Successione ereditaria: eredità e legato
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22 Apr 2016
 
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Successione ereditaria: eredità e legato

Nozione di successione a titolo universale e a titolo particolare: differenza tra eredità e legato.

 

In generale, si ha successione in un rapporto giuridico quando questo, pur restando inalterato nei suoi elementi oggettivi, viene trasmesso da un soggetto ad un altro. La successione comporta pertanto il subingresso di un soggetto ad un altro nella titolarità di uno o più rapporti giuridici: fermo il rapporto, ne muta il titolare.

 

In particolare, la successione si qualifica mortis causa — cioè a causa di morte — quando trova il suo presupposto essenziale e caratterizzante nella morte di un soggetto, nei cui rapporti si tratta di succedere.

 

Il principio fondamentale è che, con la morte, i diritti patrimoniali di una persona si trasmettono (salvo eccezioni) ad altri soggetti. Costoro possono essere designati o dal titolare del patrimonio (detto de cuius), mediante testamento o dalla legge.

 

Il fenomeno successorio non investe tutti i rapporti giuridici del defunto.

 

Formano oggetto di successione soltanto:

 

– i rapporti patrimoniali di natura reale e le relative azioni, tranne quelli personalissimi, come l’usufrutto, l’uso, l’abitazione, che si estinguono con la morte del loro titolare;

 

– i rapporti patrimoniali personali (cioè i diritti di credito), purché non fondati sull’intuitus personae in cui non rilevino, cioè, le qualità personali delle parti (si estinguono, quindi, con la morte del soggetto il diritto agli alimenti e si sciolgono alcuni contratti: di mandato, di lavoro etc.);

 

– i rapporti inerenti all’azienda, di cui il de cuius fosse titolare, i quali non si estinguono se non in casi particolari;

 

– i rapporti in formazione, nei casi in cui la proposta nei confronti del de cuius non cade a seguito della sua morte.

 

Tutti i rapporti non patrimoniali, sia personalissimi (es.: diritti della personalità), che familiari (matrimonio, potestà parentale) si estinguono con la morte del titolare.

 

 

Successione a titolo universale e a titolo particolare: distinzione fra eredità e legato

Si ha successione a titolo universale quando un soggetto (erede) succede indistintamente nell’universalità o in una quota di beni (patrimonio ereditario) da solo o in concorso con altre persone.

 

Si ha, invece, successione a titolo particolare quando un soggetto (legatario) succede in uno o più rapporti determinati, che non vengono considerati come quota dell’intero patrimonio (art. 588 c.c.).

 

L’erede, in quanto successore a titolo universale nei rapporti attivi e passivi del de cuius (in toto, o per quota), subentra al defunto anche nel possesso, fin dall’apertura della successione, con gli stessi caratteri che aveva rispetto al defunto (buona o mala fede, vizi etc.: art. 1146, 1° comma, c.c.).

 

Il legatario, invece, non subentra nel possesso; inizia un nuovo possesso al quale può «unire quello del suo autore per goderne gli effetti» (art. 1146, 2° comma, c.c.) (accessione del possesso).

 

L’erede, poiché subentra nell’insieme dei rapporti giuridici del de cuius, risponde dei debiti del defunto anche coi propri beni, salvo che abbia accettato con la formula del beneficio d’inventario.

 

Il legatario, poiché succede in uno o più determinati rapporti attivi, non è tenuto a pagare i debiti ereditari, a meno che il defunto non gli abbia posto a carico espressamente il pagamento di qualche debito (in tal caso, però, il legatario non è vincolato al di là dei limiti del valore del legato ricevuto).

 

La successione a titolo universale richiede un atto di volontà del successore: occorre, infatti, l’accettazione per l’acquisto dell’eredità (art. 459 c.c.).

La successione a titolo particolare, invece, si realizza senza un apposito atto di volontà del destinatario dell’attribuzione, ed opera ipso iure cioè di diritto (salvo la possibilità di rinuncia).

 

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