Amministrazione di sostegno: come richiederla e quanto costa
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23 Apr 2016
 
L'autore
Daniela Rotunno
 


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Amministrazione di sostegno: come richiederla e quanto costa

L’istituto giuridico dell’amministrazione di sostegno tutela le persone prive in tutto o in parte di autonomia, con la minore limitazione possibile della capacità di agire.

 

Che cos’ è l’amministrazione di sostegno?

L’amministrazione di sostegno è stata introdotta nel nostro ordinamento nel 2004 [1]. Può essere definita come una misura di protezione volta a tutelare coloro che si trovino nell’impossibilità di provvedere ai propri interessi per un determinato periodo o in modo permanente. Questo può accadere a causa di una menomazione fisica o psichica; si pensi agli anziani, ai disabili o comunque a persone inferme. La condizione per richiedere l’amministrazione di sostegno è data dalla necessità del compimento di determinati atti al quale la persona non può provvedere da sola a causa della menomazione; è il caso, ad esempio, di una persona anziana che abbia la necessità di vendere un appartamento o di effettuare investimenti.

 

 

Chi può essere nominato amministratore di sostegno?

Il giudice può nominare amministratore di sostegno il coniuge, il convivente, gli ascendenti, i discendenti, i parenti entro il quarto grado, la persona designata dal genitore superstite del beneficiario con testamento o scrittura privata autenticata. Quando lo ritiene opportuno, il giudice può nominare altra persona idonea, di solito un professionista iscritto in apposito elenco presso il tribunale. E’ importante sapere che ognuno di noi può designare quello che sarà l’amministratore di sostegno in caso di necessità, tramite atto pubblico o scrittura privata autenticata.

 

 

Come si richiede?

L’istanza va presentata nella forma del ricorso alla cancelleria della volontaria giurisdizione del tribunale del luogo in cui il beneficiario ha la residenza. Al riguardo la Cassazione ha chiarito che la domanda può essere avanzata anche al tribunale del luogo della residenza abituale del beneficiario [2].

Sono, invece, obbligati a chiedere l’amministrazione di sostegno gli operatori dei servizi sociali o sanitari che, nella prestazione di assistenza e cure ad un soggetto, vengano a conoscenza di fatti per i quali si ravvisi la necessità della misura protettiva in questione.

L’istanza può essere avanzata dal beneficiario, dai familiari entro il quarto grado, dal pubblico ministero, dal tutore o curatore. Per la presentazione del ricorso non è necessario il ministero dell’avvocato, ma può accadere che alcuni magistrati lo richiedano. Nel ricorso devono essere specificati i motivi per i quali si ritiene necessaria la misura di protezione.

 

Quali sono i poteri ed i doveri dell’amministratore di sostegno?

Il giudice tutelare, con decreto, decide sulla richiesta entro sessanta giorni dalla presentazione del ricorso. Il decreto delimita i poteri dell’amministratore e la durata dell’incarico. Vengono indicati gli atti che il beneficiario potrà compiere solo con l’assistenza dell’amministratore; il limite di spesa a cui l’amministratore dovrà attenersi con le somme in possesso del beneficiario; il termine entro cui presentare al giudice tutelare la relazione sul suo operato e sulle condizioni di vita del beneficiario. Dopo la nomina l’amministratore presta il giuramento di svolgere la propria attività con fedeltà e diligenza: egli dovrà svolgere il suo compito nell’interesse del beneficiario seguendone le aspirazioni. Nel caso di negligenza o del compimento di atti contrastanti con la volontà del beneficiario, il pubblico ministero o i familiari possono ricorrere al giudice tutelare che adotterà i provvedimenti necessari, come ad esempio la sostituzione dell’amministratore.

 

Quale capacità di agire ha il beneficiario?

Come abbiamo detto, nel decreto il giudice tutelare stabilisce quali atti il beneficiario può compiere solo con l’assistenza dell’amministratore. Di conseguenza il beneficiario potrà compiere tutti quegli atti non indicati nel decreto ed in particolare gli atti necessari a soddisfare le esigenze della propria vita quotidiana [3] e gli atti per i quali la sua capacità non ha subito limitazioni. Ricordiamo che il legislatore ha introdotto questo istituto giuridico per tutelare le persone prive in tutto o in parte di autonomia nella loro vita quotidiana, ma con la minore limitazione possibile della capacità di agire.

A tale proposito, è interessante quanto statuito dal Tribunale di Milano; il giudice ha ritenuto che una donna sottoposta ad amministrazione di sostegno potesse chiedere la separazione dal marito. In particolare ha chiarito che l’amministratore può rappresentare il beneficiario in tale richiesta, salvo che non si trovi in conflitto d’interessi (se ad esempio l’amministratore è il coniuge del beneficiario) e che nel caso di amministrazione per sola menomazione fisica, tale rappresentanza non si riveli necessaria, potendo il beneficiario avanzarla autonomamente [4]. Il beneficiario, salvo quanto previsto nel decreto di nomina dell’amministratore di sostegno, conserva la capacità di disporre dei suoi beni per testamento. In questo senso una recente pronuncia del Tribunale di Vercelli [5], secondo la quale sarà poi il Giudice a dover valutare la situazione del beneficiario ed in particolare se vi sia il rischio di circonvenzione o se sia in grado di decidere autonomamente.

 

 

Quanto costa richiedere l’amministrazione di sostegno?

Per tale procedimento non è prevista alcuna spesa di registrazione, né il contributo unificato; è tuttavia dovuta la marca da bollo da 27 euro. Purtroppo non è univoco l’atteggiamento delle cancellerie rispetto ai diritti dovuti per le copie del ricorso e del decreto di nomina. Comunque anche qui non parliamo di cifre molto alte (diritti per copie autentiche: 11,54 euro da 1-4 pagine dell’atto; 13,47 euro da 5-10 pagine; 15, 38 euro da 11-20 pagine; 19, 23 euro da 21-50 pagine; 28,55da 51-100 pagine).

Come abbiamo detto per la presentazione del ricorso non è necessario avvalersi dell’avvocato, anche se alcuni giudici sono di diverso avviso; in tal caso sarà opportuno richiedere un preventivo.

Un ultimo aspetto da considerare è il compenso dell’amministratore di sostegno. La legge [5] prevede che egli debba svolgere la propria attività senza alcun compenso, ma che il giudice, tenuto conto dell’entità del patrimonio e delle difficoltà dell’amministrazione, possa decidere che gli venga versata un’equa indennità. Non è facile presumere l’importo di questa indennità, che dipenderà dalla valutazione del giudice caso per caso.


 


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