La divisione dell’eredità e l’estrazione a sorte delle quote
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26 Apr 2016
 
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La divisione dell’eredità e l’estrazione a sorte delle quote

Scioglimento della comunione ereditaria: il giudice può derogare al criterio dell’estrazione a sorte previsto, nel caso di uguaglianza di quote, dal codice civile.

 

Alla morte di un parente che non abbia lasciato testamento, gli eredi sono soliti dividere tra loro i beni in via bonaria, secondo le quote previste dalla legge (cosiddetta successione per legge o legittima). Quando non sia facile la ripartizione – il che capita soprattutto per i beni mobili (televisore, divani, quadri, arredo, ecc.), per i quali il numero è sempre più elevato rispetto a quelli immobili o alle auto – gli eredi sono soliti dividere i beni in tanti gruppi per quanti sono gli eredi stessi; il valore di ciascun gruppo è equivalente (non potendo essere identico) agli altri. Gli eredi, infine, procedono ad assegnare, mediante estrazione a sorte, a ciascuno di essi uno specifico gruppo di beni. In questo modo si scioglie la comunione ereditaria e ciascuno dei beni diventa di proprietà di uno specifico soggetto.

 

Facciamo un esempio di un’eredità con tre eredi:

Viene definito: il “gruppo 1” di beni, nel quale viene ricompresa la televisione del soggiorno, il divano della cucina, i quadri della camera da letto e la libreria dello studio; nel “gruppo 2” invece vengono fatti rientrare il condizionatore, il divano letto, tutti gli elettrodomestici della cucina; nel “gruppo 3”, infine, viene inserito l’impianto di allarme, i quadri del salotto, l’armadio a tre ante, il letto matrimoniale. A questo punto i tre eredi procedono all’estrazione a sorte in modo che ad ognuno di essi venga riconosciuto un gruppo di beni.

 

 

Se manca l’unanimità dei consensi all’atto della divisione, uno o più coeredi possono di ricorrere al giudice per ottenere lo scioglimento della comunione.

 

 

Stima dei beni

Per formare porzioni di valore corrispondente alla quota, prima di procedere alla divisione il giudice o i coeredi devono eseguire la stima dei singoli beni da dividere. Nelle operazioni di stima si deve considerare il valore venale dei beni ossia il loro prezzo di mercato al momento della decisione della causa.
Quando si dividono beni dello stesso genere (ad esempio denaro) non è invece necessario effettuare una stima.

 

 

Il procedimento

Il procedimento consta delle seguenti fasi:

 

– la formazione della massa ereditaria: in questa fase, se sono chiamati a succedere più discendenti, ed uno o più di essi abbiano ricevuto in vita donazioni, si farà luogo alla collazione (conferimento) o alla imputazione di queste donazioni;

 

– la stima dei beni, normalmente attuata a mezzo di un consulente tecnico, che dev’essere effettuata secondo lo stato ed il valore venale di ciascun bene al tempo della divisione, perché solo in quel momento i beni passano nel patrimonio dei singoli condividenti;

 

– la formazione del progetto di divisione, cioè di tante porzioni quanti sono gli eredi condividenti, in proporzione delle loro quote. In pratica, una volta effettuate le operazioni di stima i coeredi e il giudice (o un consulente tecnico appositamente nominato oppure il notaio delegato) procedono alla formazione di tante porzioni quanti sono i coeredi in proporzione delle rispettive quote;

 

– l’assegnazione o l’attribuzione delle porzioni concrete secondo l’estrazione a sorte.

 

 

L’estrazione a sorte può essere derogata

Il criterio che impone l’estrazione a sorte delle quote uguali nelle divisioni ereditarie può essere derogato per ragioni di opportunità. La norma del codice civile [1], infatti, stabilisce tale disciplina ha solo carattere tendenziale ed è modificabile dal giudice in base a valutazioni discrezionali che tengano conto della reale situazione. Questa l’interpretazione fornita di recente dalla Corte d’appello dell’Aquila [2].

 

Nella sentenza si chiarisce che, in tema di scioglimento della comunione ereditaria, il criterio dell’estrazione a sorte previsto, nel caso di uguaglianza di quote, dal codice civile a garanzia della trasparenza delle operazioni divisionali contro ogni possibile favoritismo, non ha carattere assoluto, ma soltanto tendenziale; esso è quindi derogabile dal giudice in base a valutazioni prettamente discrezionali, che possono attenere non soltanto a ragioni oggettive, legate alla condizione funzionale ed economica dei beni, ma anche a fattori soggettivi di apprezzabile e comprovata opportunità.


[1] Art. 729 cod. civ.

[2] C. App. L’Aquila sent. n. 844/2015.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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