Mediazione e negoziazione assistita: lo Stato rimborsa le spese legali
Lo sai che?
26 Apr 2016
 
 

Mediazione e negoziazione assistita: lo Stato rimborsa le spese legali

Tempo di dichiarazione dei redditi: lo Stato rimborsa (con un credito di imposta) le spese sostenute per i procedimenti di negoziazione assistita, arbitrato e mediazione civile.

 

Con l’introduzione della mediazione civile e commerciale [1] e della “negoziazione assistita”[2], il legislatore ha voluto ridurre il carico giudiziario dei Tribunali offrendo al cittadino la possibilità di risolvere le controversie legali mediante un procedimento stragiudiziale, meno oneroso, in termini di costi e di tempi, rispetto a quello giudiziale.

In entrambe le discipline e con l’evidente scopo di avvicinare il cittadino al loro utilizzo, il legislatore ha previsto il diritto, in favore di chi si sia avvalso delle predette procedure, al rimborso delle spese sostenute, attraverso un credito di imposta.

Si tratta questo di un concreto risparmio, per non dire un accesso “quasi gratuito” alle soluzioni alternative ad una causa in tribunale.

 

 

Che cosa significa avere un credito d’imposta?

Usufruire del credito di imposta significa, per il cittadino che ha sostenuto oneri connessi ai suddetti procedimenti,  poterli detrarre dalla somma da versare allo Stato a seguito della liquidazione delle imposte dovute in base alla dichiarazione dei redditi; ciò, sia in caso di compilazione del 730 sia che del Modello Unico.

In parole semplici, se durante l’anno fiscale il cittadino ha sostenuto spese per procedimenti di negoziazione assistita, per arbitrato concluso con lodo o per mediazione civile, in realtà egli le ha solo anticipate perchè gli saranno rimborsate l’anno successivo al momento della dichiarazione dei redditi.

 

 

Quale credito d’imposta spetta con la mediazione e la negoziazione?

I crediti d’imposta riconosciuti dalla legge presentano delle differenze in relazione alle diverse procedure. E in particolare:

 

  • mentre per la Mediazione Civile il credito – che spetta a tutte le parti che hanno partecipato – è pari alle indennità di mediazione (al netto IVA) corrisposte all’Organismo che ha gestito il procedimento ed è di 500 euro se la mediazione si conclude con successo ovvero di 250 euro se la mediazione si conclude con insuccesso [3];
  • per la Negoziazione assistita (o l’arbitrato conclusosi con lodo) le parti che hanno partecipato hanno diritto ad un credito di imposta sino ad un massimo di 250 euro per i compensi corrisposti agli avvocati e solo se i procedimenti si concludono con successo [4].

 

 

Qual è la procedura da seguire per ottenere il credito d’imposta?

Anche le procedure per ottenere il riconoscimento di tale credito sono differenti.

Per la Mediazione, infatti, la legge [3] prevede che “Il Ministero della giustizia comunica all’interessato l’importo del credito d’imposta spettante entro 30 giorni dal termine indicato al comma 2 (entro il 30 aprile di ciascun anno n.d.a ) per la sua determinazione e trasmette, in via telematica, all’Agenzia delle entrate l’elenco dei beneficiari e i relativi importi a ciascuno comunicati. Il credito d’imposta deve essere indicato, a pena di decadenza, nella dichiarazione dei redditi ed è utilizzabile a decorrere dalla data di ricevimento della comunicazione, in compensazione [7].

 

Per la Negoziazione, invece, “La richiesta di attribuzione del credito di imposta deve essere proposta compilando l’apposito modulo (FORM), disponibile dal giorno 10 gennaio 2016 in un’area dedicata, denominata “Incentivi fiscali alle misure di degiurisdizionalizzazione di cui al decreto-legge n. 132 del 2014” del sito internet del Ministero della giustizia (“www.giustizia.it“)” da presentare in via telematica.

Le modalità di riconoscimento sono ribadite nelle istruzioni alla compilazione del mod. 730..

 

In conclusione, il legislatore ha voluto incoraggiare i cittadini a servirsi di strade alternative per la soluzione delle controversie legali (c.d. Alternative Dispute Resolution) e così evitare, quanto più possibile, di intasare i tribunali; e lo ha fatto anche premiando tale scelta con un significativo rimborso delle spese sostenute. Rimborso che viceversa, nel caso di un giudizio, non sarebbe possibile ottenere.

L’indiscutibile vantaggio della norma rende sempre più appetibile iniziare o aderire ad una dei detti procedimenti.


[1] Introdotta con Dlgs 28/2010.

[2] Con decreto legge 132/2014 convertito con modificazioni dalla legge 10 novembre 2014, n. 162 – entrata in vigore (in linea teorica) il 13 settembre 2014 ma, concretamente applicabile dal 9 febbraio 2015.

[3] L’Art. 20 del Dlgs 28/2010 “Alle parti che corrispondono l’indennità ai soggetti abilitati a svolgere il procedimento di mediazione presso gli organismi è riconosciuto, in caso di successo della mediazione, un credito d’imposta commisurato all’indennità stessa, fino a concorrenza di euro cinquecento. In caso di insuccesso della mediazione, il credito d’imposta è ridotto della metà”.

[4] Secondo il D.M. 23 dicembre 2015 “Il credito di imposta, riconosciuto in caso di successo della negoziazione, ovvero di conclusione dell’arbitrato con lodo, è commisurato, secondo criteri di proporzionalita’, al compenso corrisposto all’avvocato o all’arbitro fino alla concorrenza di 250 euro a fronte delle procedure concluse con esito positivo nel corso del 2015”.

[5] Ai sensi dell’art. 17 del decreto legislativo 9 luglio1997, n. 241.

 

Autore immagine: 123rf com

 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 
 
Commenti