La successione legittima
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30 Apr 2016
 
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La successione legittima

Successione dei parenti, dei figli naturali non riconoscibili, del coniuge superstite, dello Stato.

 

 

Generalità

L’espressione successione legittima, o intestata, significa successione per volontà di legge e non per effetto di volontà privata espressa mediante testamento.

 

Presupposti sono:

 

– morte del de cuius senza testamento;

– esistenza di un testamento privo di disposizioni patrimoniali, o nullo, o annullato, o revocato;

– esistenza di un testamento che dispone solo per alcuni dei beni del de cuius: in questo caso, si avrà coesistenza di successione testamentaria e di successione legittima.

 

Sono successori legittimi: il coniuge, i discendenti, gli ascendenti, i collaterali e gli altri parenti fino al sesto grado (art. 565 c.c.). Se questi successori mancano, l’eredità è devoluta allo Stato (art. 586 c.c.).

 

 

Successione dei parenti (artt. 566-579 c.c.)

Al padre ed alla madre succedono, innanzitutto, i figli in parti uguali (art. 566 c.c.) cui sono equiparati gli adottivi.

La categoria dei discendenti esclude tutti gli altri parenti ad eccezione del coniuge.

Se non vi sono discendenti, succedono i genitori, o gli ascendenti, o gli adottanti con adozione speciale: in tal caso l’ascendente più prossimo esclude i remoti (es.: il genitore esclude il nonno).

Può capitare che vi siano più ascendenti dello stesso grado (es.: nonno materno e i due nonni paterni): in tal caso l’eredità si divide per metà a favore della linea materna e metà a favore della linea paterna (nell’esempio in esame: il nonno materno riceverà il doppio di ciascun nonno paterno).

I genitori o gli ascendenti concorrono con il coniuge superstite e con i fratelli e le sorelle del de cuius, escludendo tutti gli altri collaterali. I fratelli o le sorelle unilaterali (con-sanguinei o uterini) conseguono la metà della quota spettante ai germani (figli dello stesso padre e della stessa madre).

 

Si ricordi che:

 

consanguinei: sono i fratelli nati dallo stesso padre, ma da madre diversa;

uterini: quelli nati solo dalla stessa madre, ma da padre diverso.

 

Qualora manchino le suddette categorie di successibili, subentrano gli altri parenti fino al sesto grado (il più vicino esclude gli altri).

 

 

Successione dei figli naturali non riconoscibili (art. 580 c.c. modif. ex D.Lgs. 154/2013)

Ai figli naturali non riconoscibili (categoria che era limitata ai figli incestuosi, salva l’ipotesi della buona fede di uno o di entrambi i coniugi e l’ipotesi della dichiarazione di nullità del matrimonio da cui derivava l’affinità: art. 251 c.c. ante riforma), spettava un assegno vitalizio pari all’ammontare della rendita della quota di eredità alla quale avrebbero avuto diritto se la filiazione fosse stata dichiarata o riconosciuta.

La norma deve essere riletta alla luce della riforma della filiazione (L. 219/2012) che ha espressamente sancito la piena equiparazione tra le varie categorie di figli ed ha anche esteso la possibilità di effettuare il riconoscimento ai figli incestuosi (art. 251 c.c. novellato).

 

 

Successione del coniuge superstite (artt. 581-585)

Il coniuge, in particolare, può rivestire la qualifica di:

 

– erede, acquistando l’intera eredità, quando il defunto non lasci figli, ascendenti o fratelli;

– coerede, quando concorre con i figli del de cuius, con gli ascendenti, o con i fratelli del defunto.

 

Il divorzio fa perdere ai coniugi il reciproco diritto successorio, se la morte avviene dopo l’annotazione della relativa sentenza nei registri di stato civile. Identici effetti produce la separazione con addebito sempre che la sentenza sia passata in giudicato.

La separazione coniugale, quando non è stata addebitata al coniuge superstite ex art. 151, 2° comma, c.c., con sentenza passata in giudicato, non importa diminuzioni di diritti successori.

Nei casi di divorzio e di separazione con addebito, al coniuge spetta un assegno vitalizio commisurato alle sostanze ereditarie ed alla qualità e al numero degli eredi (legittimi), se al momento dell’apertura della successione godeva degli alimenti a carico del coniuge deceduto (l’assegno non può mai essere superiore alla prestazione alimentare goduta) (art. 548 c.c. e L. 1-8-1978, n. 435).

 

 

Successione dello Stato (art. 586 c.c.)

Il presupposto di tale successione è la vacanza dell’eredità, cioè l’assenza di un successibile appartenente alle categorie indicate innanzi che possa acquistare l’eredità di un defunto cittadino italiano.

Il fondamento, invece, risiede nell’interesse generale a che vi sia, in ogni caso, un titolare del patrimonio ereditario, il quale provveda all’amministrazione dei beni del de cuius ed al pagamento dei debiti ereditati, continuando così i rapporti patrimoniali che facevano capo al defunto.

 

Le caratteristiche della successione dello Stato, sono:

 

l’acquisto dello Stato ha luogo di diritto, senza necessità di accettazione per il solo fatto della mancanza di altro successibile e decorre dall’apertura della successione;

 

lo Stato è l’unica figura di erede necessario del diritto successorio italiano e, come tale, non può rinunciare;

 

lo Stato non risponde mai dei debiti ereditari e dei legati oltre il valore dei beni acquistati.

 

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