Il contratto di donazione
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30 Apr 2016
 
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Il contratto di donazione

Donazione: capacità di donare e di ricevere, oggetto e forma, donazione indiretta, donazione rimuneratoria e obnuziale, revoca e reversibilità.

 

Ecco una breve scheda sul contratto di donazione.

 

 

Capacità

Quanto alla capacità, distinguiamo:

 

1) capacità di donare:

– per le persone fisiche si richiede la piena capacità di disporre. La donazione è atto personale che non consente rappresentanza: è ammessa solo la procura speciale con espressa indicazione del donatario e dell’oggetto della donazione (art. 778 c.c.);

– per le persone giuridiche, vi è capacità se è ammessa dal loro statuto o dall’atto costitutivo;

 

2) capacità di ricevere:

– per le persone fisiche non vi sono limiti particolari (si ricordi che può farsi donazione anche in favore di un nascituro, sia pure non concepito, purché figlio di una de-terminata persona vivente al tempo della donazione: artt. 784 e 321 c.c.);

– per le persone giuridiche si ricordi che l’accettazione non è più subordinata all’autorizzazione governativa (a seguito dell’abrogazione dell’art. 17 c.c. effettuata dall’art. 13, L. 127/1997). Per gli enti non riconosciuti si ricordi che la loro accetta-zione non è più subordinata alla richiesta di riconoscimento.

 

 

Oggetto e forma della donazione

Oggetto della donazione può essere qualunque bene che si trovi nel patrimonio del donante: non può essere un bene altrui, né un bene futuro (v. art. 771 c.c.).

La donazione deve essere fatta per atto pubblico a pena di nullità (art. 782 c.c.), qua-lunque sia l’oggetto (mobile o immobile) della liberalità.

Se, però, ha per oggetto cose mobili di modico valore (da valutare anche in rapporto alle condizioni economiche del donante), l’atto pubblico non è necessario, ma occorre l’effettiva consegna della cosa (art. 783 c.c.). In tal caso, la donazione (detta donazione manuale) è un contratto reale.

 

 

L’invalidità del contratto di donazione

La disciplina dell’invalidità diverge da quella stabilita per gli atti tra vivi e si avvicina a quella del testamento:

 

– l’onere illecito o impossibile rende nulla la donazione se ne ha costituito il motivo determinante;

 

– l’errore sul motivo della donazione è causa di annullabilità, se il motivo risulta dall’atto e sia il solo che ha determinato il donante a compiere la liberalità (art. 787 c.c.);

 

– l’illiceità del motivo rende nulla la donazione quando il motivo è stato determinante (a compiere la liberalità) e risulta dall’atto (art. 788 c.c.);

 

– la donazione nulla è convalidabile mediante conferma espressa o esecuzione volontaria, dopo la morte del donante (art. 799 c.c.).

 

 

Figure particolari

Si ha donazione indiretta quando il donante raggiunge lo scopo di arricchire un’altra persona servendosi di atti che hanno una causa (in senso giuridico) diversa dalla donazione (es.: pagamento di un debito altrui: la cui causa consiste nell’estinzione del debito, ma che avvantaggia il debitore come se gli si donasse la somma dovuta per il pagamento).

La donazione indiretta, tecnicamente, non si può ritenere «donazione» anche se attua una liberalità. Essa non richiede la forma dell’atto pubblico, ma è soggetta ad alcune re-gole tipiche della donazione (collazione, imputazione ex se e riduzione a favore dei legittimari, revoca per ingratitudine o sopravvenienza di figli etc.).

La donazione rimuneratoria, invece, è un tipo di donazione che si qualifica per i motivi del donante: è fatta in segno di riconoscenza o in considerazione dei meriti del donatario, o per speciale rimunerazione, alla quale il donante non è tenuto né per legge, né per uso, né per costume sociale.

Si definisce obnuziale la donazione effettuata in vista di un determinato e futuro matrimonio, dagli sposi tra loro ovvero da altri a favore degli sposi o dei figli nascituri. Essa si perfeziona senza bisogno di accettazione e non è efficace se non si verifica la condicio facti della successiva celebrazione del matrimonio.

 

Ricorre la figura del negozio misto con donazione quando, in un negozio, le parti stabiliscono un corrispettivo di gran lunga inferiore a quello che sarebbe dovuto.

 

Il negozio misto con donazione consta di due elementi:

 

– sproporzione tra le due prestazioni;

 

– intenzionalità nello stabilire la sproporzione (altrimenti il negozio sarebbe inscindibile, se esistono gli altri presupposti).

 

Quanto alla sua natura giuridica, alcuni autori ritengono che la fattispecie rientri nell’ambito delle donazioni indirette; altri ne ipotizzano, invece, la natura di negozio misto.

 

 

La revoca e la reversibilità della donazione (artt. 791 e 792, 800-809 c.c.)

La legge prevede che la donazione possa revocarsi in presenza di due gravi ragioni:

 

ingratitudine del donatario (art. 801 c.c.);

sopravvenienza dei figli (art. 803 c.c.).

 

La revoca è, quindi, giustificata da motivi di ordine etico-sociale.

Essa rappresenta l’esercizio del diritto potestativo di togliere efficacia alla donazione, che si attua con domanda giudiziale.

La sentenza che pronuncia la revoca condanna il donatario alla restituzione dei beni; non pregiudica, però, i terzi che hanno acquistato diritti anteriormente alla domanda di revoca, salvi gli effetti della trascrizione.

Se il donatario ha alienato i beni, deve restituirne il valore con riguardo al tempo della domanda.

Si ricordi, infine, che la revoca per ingratitudine può essere chiesta entro un anno dal fatto (ingrato) o dalla notizia di esso; mentre la revoca per sopravvenienza di figli può essere chiesta entro cinque anni dalla nascita dell’ultimo figlio o dalla notizia dell’esistenza del figlio o discendente o dell’avvenuto riconoscimento del figlio nato fuori del matrimonio.

Quanto alla revoca per sopravvenienza di figli, l’art. 803 c.c. (come sostituito ex D.Lgs. 154/2013) dispone che le donazioni possano essere revocate: per la sopravvenienza o l’esistenza di un figlio o discendente del donante; per il riconoscimento di un figlio (a meno che il donante, all’epoca della donazione, non fosse già a conoscenza della sua esistenza) e può essere domandata anche nel caso in cui il figlio del donante era già concepito al tempo della donazione.

Per ciò che riguarda, invece, la riversibilità, essa consiste nella possibilità da parte del donante di stabilire nell’atto di donazione che, qualora il donatario muoia prima di lui, i beni donati tornino a far parte del suo patrimonio (art. 791 c.c.).

Il patto di riversibilità risolve tutte le alienazioni dei beni donati, che ritornano al donante liberi da ogni limitazione o peso (art. 792 c.c.).

 

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