Antonio Ciotola
Antonio Ciotola
23 Apr 2016
 
Le Rubriche di LLpT


Le Rubriche di LLpT
 

La legittima difesa di Graziano Stacchio: il benzinaio vicentino che sparò al rapinatore

Uno sguardo alla scriminante più discussa e sempre al centro del dibattito pubblico

 

Il caso di cronaca di Graziano Stacchio, benzinaio di Nanto nel vicentino, che, nel tentativo di impedire una rapina alla gioielleria posta vicino al suo distributore di carburanti e proteggere dall’assalto armato dei rapinatori la commessa di quel negozio, imbracciò il suo fucile e fece fuoco uccidendo uno dei rapinatori, ha riempito le cronache per molte settimane, alimentando un dibattito pubblico, mai sopito e sempre attuale.

La tematica della legittima difesa torna ad essere, proprio in questi giorni mentre alla camera dei deputati è in discussione un progetto di legge di modifica dell’attuale normativa, argomento di pubblica discussione e dibattito. La discussione pubblica si muove tra le opinioni di coloro i quali ritengono che “basterebbe l’applicazione corretta dell’attuale normativa” e gli altri che, invece, a gran voce, preoccupati dai crescenti allarmi per la sicurezza pubblica, invocano delle modifiche in senso meno restrittivo rispetto ai limiti della normativa attuale [1].

Appartiene alla cronaca giornalistica il fatto che la procura della repubblica presso il Tribunale di Vicenza abbia chiesto – o comunque sia intenzionata a chiedere – l’archiviazione del fascicolo che vede(va) indagato lo Stacchio per il reato di eccesso di legittima difesa. Senza addentrarci nei dettagli di cronaca nell’articolo cercherò di spiegare, per sommi capi, cos’è la legittima difesa, a quali condizioni si configura e cosa significa quando si sente parlare di eccesso colposo di legittima difesa.

 

 

Cos’è la legittima difesa?

In senso giuridico la legittima difesa è una cd. causa di giustificazione (altrimenti detta scriminante) in presenza della quale, un fatto che costituisce reato, diviene non punibile appunto perché giustificato (scriminato).

In termini più semplici possiamo dire che, in presenza della causa di giustificazione in oggetto, non è punibile il soggetto che commetta un fatto che, in assenza della scriminante, sarebbe penalmente sanzionato.

Facciamo un esempio: Tizio aggredisce Caio con un bastone rompendogli la testa. E’ evidente che, per questo fatto che costituisce reato, Tizio sarà responsabile per aver volontariamente causato lesioni a Caio. Se Tizio, però, compie lo stesso fatto (colpisce Caio alla testa con un bastone) per difendersi da un’aggressione che sta subendo da Caio, questo fatto non sarà punibile perché commesso  in presenza di una causa di giustificazione (la legittima difesa).

 

 

Quali sono le condizioni affinchè ci sia la legittima difesa?

Tradizionalmente sono considerati elementi fondanti la legittima difesa: 1) la necessità della difesa; 2) l’attualità del pericolo; 3) la proporzionalità tra il pericolo e la reazione (tra l’offesa e la difesa).

 

La necessità della difesa può definirsi come l’alternativa tra reagire o subire l’aggressione ovvero, nel senso che quella reazione deve essere l’unico modo in concreto possibile per salvarsi dall’offesa (non deve essere possibile scappare, ad esempio).

Il significato di attualità del pericolo, si comprende facilmente, nel senso che, la reazione, per essere tale, deve essere posta in essere nel momento stesso in cui si è in pericolo e non in un momento successivo quando il pericolo non è più sussistente.

Il requisito sul quale, da sempre, si è più dibattuto è quello della proporzionalità tra l’offesa e la reazione nel senso che il male inflitto all’aggressore deve essere proporzionato a quello che l’aggredito (aggressore per legittima difesa) ha inteso evitare difendendosi.

In buona sostanza la valutazione della proporzionalità deve essere effettuata caso per caso, secondo il prudente apprezzamento del giudice il quale deve tener conto di tutte le circostanze del fatto. (Una cosa, ad esempio, è essere aggrediti di giorno su di una strada trafficata, altra cosa è subire la stessa aggressione di notte in un oscuro vicoletto).

 

 

L’eccesso colposo di legittima difesa

L’eccesso colposo di legittima difesa [2] si configura, come si può a questo punto intuire, quando si superino i limiti di proporzionalità tra l’offesa (il pericolo) e la reazione. Si configura l’eccesso colposa delle legittima difesa, in altri termini, quando risulta accertato che, per le specifiche circostanze di tempo e di luogo, la reazione dell’aggredito è stata eccessiva rispetto al concreto pericolo (o anche al presunto pericolo per la cd. legittima difesa putativa) da fronteggiare ed evitare.

Se Tizio, ad esempio, aggredito da Caio con un bastone estrae la pistola per colpirlo in petto ed ammazzarlo è evidente che non possa parlarsi di proporzionalità tra il pericolo e la reazione (dovendosi in questo caso, tra l’altro, verificare anche la possibilità per Tizio di darsi alla fuga invece di sparare al suo aggressore potendosi, in caso contrario, finanche parlare di omicidio volontario).

 

In conclusione possiamo dire che, superando le tesi della dottrina tradizionale, la più recente elaborazione sia scolastica che giurisprudenziale, è giunta alla conclusione che la valutazione della proporzionalità debba essere effettuata tendo conto di tutte le circostanze del fatto e delle persone coinvolte nella vicenda, in un giudizio che, tecnicamente, viene detto ex ante, che significa riferito ai fatti esistenti in quel momento e così come percepiti dall’aggredito, e non alle conseguenze successive dell’azione [3].

 

Facciamo un esempio: Tizio che viene minacciato da Caio che impugna un’arma che poi si scopre essere una pistola cd. giocattolo. Tizio, ignorando questa circostanza (credendo cioè che l’arma di Caio sia vera) a sua volta estrae la pistola (questa volta vera) spara ed uccide il suo aggressore.

 

Valutare al momento del fatto e non ad uno successivo, vuol dire, nell’esempio che si è fatto, non tenere conto che successivamente si è scoperto che l’arma di Caio era inidonea al ferimento e/o all’uccisione di Tizio poiché quest’ultimo nel momento in cui ha sparato, lo ha fatto per difendere la sua persona pur commettendo lo scusabile errore di aver creduto di trovarsi di fronte ad una vera arma da fuoco e non ad una pistola giocattolo.


 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 


Download PDF SCARICA PDF
 
 
Commenti