Donna e famiglia Pubblicato il 25 aprile 2016

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Donna e famiglia Mantenimento ridotto se i figli vanno a vivere dall’altro genitore

> Donna e famiglia Pubblicato il 25 aprile 2016

Separazione e affido condiviso: se i figli minori vengono collocati presso il coniuge obbligato al pagamento dell’assegno di mantenimento, l’importo deve essere ridotto.

Chi, dei due genitori si prende cura dei figli, perché dopo la separazione vanno materialmente a vivere con lui, è certamente soggetto a maggiori spese: per cui, se questi è anche il coniuge obbligato a pagare all’altro il mantenimento, l’importo dell’assegno deve essere certamente più basso. È quanto chiarito dalla Cassazione in una ordinanza di fresca pubblicazione [1].

La questione si può porre tutte le volte in cui, all’interno di coppie separate o divorziate, i figli, prima stabiliti presso uno dei due coniugi, vengano poi collocati presso l’altro, o per loro espressa richiesta o per mutate esigenze familiari. In questi casi, se il genitore presso cui si trasferiscono i ragazzi è anche colui che deve pagare all’altro l’assegno di mantenimento, il giudice deve procedere a un taglio dell’assegno: ciò sulla base della elementare considerazione che il dover provvedere alla gestione della prole, alle spese ordinarie e ai bisogni quotidiani, implica delle spese che, inevitabilmente, diminuiscono il tenore di vita del genitore e, quindi, anche l’ammontare di reddito disponibile per sé. Ne consegue, pertanto, che di tale “impoverimento” si deve tenere conto nel ridefinire il giudizio di “sproporzione” tra le condizioni economiche dei due ex coniugi: giudizio che ha portato inizialmente alla quantificazione di un determinato importo a titolo di mantenimento.

Peraltro, nell’ipotesi in cui nessun mantenimento venga versato da un coniuge all’altro, perché i due redditi sono sostanzialmente uguali, nel momento in cui i figli cambino residenza andando a vivere dall’altro genitore, le sorti potrebbero capovolgersi e quest’ultimo vantare un diritto al mantenimento.

Ed è proprio questo il caso che ha dato origine alla sentenza in commento. I due coniugi si erano separati senza che il marito dovesse versare il mantenimento alla moglie; presso quest’ultima inizialmente i figli erano a dati a vivere. Senonché questi ultimi erano stati poi spostati dal padre. Naturale è stata la presa d’atto dei giudici che ha portato anche a una definizione, a favore di quest’ultimo, del mantenimento.

Se si parte da una situazione di sostanziale equivalenza delle condizioni economiche dei coniugi, il trasferimento dei figli dall’uno all’altro genitore richiede una rivalutazione di tali condizioni, alla luce del codice civile in base al quale i genitori provvedono al mantenimento dei figli in misura proporzionale al proprio reddito.

note

[1] Cass. sent. n. 8151/2016 del 22.04.16.

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 1, ordinanza 12 febbraio – 22 aprile 2016, n. 8151
Presidente/Relatore Dogliotti

Fatto e diritto

In un procedimento di modifica delle condizioni di divorzio, tra M.A.G. e P.R., la Corte d’appello di Messina, con provvedimento in data 28/5/2012, riuniti i reclami proposti da ciascun coniuge avverso il decreto del Tribunale, confermava tale provvedimento, là dove, fermo restando l’affidamento condiviso dei due figli minori, ne aveva mutato la domiciliazione prevalente dalla madre al padre, stabilendo che la stessa corrispondesse, dopo il trasferimento della figlia (l’altro figlio era già presso il padre), il medesimo importo dell’assegno mensile, di cui il padre stesso era fino ad allora onerato ( €. 400,00 mensili) ; rivalutava l’assegno con gli adeguamenti ISTAT nel frattempo maturati.
Ricorre per cassazione il marito.
Resiste con controricorso e propone ricorso incidentale la moglie
Con il primo motivo, il ricorrente lamenta violazione dell’art. 2729 c.c., 9,comma primo l. divorzio e 155 comma quarto c.c., nonché vizio di motivazione, circa la mancata valutazione dei redditi della moglie in ordine all’importo dell’assegno per i figli.
Con il secondo, violazione dell’art. 115 comma c.p.c., 9 comma primo l. divorzio, 155 comma quarto c.c., nonché vizio di motivazione, in ordine al fatto notorio della crescita dei figli e dell’aumento delle loro esigenze, giustificante un aumento dell’importo dell’assegno.
Con il ricorso incidentale, la moglie lamenta violazione dell’art. 155 comma quarto e sesto c.c. e degli artt. 6 comma terzo e 9 1. divorzio, nella parte in cui la Corte di merito non aveva considerato le sue attuali condizioni economiche, che avrebbero giustificato l’esclusione di ogni contributo per i figli.
Entrambi i ricorrenti, seppur per ragioni opposte, lamentano sostanzialmente un errore di diritto ed una carenza istruttoria del giudice a quo, riguardo alle attuali rispettive condizioni economiche. In effetti, non ha pregio l’affermazione della Corte di merito, per cui, non essendo stato previsto alcun assegno divorzile per la moglie, si riconosceva una sostanziale equivalenza delle condizioni economiche dei coniugi: il trasferimento dei figli dall’uno all’altro genitore richiede all’evidenza una rivalutazione di tali condizioni, alla luce del disposto dell’art. 155 comma quarto c.c. (oggi 337 ter comma quarto c.c.), in base al quale i genitori provvedono al mantenimento dei figli in misura proporzionale al proprio reddito.
Quanto al “fatto notorio” circa l’accrescimento delle esigenze dei figli, in concomitanza con l’aumento della loro età e alla conseguente necessità di un incremento dell’assegno, si può in linea generale consentire con tale affermazione, e tuttavia, ai fini di un eventuale aumento dell’importo, si dovrà necessariamente effettuare una valutazione concreta delle esigenze dei figli stessi (ciò ovviamente sempre sulla base delle condizioni economiche dei genitori).
Va pertanto cassato il provvedimento impugnato, con rinvio al giudice a quo, in diversa composizione, che pure si pronuncerà sulle spese del presente giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso , cassa il provvedimento impugnato con rinvio alla Corte di Appello di Messina in diversa composizione che pure si pronuncerà sulle spese del presente giudizio di legittimità.
In caso di diffusione del presente provvedimento, omettere generalità ed atti identificativi, a norma dell’art. 52 D.lgs. 196/03, in quanto imposto dalla legge.

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