Equitalia non può mai negare l’accesso alle cartelle
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1 Giu 2016
 
L'autore
Maria Monteleone
 


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Equitalia non può mai negare l’accesso alle cartelle

Equitalia deve sempre fornire le copie delle cartelle esattoriali richieste dal contribuente: non è una scusa valida di diniego il fatto che la cartella sia già stata notificata o che non esista più nell’archivio.

 

Il contribuente ha diritto di accesso alle cartelle esattoriali, diritto che non può essere negato da Equitalia solo perché esse sono già state notificate o non sono più negli archivi.

È quanto affermato da una recente sentenza del TAR Campania [1] che ha ribadito l’obbligo di garantire l’accesso agli atti della riscossione, necessario per l’attuazione del diritto di difesa del contribuente.

 

Equitalia, in qualità di concessionaria del servizio pubblico di riscossione, ha l’obbligo di esibire la cartella di pagamento richiesta dell’interessato; tale obbligo discende direttamente dalla legge [2]: “Il concessionario deve conservare per cinque anni la matrice o la copia della cartella con la relazione dell’avvenuta notificazione o l’avviso di ricevimento ed ha l’obbligo di farne esibizione su richiesta del contribuente o dell’amministrazione.”.

 

Dunque, la richiesta di accesso da parte del contribuente non può mai essere valutata sotto il profilo della meritevolezza soggettiva da parte del concessionario, obbligato per legge alla custodia e all’esibizione, senza alcun margine di scelta. Ciò in quanto “la copia della cartella di pagamento costituisce strumento utile alla tutela giurisdizionale delle ragioni del contribuente e la concessionaria non ha quindi alcuna legittimazione a sindacare le scelte difensive eventualmente operate dal privato” [3]. Va poi evidenziato che a nulla rileva che le cartelle di cui si chiede l’esibizione risultino già notificate.

 

Il Consiglio di Stato [4] ha precisato che le amministrazioni agiscono in via procedimentalizzata e hanno l’onere di conservare copia degli atti inoltrati al privato, il quale potrebbe non esserne più in possesso per svariate ragioni (disordine, perdita del documento, trasloco, furto etc). Il privato che non è più in possesso di un atto –che pur doveva diligentemente conservare – non può essere pregiudicato nella propria difesa: egli, per la mancata diligenza, paga già una “sanzione” (“paga”, infatti, il rilascio della copia) ma ha comunque il diritto di ottenerne copia per difendersi [5].

 

Neppure il fatto che la cartella non sia più materialmente esistente presso gli archivi di Equitalia può impedire l’esercizio del diritto di accesso; è infatti sempre possibile produrre copia di quanto debitamente conservato negli archivi informatici attestandone la conformità all’originale.

 

L’obbligo di conservazione delle cartelle da parte di Equitalia è stato confermato da una recente ordinanza della Cassazione [6], concorde con l’orientamento del Consiglio di Stato [7]. Secondo tali pronunce l’obbligo si estende anche oltre i cinque anni se i crediti non sono stati ancora riscossi: “è preciso onere dell’esattore, improntato alla diligenza, conservare, in caso di mancata riscossione dei tributi nel quinquennio e in occasione di rapporti giuridici ancora aperti e non definiti, la copia della cartella oltre i cinque anni, per tutto il periodo in cui il credito portato ad esecuzione non sia stato recuperato, in modo da conservarne prova documentale ostensibile, anche a richiesta dei soggetti legittimati, nelle varie fasi di definizione del rapporto”.

 


[1] TAR Campania, sent. n. 1342 del 9.3.16.

[2] Art. 26 DPR 602/1973.

[3] Cons. Stato sent. n. 7486/2009.

[4] Cons. Stato sent. n. 1705/2015.

[5] Cass. ord. n. 18252/2013.

[6] Cass. ord. n. 7615 del 15.4.16.

[7] Cons. Stato sent. n.5410/2015.

 


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