Professionisti Pubblicato il 30 aprile 2016

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Professionisti La successione dei legittimari

> Professionisti Pubblicato il 30 aprile 2016

Chi sono gli eredi legittimari e quali regole si applicano per la successione.

La successione dei legittimari è quella in favore di alcune categorie di successibili, ai quali la legge attribuisce il diritto intangibile ad una quota del patrimonio indipendentemente dalle disposizioni del testatore.

La successione dei legittimari è una specie di chiamata legale all’eredità, che opera non in via suppletiva ma in via correttiva di disposizioni testamentarie (e più in generale di attribuzioni a titolo gratuito) subordinatamente alla iniziativa del legittimario leso nei suoi diritti successori.

Le norme sulla successione dei legittimari sono norme di ordine pubblico, quindi cogenti ed inderogabili.

Esse, infatti, per assicurare la quota di loro spettanza (cd. legittima o quota di riserva) ai legittimari, limitano il diritto di disporre del testatore, correggendo o neutralizzando l’effetto delle disposizioni testamentarie e delle donazioni fatte in vita; si tratta di norme eccezionali e quindi di stretta interpretazione.

Malgrado la quasi identità di termini, la successione legittima e quella dei legittimari non devono essere confuse:

– la successione legittima, infatti, è quella che si apre in favore degli eredi legittimi, quando manchi il testamento, oppure quando questo sia invalido o inefficace, in tutto o in parte;

– la successione dei legittimari rappresenta anch’essa un modo di successione per legge; non costituisce però un modo autonomo di vocazione e di successione. Infatti, essa si applica sia in presenza di un testamento, sia in sua mancanza, e stabilisce quali sono le persone alle quali deve essere necessariamente attribuita una quota del patrimonio ed in quale misura, anche contro il testamento. Essa è una forma di successione legittima potenziata.

L’istituto della legittima opera a favore del nucleo familiare, inteso in senso rigoroso e stretto. I legittimari, quindi, sono (art. 536 c.c.):

– il coniuge superstite;

– i figli ed i loro discendenti in quanto succedono per rappresentazione;

– gli ascendenti.

L’art. 537 c.c. parificava la posizione dei figli naturali a quella dei figli legittimi. Comunque, per andare incontro alle richieste di chi sosteneva l’inopportunità di creare comunioni di beni tra figli legittimi e naturali, era stata prevista la possibilità di soddisfare in danaro o in beni immobili ereditari la porzione spettante ai figli naturali che non vi si opponessero (art. 537, ultimo comma, c.c. cd. diritto di commutazione). Il comma citato è stato abrogato dal D.Lgs. 154/2013 (in attuazione della L. 219/2012 di riforma della filiazione) stante l’eliminazione di ogni residuale differenza, anche terminologica, tra figli legittimi e naturali, e l’affermazione del principio dell’unicità dello stato di figlio (art. 315 c.c. novellato).

In caso di separazione fra i coniugi bisogna distinguere: il coniuge separato cui non è stata addebitata la separazione (con sentenza passata in giudicato) ha lo stesso trattamento del coniuge superstite (art. 548, comma 1, c.c.), invece, il coniuge separato cui è stata addebitata la separazione (con sentenza passata in giudicato) ha diritto ad un assegno vitalizio se al momento dell’apertura della successione percepiva gli alimenti (art. 548, comma 2, c.c.).

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