Il fondo patrimoniale non blocca il mutuo della banca
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22 Apr 2016
 
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Il fondo patrimoniale non blocca il mutuo della banca

Anche se la banca non ha iscritto ipoteca sui beni inseriti nel fondo o l’ipoteca è successiva, il pignoramento è possibile, anche per recuperare le spese processuali.

 

La banca, cui non sia stato pagato il mutuo o le spese processuali relative a una causa di opposizione contro il mancato pagamento del mutuo, può pignorare i beni del fondo patrimoniale anche se non vi ha iscritto ipoteca o se l’ipoteca è successiva. Questo perché il mutuo si considera un debito contratto per i bisogni della famiglia e, come noto, il fondo patrimoniale non è opponibile in tali casi, anche dopo 5 anni dalla sua costituzione. È quanto ricordato a più riprese dalla Cassazione [1].

 

Per spiegarci meglio, faremo un esempio abbastanza semplice. Il sig. Mario costituisce un fondo patrimoniale su una casa ereditata dalla madre. Qualche anno dopo contrae un mutuo con la banca per l’acquisto di una villetta; la banca iscrive ipoteca su tale immobile. Mario, dopo un po’ di tempo, smette di pagare il mutuo e la banca avvia il pignoramento della villa. Mario, in tutta risposta fa causa alla banca contestando il calcolo degli interessi, ma la perde. Il giudice lo condanna alle spese processuali, che però non paga. L’istituto di credito, per recuperarle, dunque, può pignorare la casa ereditata dalla madre, nonostante sia stata inserita nel fondo patrimoniale.

 

La spiegazione che regola tale principio è abbastanza semplice e risiede nelle regole del fondo patrimoniale. Il fondo è opponibile solo in caso di debiti nati da attività di natura speculativa e non, invece, per i debiti derivanti da bisogni della famiglia. È chiaro che quando il mutuo viene contratto per necessità familiari (l’acquisto di una casa ove vivere, del negozio o dello studio ove svolgere la propria attività lavorativa) tutti i debiti che da esso derivano sono insensibili al fondo patrimoniale (ivi comprese le eventuali spese legali per giudizi ad essi inerenti).

 

Lo stesso discorso deve farsi per le spese condominiali che si riferiscono alla casa inserita nel fondo patrimoniale: anche per recuperare tali importi il condominio può avviare il pignoramento dell’immobile di proprietà, benché inserito nel fondo patrimoniale.

 

Il fondo patrimoniale serve a garantire il debitore solo nel caso in cui il debito sia stato contratto per scopi di natura voluttuaria o speculativa, e di ciò il creditore era consapevole: si pensi all’acquisto di un motoscafo, all’investimento in azioni sul mercato quotato, anche a un soggiorno di vacanza.


La sentenza

Cassazione civile, sez. III, 31/10/2014, n. 23163

In tema di fondo patrimoniale, tra i debiti contratti per i bisogni della famiglia, per i quali può avere luogo l’esecuzione forzata ai sensi dell’art. 170 c.c., vanno compresi quelli riguardanti i beni costituiti in fondo patrimoniale, per definizione destinati essi stessi al soddisfacimento delle esigenze familiari, sicché rientrano in tale ambito anche i debiti per oneri condominiali e per spese processuali sopportate dal condominio per riscuotere gli oneri condominiali relativi ad un immobile facente parte del fondo patrimoniale.

 

Cassazione civile, sez. III, 11/07/2014, n. 15886

La nozione di bisogni della famiglia, rilevante per determinare se i beni del fondo patrimoniale siano sottratti all’azione esecutiva, va intesa estensivamente, si da ricomprendere anche i bisogni ritenuti tali dai coniugi in ragione dell’indirizzo e del tenore della vita familiare, dovendosi escludere solo le esigenze voluttuarie o caratterizzate da intenti meramente speculativi.

Cassazione civile, sez. III, 11/07/2014, n. 15886

In tema di esecuzione sui beni del fondo patrimoniale e sui frutti di essi, il disposto dell’art. 170 c.c., per il quale detta esecuzione non può aver luogo per debiti che il creditore conosceva essere stati contratti per scopi estranei ai bisogni della famiglia, va inteso non in senso restrittivo, vale a dire con riferimento alla necessità di soddisfare l’indispensabile per l’esistenza della famiglia, bensì nel senso di ricomprendere in tali bisogni anche quelle esigenze volte al pieno mantenimento ed all’armonico sviluppo della famiglia, nonché al potenziamento della sua capacità lavorativa, restando escluse solo le esigenze voluttuarie o caratterizzate da intenti meramente speculativi.

[1] Cass. sent. n. 23163/2014, n. 15886/2014.

 


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