Diritto di proprietà: quali sono le sue caratteristiche?
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25 Apr 2016
 
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Diritto di proprietà: quali sono le sue caratteristiche?

Il diritto di proprietà è il diritto di godere e di disporre delle cose in modo pieno ed esclusivo.

 

Si usa spesso il termine “proprietario” o “titolare”: a tali concetti il codice civile attribuisce un significato ben preciso e molto forte. In particolare, il proprietario ha il diritto di godere e disporre delle cose in modo pieno ed esclusivo, entro i limiti e con l’osservanza degli obblighi stabiliti dall’ordinamento giuridico.

 

Ne consegue che al proprietario spettano:

 

– il diritto di godere, ossia di decidere se e quando utilizzare la cosa nell’ambito della destinazione assegnata dal legislatore: cosiddetta “utilità diretta”;

 

– il potere di disporre della cosa, che si sostanzia nel potere del proprietario di compiere atti di disposizione sulla cosa, come ad esempio alienare la cosa o costituire sulla stessa diritti limitati a favore di altri (cosiddetta utilità di scambio).

 

 

Le caratteristiche del diritto di proprietà

I caratteri del diritto di proprietà sono:

 

pienezza: la proprietà costituisce un diritto che consente al proprietario ogni lecita utilizzazione del bene, ad eccezione degli atti emulativi (i quali fanno venir meno il fondamento sociale della proprietà);

 

elasticità: le facoltà del proprietario possono essere limitate dalla concorrenza di altrui diritti di minor portata sulla medesima cosa (ad es. una servitù), ma essi, pur comprimendola, non possono intaccare l’integrità della proprietà; appena i limiti vengono meno la proprietà riprende automaticamente la sua ampiezza originale (ad es. viene meno la servitù di passaggio se il fondo dominante è acquistato dal proprietario del fondo servente);

 

autonomia e indipendenza: il diritto di proprietà non presuppone mai (a differenza dei diritti reali limitati) la coesistenza sulla cosa di più diritti di proprietà, mentre, invece, sullo stesso oggetto possono coesistere più diritti ma di diverso contenuto (es. proprietà e usufrutto);

 

esclusività: carattere che assume il duplice significato di poter escludere chiunque altro dal godimento del bene e impossibilità di coesistenza sulla stessa cosa di più diritti di proprietà;

 

imprescrittibilità: la proprietà non si può perdere per non uso;

 

perpetuità: non possono essere imposti limiti temporali alla proprietà, in virtù del suo carattere di “assolutezza” tutelabile nei confronti della collettività, ciò al contrario di quanto avviene per i diritti relativi (es. obbligazioni) che possono esperirsi nei confronti di soggetti determinati.

 

 

Quali sono i limiti al diritto di proprietà?

Esistono due limiti al diritto di proprietà e si distinguono in due grandi categorie;

 

limiti posti nell’interesse pubblico (es. espropriazione per pubblica utilità, requisizione);

limiti posti nell’interesse privato (es. distanze nelle costruzioni, luci e vedute, stillicidio).

 

Tali limiti hanno il carattere della reciprocità, poiché valgono a delimitare il confine dei poteri dell’un proprietario rispetto all’altro; dell’essenzialità, poiché sono indispensabili per il concetto stesso di proprietà, lo delineano e ne definiscono il contenuto; dell’intrinsecità, poiché sono limiti che nascono insieme al diritto, e quindi non sono autonomi rispetto ad esso.

 

 

Qual è il fondamento e cosa s’intende per “funzione sociale” della proprietà?

La Costituzione stabilisce che la legge determina, con riguardo alla proprietà privata, “i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti”.

 

La norma esprime, dunque, l’esigenza di una destinazione sociale, ossia per il vantaggio di tutti, delle risorse e, in generale, della ricchezza, anche se questa si trova in mani private. Ciò rende necessario l’intervento della legge che, ponendo limiti al diritto del proprietario, attribuisce allo Stato o ad altri enti pubblici il potere di assicurare la destinazione sociale della ricchezza. La legislazione urbanistica costituisce un esempio significativo di come i suoli possano, allo stesso tempo, essere oggetto di (limitata) proprietà privata e di governo dei pubblici poteri, diretto ad assicurare la funzione sociale.


 


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