Ingiunzione del Comune per pagamento di multe: 4 motivi di nullità
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25 Apr 2016
 
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Ingiunzione del Comune per pagamento di multe: 4 motivi di nullità

Se il Comune invia l’ingiunzione per il pagamento di una contravvenzione conseguente a multa stradale, deve spedire 120 giorni prima una comunicazione con il dettaglio delle iscrizioni a ruolo: la notifica comunque non può avvenire dopo il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello in cui l’accertamento è divenuto definitivo.

 

Le ingiunzioni di pagamento inviate dai Comuni agli automobilisti per recuperare il pagamento delle multe possono essere spesso nulle per ben quattro motivi: il mancato invio, nei 120 giorni prima, del dettaglio degli importi iscritti a ruolo; il mancato rispetto del termine di decadenza; l’illegittima maggiorazione semestrale del 10% della contravvenzione; la mancata allegazione del verbale. La bacchetta arriva da una importante sentenza del Giudice di Pace di Taranto pubblicata qualche giorno fa [1]. Ma procediamo con ordine.

 

 

L’ingiunzione di pagamento dei Comuni

Per recuperare gli importi iscritti a ruolo, come nel caso delle multe non pagate bonariamente, gli enti locali, anziché valersi di Equitalia o di altri Agenti della riscossione, possono utilizzare la cosiddetta ingiunzione fiscale. In particolare, a partire dal 23.08.2011, è pacifica la facoltà dei Comuni di utilizzare tale procedura di recupero al fine di riscuotere le sanzioni amministrative (con risparmio peraltro degli aggi esattoriali).

 

Tuttavia, per tutte le riscossioni successive al 1° gennaio 2013 e che abbiano ad oggetto debiti non superiori a 1.000 euro, la notifica dell’ingiunzione, così come l’avvio di pignoramenti o fermi auto deve essere necessariamente preceduta – almeno 120 giorni prima – dall’invio, mediante posta ordinaria, di una comunicazione contenente il dettaglio delle iscrizioni a ruolo (in tal senso leggi anche “Equitalia: sotto mille euro no esecuzione senza avviso e 120 giorni”).

 

Se il Comune invia l’ingiunzione di pagamento senza la preventiva comunicazione del dettaglio della posizione debitoria, l’ingiunzione è nulla. Attenzione: il dettaglio della posizione debitoria deve necessariamente precedere l’ingiunzione e non può essere notificato, in un unico atto, con l’ingiunzione in questione.

 

Le amministrazioni rispettano raramente questa norma, a volte ignorandone l’esistenza, a volte per costituirsi un titolo esecutivo onde procedere più velocemente alla riscossione delle somme vantate nei confronti degli automobilisti, non rispettando così le norme di legge [2].

 

 

 

Il termine di decadenza

Il secondo cartellino rosso fischiato dal Giudice di Pace riguarda il rispetto del termine di decadenza. In particolare, la legge [3] inoltre stabilisce un preciso termine entro cui il Comune deve notificare il titolo esecutivo al contribuente: esso va portato a conoscenza del soggetto multato “entro il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello in cui l’accertamento è divenuto definitivo”.

Se il Comune non rispetta questa data ultima, decade dal diritto di procedere alla riscossione delle somme.

 

 

La maggiorazione del 10%

La terza bacchettata riguarda l’illegittima maggiorazione del 10%: essa non è dovuta quando il Comune utilizza l’ingiunzione di pagamento, essendo invece applicabile solo nell’ipotesi in cui sia stata emessa una ordinanza della Prefettura a seguito di rigetto del ricorso dell’interessato.

 

 

Allegazione del verbale

L’ultima ammonizione della sentenza in commento riguarda l’insufficiente motivazione dell’ingiunzione: tale vizio scatta tutte le volte in cui il verbale posto alla base dell’emissione della stessa ingiunzione non risulta allegato, ma solo richiamato.

 

La legge [4] infatti stabilisce che: “Se le ragioni della decisione risultano da altro atto dell’amministrazione richiamato dalla decisione stessa, insieme alla comunicazione di quest’ultima deve essere indicato e reso disponibile, a norma della presente legge, anche l’atto cui essa si richiama.”

 


La sentenza

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

UFFICIO DEL GIUDICE DI PACE DI TARANTO-SEZ.1

         nella persona del dott. Martino Giacovelli, ha pronunciato la seguente

SENTENZA n.1078

nella causa civile iscritta in prima istanza al R.G. n. 4199/2015 avente per oggetto: Opposizione a ingiunzione per € 188,12 a seguito di sanzione amministrativa, promossa da:

         A.P., residente in Taranto, elettivamente domiciliato in Taranto presso e nello studio dell’Avv. L.S. che lo rappresenta e difende giusta procura ad litem in atti;                                                       opponente

contro

COMUNE DI T., in persona del l.r.p.t., difeso dal proprio FUNZIONARIO giusta delega in atti                          resistente

Conclusioni per l’opponente:

   “Voglia l’On.le Giudice adito, disattesa ogni contraria istanza ed eccezione:

1) accertare e dichiarare la decadenza dell’Ente creditore dall’azione di riscossione;

3) in subordine, accertare l’illegittimità e

Mostra tutto

[1] G.d.P. Taranto, dott. Martino Giocovelli, sent. n. 1078/2016 del 30.03.2016.

[2] Art. 1 co. 544 L. 228/2012: “In tutti i casi di riscossione coattiva di debiti fino a mille euro ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, intrapresa successivamente alla data di entrata in vigore della presente disposizione, salvo il caso in cui l’ente creditore abbia notificato al debitore la comunicazione di inidoneità della documentazione ai sensi del comma 539, non si procede alle azioni cautelari ed esecutive prima del decorso di centoventi giorni dall’invio, mediante posta ordinaria, di una comunicazione contenente il dettaglio delle iscrizioni a ruolo”.

[3] Art. 36, II comma, D.L. n. 248/2007.

[4] Art. 3 co. 3, D.L.Vo n. 241/1990 sulla “ Motivazione del provvedimento”, quale rubrica aggiunta dall’art. 21, L. 11 febbraio 2005, n. 15.

 


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