Bonus Irpef, si può recuperare nel 730?
Lo sai che?
3 Mag 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Bonus Irpef, si può recuperare nel 730?

Bonus da 960 euro nella dichiarazione dei redditi: a quali lavoratori spetta e come si calcola l’importo al quale si ha diritto.

 

La dichiarazione dei redditi non sempre riserva brutte sorprese: talvolta è possibile scoprire, difatti, la spettanza di detrazioni, bonus e crediti d’imposta, che possono dare diritto a dei rimborsi.

È il caso, ad esempio, del Bonus Irpef, meglio conosciuto come Bonus Renzi, pari a 960 euro annui.

Spesso, specie se il lavoratore ha avuto più rapporti a termine durante l’anno, il bonus da 80 euro in busta paga non viene erogato, in quanto viene preso in considerazione il singolo rapporto di lavoro il cui imponibile non supera 8000 euro l’anno. Dato che il Bonus, però, spetta in base al reddito complessivo, può capitare che il lavoratore scopra, presentando il 730, di avere diritto al beneficio, in quanto possiede altri redditi.

In altri casi può capitare che il beneficio spettante sia calcolato in misura inferiore al dovuto, ad esempio perché la somma dei periodi di lavoro ed assimilati è più ampia rispetto al periodo al quale il bonus è stato rapportato.

Vediamo allora, in questo breve vademecum, come capire se si ha diritto al Bonus Irpef e se è stato calcolato correttamente dal sostituto d’imposta.

 

 

Bonus Irpef: a chi spetta

Il Bonus Irpef non spetta indistintamente a tutti i lavoratori, ma solo a coloro che possiedono redditi da lavoro dipendente ed assimilati, come cococo, borse di studio, disoccupazione ed integrazioni salariali. Sono inclusi anche i dipendenti che prestano lavoro all’estero, se il reddito di lavoro dipendente è determinato in base alle retribuzioni convenzionali.

Sono invece esclusi i lavoratori autonomi, i pensionati e gli imprenditori.

 

 

Bonus Irpef: quanto spetta

L’importo spettante è pari a 960 euro annui, normalmente suddivisi in rate da 80 euro al mese.

L’importo, tuttavia, spetta in misura intera se il reddito complessivo è tra gli 8000 ed i 24000 euro. Se l’importo è superiore ai 24.000 euro, sino ai 26.000 euro, è ridotto in base alla seguente formula:

 

– 960 × (26.000 – reddito complessivo): 2.000.

Ad esempio, se il lavoratore possiede un reddito pari a 25.000 euro, il credito spettante è pari a 480 euro. Se il reddito posseduto è pari a 25.900 euro, il bonus spettante sarà invece di soli 48 euro annui: in pratica, più è alto il reddito, più si abbassa il bonus.

 

L’importo deve essere poi rapportato alle giornate lavorative e assimilate: se un dipendente, ad esempio, con un reddito di 20.000 euro annui, ha lavorato per un totale di 260 giorni, ha diritto a circa 684 euro di bonus (in quanto l’importo annuo si deve dividere per 365 e moltiplicare per le giornate di lavoro e assimilate, come quelle di disoccupazione indennizzata).

 

 

Bonus Irpef: conguaglio a credito

Vediamo ora quando un lavoratore scopre di aver diritto al bonus nella dichiarazione dei redditi. Prendiamo il caso di Tizio, che ha, durante l’anno 2015, lavorato con 2 contratti a termine pari a 182 e 183 giorni, ciascuno dei quali ha dato luogo alla corresponsione di un imponibile Irpef pari a 7000 euro.

Nessuno dei due datori di lavoro ha erogato gli 80 euro mensili, in quanto il reddito presunto per ogni singolo rapporto risultava inferiore alla soglia minima di 8.000 euro. Il dipendente non ha chiesto, peraltro, al secondo datore di lavoro di effettuare il conguaglio finale considerando il contratto precedente.

Ipotizzando che Tizio possieda solo i due redditi esposti, possiamo dire che, in sede di presentazione del 730, avrà una bella sorpresa, per quanto riguarda il Bonus Irpef: scoprirà, infatti, di aver diritto a 960 euro in misura intera, in quanto il suo reddito è tra gli 8.000 ed i 24.000 euro e le giornate di lavoro a cui rapportare il credito sono 365.

 

 

Bonus Irpef: conguaglio a debito

Può accadere anche il contrario, cioè che il contribuente abbia incamerato durante l’anno un bonus a cui non ha diritto. Questo potrebbe ad esempio accadere se l’interessato ha percepito ulteriori redditi rispetto a quelli da lavoro dipendente, come un canone di affitto 8anche se soggetto a cedolare secca): qualunque ne sia la causa, se la soglia di reddito sale oltre 26.000 euro ed il datore di lavoro non ha effettuato alcun conguaglio, il dipendente è costretto a restituire gli importi col 730 (o successivamente, con la presentazione del modello Unico).

 

 

730: come avvengono addebiti e rimborsi

Se il 730 risulta a credito per il dipendente, gli importi sono restituiti dal datore di lavoro nel cedolino di luglio e sono poi compensati nel modello F24. Se il dipendente non ha sostituto d’imposta, l’importo è erogato direttamente dall’Agenzia delle Entrate.

Se l’importo è a debito, viene trattenuto in più rate (secondo la scelta effettuata dal dipendente nel 730) dal datore di lavoro. Se il dipendente non ha sostituto d’imposta, l’importo deve essere pagato tramite modello F24.


 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 


Download PDF SCARICA PDF
 
 
Commenti