anche le annualità da calcolarsi col retributivo; per effettuare il cumulo nella Gestione Separata il contribuente deve possedere non oltre 18 anni di contributi al 31dicembre 1995 ed almeno 5 anni versati dal 1996 in poi.

 

 

Pensione a 63 anni: penalizzazioni a confronto

Come abbiamo visto, chi lo desidera può pensionarsi anche da subito col requisito di 63 anni e 7 mesi: per chi non è “interamente contributivo”, basta difatti iscriversi alla Gestione Separata e optare per il computo in tale cassa di tutti i contributi già versati. Peraltro, in molti sono già iscritti a tale gestione “senza saperlo”: basta aver lavorato con i voucher, come co.co.co. o come libero professionista “senza cassa”: l’iscrizione alla Gestione Separata permane in quanto non è richiesta la cancellazione.

Sono dunque esclusi dalla pensione anticipata contributiva i soli ex “retributivi puri”, cioè chi ha diritto al calcolo retributivo della pensione sino al 2011: si tratta comunque di lavoratori non molto distanti dal pensionamento.

 

Il problema è che la pensione anticipata a 63 anni attualmente esistente è poco utilizzata in quanto il calcolo contributivo comporta delle penalizzazioni molto elevate: la decurtazione dell’assegno di pensione è in media pari al 25%30%.

La nuova pensione anticipata a 63 anni, invece, darebbe una penalizzazione massima pari al 9%, se consideriamo una decurtazione del 3% per ogni anno di anticipo, mentre sarebbe pari al 12%, considerando un taglio del 4% annuo. Ecco perché risulta molto più appetibile rispetto all’opzione già esistente.

 

Non resta che attendere le prossime settimane per vedere ultimata la proposta, mentre per l’approvazione, probabilmente, si dovrà attendere la Legge di stabilità il prossimo autunno.

Sindacati e lavoratori, comunque, continuano a chiedere una maggiore celerità, considerando la situazione dei soggetti a rischio espulsione dal mondo del lavoro, che necessitano di una risposta quanto prima.


 


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