Come si acquista l’eredità
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30 Apr 2016
 
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Come si acquista l’eredità

Il procedimento di acquisto dell’eredità: vocazione, delazione e accettazione dell’eredità con o senza beneficio di inventario.

 

L’apertura della successione segna il momento in cui il patrimonio del defunto rimane privo del titolare. Essa avviene:

 

– al momento della morte del de cuius;

– nel luogo in cui il defunto aveva l’ultimo domicilio (e non già nel luogo in cui è avvenuta la morte).

 

La morte (sia accertata nei modi consueti che indiziariamente con la dichiarazione di morte presunta) costituisce pertanto l’evento fondamentale che dà luogo all’apertura della successione. Essa va intesa sia come momento cronologico al quale si riporta la successione, che come fatto giuridico cui la successione si ricollega.

 

Altro presupposto essenziale dell’apertura della successione è la sopravvivenza del chiamato.

 

 

La vocazione

La vocazione è una fase del fenomeno successorio, più esattamente è il suo fondamento: vocazione è, infatti, la designazione del successibile.

 

La vocazione può aversi:

 

a) per testamento, ossia per atto di volontà del de cuius, il quale dispone delle proprie sostanze per il tempo in cui avrà cessato di vivere (successione testamentaria);

 

b) per legge, quando, mancando il testamento, l’eredità è devoluta ai soggetti indicati dalla legge, ossia al coniuge e ai parenti entro il sesto grado (successione legittima o ab intestato).

 

Si noti che queste due forme di vocazione possono anche coesistere (infatti, quando il testamento contiene solo parziali disposizioni circa i beni del defunto, il restante patrimonio viene devoluto ai successori indicati dalla legge): nel sistema attuale, quindi, non vige il principio romanistico per cui nemo pro parte testatus pro parte intestatus decedere potest.

 

L’art. 458 c.c. sancisce la nullità di ogni convenzione con cui un soggetto dispone della propria successione e di ogni patto con cui egli disponga dei diritti che gli possono spettare su una successione non ancora aperta, o rinunzi agli stessi, fatte salve le disposizioni di cui agli artt. 768bis e ss. c.c. in materia di patto di famiglia, come inseriti ex L. 14-2-2006, n. 55 (v. Cap. 16, par. 10 della presente parte).

 

È esclusa, pertanto, la validità dei cd. patti successori, cioè di patti con i quali la persona:

 

a) disponga o si vincoli a disporre dei propri beni, in vista della morte, a favore dell’uno o dell’altro successibile (patti costitutivi): ad esempio, Tizio conviene con Caio di lasciargli la sua eredità o s’impegna con Caio a lasciargli in eredità i propri beni con un testamento che redigerà in esecuzione del patto;

 

b) disponga o si obblighi a disporre con un successivo negozio di diritti che eventualmente gli possono spettare su una futura successione (patti dispositivi): ad esempio, Tizio vende o si obbliga a vendere a Caio i beni che dovrebbero pervenirgli in eredità dallo zio Sempronio, che non è ancora defunto;

 

c) rinunzi o si obblighi a rinunziare con un successivo atto a successioni non ancora aperte (patti abdicativi): ad esempio, Tizio rinunzia o s’impegna con Caio a rinunziare all’eredità di Mevio che è ancora in vita.

 

 

La delazione

La delazione è l’attribuzione (offerta), in favore del chiamato, del diritto a succedere, sul fondamento della vocazione. Essa costituisce l’aspetto dinamico della vocazione, normalmente coincidente con essa, tranne casi particolari.

 

La delazione può essere:

 

successiva (cd. devoluzione): se per effetto di un’unica chiamata, i due soggetti sono destinati a succedere l’uno dopo la morte dell’altro; è il fenomeno che si ha nella sostituzione fedecommissaria;

 

solidale: ciascun successore è chiamato per l’intero, in concorso con altri; è il fenomeno che si ha nell’accrescimento;

 

condizionata: se l’istituzione di erede è fatta sotto condizione sospensiva o risolutiva (v. art. 633 c.c.); può farsi rientrare in tale ipotesi la delazione nella sostituzione ordinaria;

 

indiretta: essa si ha nella rappresentazione; infatti il rappresentante acquista la medesima posizione del rappresentato.

 

 

Il diritto di accettazione

Diritto di accettazione è il diritto del chiamato di acquistare l’eredità: esercitando tale diritto il semplice chiamato si trasforma in erede.

 

a) Prescrizione e decadenza del diritto di accettazione (artt. 480 e 481 c.c.)

La prescrizione del diritto di accettazione è quella ordinaria decennale, il cui termine decorre dal giorno dell’apertura della successione (art. 480 c.c.). Il termine, in particolare, è stabilito affinché non resti incerta l’appartenenza dei patrimoni. Ad esso si applicano i principi generali sulla sospensione e sull’interruzione.

 

La decadenza dal diritto di accettazione (art. 481 c.c.) ricorre nel caso in cui l’Autorità Giudiziaria, su istanza degli interessati, abbia fissato un termine entro il quale il chiamato avrebbe dovuto accettare o rinunziare. Trascorso tale termine senza alcuna dichiarazione, il chiamato perde il diritto di accettare.

 

b) Trasmissione del diritto di accettazione (art. 479 c.c.)

Se il chiamato all’eredità muore senza avere accettato l’eredità, il diritto di accettare si trasmette ai suoi eredi. Ciò, perché il diritto di accettare entra a far parte dell’asse ereditario del de cuius (trasmittente) e si trasmette come uno dei suoi elementi.

 

La differenza fra trasmissione del diritto di accettazione e rappresentazione è nel fatto che: il rappresentante succede direttamente al «de cuius» e nulla rileva che il rappresentante sia indegno o incapace a succedere nei confronti del rappresentato ovvero abbia rinunziato alla sua eredità; l’erede del trasmittente, invece, succede direttamente al trasmittente (e mediatamente al de cuius), rendendosi necessaria, da parte sua, l’accettazione preventiva dell’eredità del trasmittente.

 

 

L’accettazione dell’eredità

L’accettazione è la dichiarazione di volontà unilaterale del chiamato diretta all’acquisto dell’eredità.

 

L’art. 459 c.c. dispone che l’effetto dell’accettazione risale al momento in cui si è aperta la successione. L’erede diviene titolare del patrimonio ereditario fin dal momento della morte del de cuius, anche se l’accettazione interviene in un momento successivo.

 

L’accettazione non può essere subordinata a termine o a condizione, non può essere parziale (art. 475 c.c.) ed è irrevocabile.

 

Quanto alle modalità l’accettazione può essere:

 

a) pura e semplice: in tal caso produce i seguenti effetti:

 

– confusione tra il patrimonio del defunto e quello dell’erede;

 

– responsabilità «ultra vires» dell’erede per i debiti ed i legati ereditari (l’erede, cioè, risponde dei debiti e dei legati ereditari anche se essi superano il patrimonio ereditario);

 

b) con beneficio d’inventario.

 

Quanto alla forma, l’accettazione può essere:

 

espressa: quando, in un atto pubblico o in una scrittura privata, il chiamato dichiara di accettare l’eredità ovvero assume il titolo di erede (art. 475 c.c.);

 

tacita: quando il chiamato all’eredità compie uno o più atti che presuppongono necessariamente la sua volontà di accettare e che egli non avrebbe il diritto di fare se non nella qualità di erede (art. 476 c.c.), sempre che però egli sia capace di agire (es.: l’esercizio dell’azione di riduzione, la domanda giudiziale di divisione dell’eredità etc.);

 

presunta o legale: si ha quando il chiamato pone in essere atti di disposizione che sono considerati, con presunzione assoluta, atti di implicita accettazione. Sono tali le cd. manifestazioni di volontà legalmente determinate come, per esempio, la donazione, vendita o cessione a vantaggio di uno o più coeredi (art. 478 c.c.). Sono, invece, ipotesi di acquisto senza accettazione quelle a seguito di possesso dei beni ereditari senza redazione dell’inventario (art. 485 c.c.) e di sottrazione di beni ereditari (art. 527 c.c.). Altro acquisto senza accettazione è quello da parte dello Stato quale ultimo successibile del de cuius.

 

 

L’accettazione con beneficio d’inventario (artt. 484-511 c.c.)

L’accettazione con beneficio d’inventario ricorre quando l’erede impedisce la confusione tra il suo patrimonio e quello del de cuius, per circoscrivere le conseguenze economiche negative di una successione onerosa (cioè, di una successione le cui passività superino le attività) al solo patrimonio del de cuius. In questo caso, infatti, l’erede risponde delle obbligazioni trasmessegli dal de cuius solo nei limiti del valore del patrimonio ereditario.

 

L’accettazione beneficiata è una facoltà per ogni chiamato, nonostante eventuali divieti del testatore (art. 470 c.c.).

 

L’accettazione beneficiata costituisce, invece, un obbligo indefettibile per alcuni soggetti determinati dalla legge: incapaci assoluti e relativi (artt. 471 e 472 c.c.) e persone giuridiche (art. 473 c.c.).

 

 

Separazione dei beni del defunto da quelli dell’erede

Non soltanto l’erede ha interesse a mantenere distinto il patrimonio del defunto dal proprio. Qualora l’erede sia oberato di debiti, la confusione del patrimonio col suo patrimonio personale rappresenta infatti un evento pregiudizievole per i creditori del defunto, i quali sono costretti a subire, sui beni ereditari, la concorrenza dei creditori personali dell’erede. Per tutelare le loro ragioni, nonché quelle dei legatari, la legge (artt. 512 ss. c.c.) prevede il rimedio della separazione del patrimonio del de cuius da quello dell’erede.

 

I soggetti legittimati a chiedere la separazione (cd. separatisti) sono i creditori del defunto ed i legatari.

 

La separazione ha per effetto l’attribuzione di una ragione di preferenza nel soddisfacimento sui beni ereditari, a favore dei creditori e legatari separatisti, nei confronti dei creditori dell’erede e dei creditori e legatari non separatisti.

 

La separazione giova solo a chi l’ha promossa; il creditore separatista conserva, inoltre, la possibilità di far valere la sua pretesa anche sui beni personali dell’erede.

 

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