Accertamento fiscale nullo per spese eccessive
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26 Apr 2016
 
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Redazione
 


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Accertamento fiscale nullo per spese eccessive

Redditometro: l’Agenzia delle Entrate deve far riferimento al reddito complessivo del nucleo familiare.

 

Niente accertamento fiscale a chi spende troppo in rapporto al proprio reddito se l’Agenzia delle Entrate non tiene conto anche dei guadagni degli altri familiari conviventi, come il coniuge e i figli. Infatti, ogni volta che viene utilizzato il cosiddetto redditometro, il fisco non si può basare solo sulla dichiarazione dei redditi del soggetto accertato per verificare se, dal confronto con il tenore di vita da questi effettivamente sostenuto (acquisti durante l’anno) egli abbia detto o meno la verità in merito alle proprie “ricchezze”; al contrario bisogna far riferimento anche al reddito complessivo del nucleo familiare, ossia all’intera famiglia naturale (costituita dai coniugi conviventi e dai figli). Pertanto, se il reddito complessivo dell’intero nucleo familiare si discosta di poco da quello attribuito dall’Agenzia delle Entrate, l’accertamento, seppur in formalmente corretto, è infondato e va annullato. Lo ha chiarito la Commissione Tributaria Regionale della Liguria, con una sentenza [1] che riprende un principio ormai consolidato in giurisprudenza.

 

 

Come funziona il redditometro

Il concetto di fondo da cui parte l’accertamento fiscale tramite redditometro è molto semplice: tanto guadagni, tanto puoi spendere. Se spendi di più è perché hai avuto una fonte di reddito che non hai dichiarato. Dunque, un discostamento dalla dichiarazione inviata all’Agenzia delle Entrate potrebbe essere segnale di evasione fiscale. Non qualsiasi discostamento viene preso in considerazione ma solo quello che supera il 20% rispetto al reddito dichiarato.

 

 

Si spendono anche i soldi dei familiari

C’è però un altro aspetto, secondo la Cassazione, di cui l’Agenzia delle Entrate deve tenere conto tutte le volte in cui procede a un accertamento fiscale tramite redditometro: spesso, nelle famiglie, non si spendono solo i propri soldi, ma anche quelli dei genitori, figli e coniuge. Il nucleo familiare, infatti, è caratterizzato da vincoli di solidarietà in forza dei quali, nel momento in cui un soggetto ha bisogno di denaro o guadagna di meno degli altri, riceve sempre un sostegno economico dai familiari più stretti: sostegno che, ovviamente, non va dichiarato al fisco, ma che va comunque a incidere sul potere di spesa del contribuente, incrementando lo scostamento tra tenore di vita e reddito dichiarato. Il che potrebbe far scattare il redditometro.

 

Per questa ragione, i giudici – e da ultimo la sentenza in commento – ricordano che, in tema di accertamento fiscale, bisogna sempre far riferimento al reddito non solo del contribuente oggetto di accertamento, ma anche a quello di coniuge (purché convivente) e figli.

 

 

La vicenda

L’agenzia delle Entrate aveva contestato ad una casalinga un maggior reddito poiché era cointestataria con il marito della casa coniugale, possedeva un’auto e un’assicurazione personale.

La contribuente presentava ricorso contro l’accertamento fiscale dimostrando di essere convivente con il proprio marito e con i due figli, i quali erano titolari di redditi, seppur modesti, e che, casomai, i maggiori redditi presunti avrebbero dovuto essere contestati ad essi.

 

I giudici hanno accolto il ricorso affermando che, nel redditometro, si deve far riferimento alla posizione reddituale dell’intero nucleo familiare, intendendosi per tale esclusivamente la famiglia naturale, costituita dai coniugi conviventi e dai figli. Pertanto, qualora l’importo totale dei redditi dichiarati dall’intero nucleo familiare si discosti in modo non significativo dal reddito attribuito dall’ufficio, l’accertamento, seppur formalmente avviato sulla base di presupposti corretti, deve ritenersi non fondato.

 


[1] CTR Liguria, sent. n. 169 del 3.02.2016.

 


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