Riforma della magistratura onoraria: nuove regole per i giudici di pace
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27 Apr 2016
 
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Riforma della magistratura onoraria: nuove regole per i giudici di pace

I giudici di pace non dovranno avere necessariamente il titolo di avvocati e dureranno in carica otto anni.

 

A un passo dall’approvazione definitiva la riforma della magistratura ordinaria contenuta nel disegno di legge delega approvato ieri alla Camera. Un tour de force accelerato nelle ultime ore per via del fatto che il prossimo 31 maggio scade il mandato per i giudici di pace, giudici onorari di tribunali e viceprocuratori (leggi “Addio giudici di pace dal 31 maggio”).

 

La riforma intende realizzare un vero e proprio statuto unico della magistratura onoraria, applicabile ai giudici di pace, ai giudici onorari di tribunale e ai vice procuratori onorari, attribuendo ai primi due le medesime competenze e collocandoli all’interno dello stesso ufficio, rappresentato dall’attuale articolazione giudiziaria del giudice di pace.

 

Vengono riformulate le modalità di accesso alla magistratura onoraria, la formazione e il tirocinio, nonché la durata dell’incarico, la revoca e la dispensa dal servizio, le incompatibilità, i trasferimenti, la responsabilità disciplinare e la disciplina delle indennità.

 

Addio giudici di pace-avvocati: per accedere alla nuova magistratura onoraria sarà sufficiente solo la laurea in giurisprudenza: cade quindi la previsione, oggi prevista solo per i giudici di pace, dell’abilitazione all’esercizio della professione di avvocato. Questo non impedisce, comunque, che un avvocato non possa comunque essere nominato giudice onorario. A condizione però che non eserciti la professione forense presso l’ufficio giudiziario al quale appartiene; egli inoltre non potrà rappresentare, assistere o difendere le parti dei procedimenti svolti davanti al medesimo ufficio nei successivi gradi di giudizio. Il divieto si applica anche agli associati di studio, ai membri dell’associazione professionale e ai soci della società tra professionisti, al coniuge, ai conviventi e ai parenti entro il secondo grado e agli affini entro il primo grado.

 

Altra novità consiste nel divieto di nominare giudice chi è stato già collocato in pensione, pur se possiede i titoli previsti dalla legge.

 

Subentra l’incompatibilità alla nomina per chi ha ricoperto incarichi nei sindacati più rappresentativi.

 

Stop alle famiglie di giudici nello stesso tribunale: i magistrati onorari che hanno tra loro vincoli di parentela fino al secondo grado o di affinità fino al primo grado, di coniugio o convivenza non potranno essere nominati presso lo stesso ufficio giudiziario.

 

Veniamo alla durata dell’incarico: il magistrato dovrà dire addio alla toga dopo massimo otto anni ma in compenso, avendo ricevuto il mandato per almeno due quadrienni, otterrà il riconoscimento di un titolo preferenziale nei concorsi delle amministrazioni dello Stato.

 

Quanto al trattamento retributivo, viene riconosciuta ai magistrati onorari una doppia indennità: una parte fissa e una variabile.


 


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