La truffa nel codice penale
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22 Apr 2016
 
L'autore
Antonio Ciotola
 


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La truffa nel codice penale

Quando si configura il reato di truffa e come richiedere la punizione del colpevole. L’ipotesi di truffa aggravata ai danni dello Stato e dell’Inps.

 

 

Cos’è la truffa?

La truffa è un reato inserito nel codice penale [1]. E’ un delitto [2] la cui procedibilità dipende, nelle ipotesi semplici (cioè non aggravate) dalla querela della persona offesa. Ma procediamo con ordine.

Cominciamo con il dire che commette il delitto di truffa chi, con artifici o raggiri, inducendo taluno in errore, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno.

Con una certa approssimazione, possiamo perciò dire che elemento essenziale e caratterizzante il reato in oggetto è l’inganno, attraverso il quale la vittima viene indotta a compiere atti che gli comportano un danno economico che, in mancanza dell’inganno, non avrebbe compiuto o avrebbe compiuto in modo diverso.

Secondo la dottrina tradizionale lo scopo della norma è quello di proteggere la “libertà di determinazione del consenso nei negozi patrimoniali” [3]. In altri termini, per dirla in soldoni, la norma ha lo scopo di evitare che si possa essere determinati a compiere atti di disposizione patrimoniale (acquistare beni o servizi ad esempio) perché ingannati da comportamenti fraudolenti ed ingannevoli di altre persone.

 

 

Cosa si intende per artifici e raggiri?

L’artificio può essere definito come quell’attività posta in essere con il deliberato fine di far apparire come vera una situazione non corrispondente alla realtà, al fine di trarre in inganno la vittima del reato per determinarlo   a compiere un atto di disposizione patrimoniale. Pensiamo, ad esempio, al presentare un determinato prodotto posto in vendita- un telefono cellulare – mentendo sulle sue caratteristiche tecniche tali da indurre l’acquirente all’acquisto.

 

Il raggiro, invece, può essere definito come quell’attività che, intervenendo direttamente sulla psiche della vittima tende, attraverso dei ragionamenti ingannevoli – spesso molto articolati e complessi – ad indurre la vittima a compiere atti o azioni che vanno contro i suoi interessi patrimoniali.

 

Come si può facilmente intuire, specie nel caso in cui la truffa sia compiuta con raffinati raggiri, il suo accertamento è piuttosto difficile dovendosi rintracciare la volontà reale dell’agente (del truffatore) al di là del comportamento esteriore che può apparire assolutamente lecito.

 

 

L’ingiusto profitto

Per potersi configurare il delitto in oggetto è inoltre necessario che gli artifici e raggiri abbiano determinato un ingiusto profitto per il truffatore o altre persone; è necessario, in altri termini, che al comportamento fraudolento del truffatore sia conseguito un vantaggio, anche di tipo non patrimoniale, con corrispondente altrui danno.

 

Affinchè il profitto possa definirsi ingiusto, deve essere, per dirla in maniera semplice, come non dovuto e non tutelato dalla legge. Un esempio di questo tipo può essere il caso, fino a pochi anni fa molto frequente (oggi meno a quanto pare) dei cd. truffatori/pataccari. A chi non è capitato di essere avvicinato, magari su di un area di servizio in autostrada (così è capitato allo scrivente) dal sedicente orafo che proponeva l’acquisto a prezzi “di realizzo” di monili o altri pezzi – falsi – spacciati come oro?.

Questo potrebbe essere un esempio importante anche per parlare di altri reati quali “l’acquisto di cose di sospetta provenienza” [4] e la ricettazione [5].

 

Senza dilungarci eccessivamente nel parlare dei due reati appena indicati, mi limito ad evidenziare che la differenza tra le due fattispecie risiede nel fatto che nel primo caso l’acquirente ha il “sospetto” che le cose che sta acquistando siano di provenienza illecita, mentre nel caso della ricettazione è consapevole, cioè “sa” della provenienza delittuosa.

 

Applicando questi criteri al caso esposto a titolo di esempio è agevole comprendere che: o il materiale offerto in acquisto a prezzi irrisori (e comunque decisamente inferiori a quelli di mercato) è falso, per cui si è vittima di un tentativo di truffa o, se non è falso, è di provenienza illecita.

 

 

Cosa significa che il reato è perseguibile a querela di parte?

Salvo i casi in cui la truffa sia aggravata (è ad esempio aggravata la truffa ai danni dello Stato o ai danni dell’Inps) per procedere penalmente nei confronti del truffatore è necessario che la vittima sporga formale querela.

La querela è un atto che serve a rimuovere l’ostacolo procedurale della procedibilità, in mancanza della quale il truffatore non potrà essere processato. In buona sostanza, la querela è la richiesta, presentata alle competenti autorità, con la quale si chiede di punire il responsabile del reato. Va presentata entro il termine di 90 giorni da quando si è scoperta la truffa.

 

 

La truffa aggravata ai danni dello Stato o dell’Inps

Un esempio di truffa aggravata che spesso riempie le cronache giudiziarie, è quella perpetrata ai danni dello Stato o degli enti previdenziali. Pensiamo al caso, ad esempio, di presentazioni di false certificazioni al fine di conseguire l’erogazione di prestazioni da parte di strutture pubbliche oppure, dei falsi certificati medici per l’ottenimento degli assegni di invalidità civile ( i falsi ciechi, i falsi zoppi e chi più ne ha più ne metta).

In questi casi, la procedibilità non dipende dalla presentazione di formale querela (si dice che il reato è perseguibile di ufficio) e le pene previste per i colpevoli sono aumentate (aggravate appunto) in ragione della maggiore gravità che il codice attribuisce al reato commesso.


[1] Art. 640 cod.pen. “Chiunque, con artifizi o raggiri, inducendo taluno in errore , procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da cinquantuno euro a milletrentadue euro.

La pena è della reclusione da uno a cinque anni e della multa da trecentonove euro a millecinquecentoquarantanove euro:

1) se il fatto è commesso a danno dello Stato o di un altro ente pubblico o col pretesto di far esonerare taluno dal servizio militare;

2) se il fatto è commesso ingenerando nella persona offesa il timore di un pericolo immaginario o l’erroneo convincimento di dovere eseguire un ordine dell’Autorità

2 bis) se il fatto è commesso in presenza della circostanza di cui all’articolo 61, numero 5).

Il delitto è punibile a querela della persona offesa, salvo che ricorra taluna delle circostanze previste dal capoverso precedente o un’altra circostanza aggravante.

[2] I reati sotto questo profilo si distinguono in delitti e contravvenzioni: sono delitti quelli puniti con la reclusione e la multa; si dicono contravvenzioni quelli puniti con la pena dell’arresto e dell’ammenda.

[3] Manuale di diritto penale, F. Antolisei, ed. Giuffrè.

[4] Art. 712 cod.pen.

[5] Art. 648 cod.pen.

 


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