Infortunio sul lavoro: valgono i criteri di liquidazione dell’Inail
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27 Apr 2016
 
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Infortunio sul lavoro: valgono i criteri di liquidazione dell’Inail

Danno biologico: il calcolo del risarcimento non segue le regole ordinarie civilistiche, ma le tabelle e i parametri dell’Inail.

 

Il lavoratore che subisce il mobbing o un infortunio sul lavoro ottiene il pagamento del danno biologico da parte dell’Inail, ma i criteri di calcolo di tale indennizzo non seguono i criteri generali civilistici (di norma, si usano le tabelle del danno biologico del Tribunale di Milano); al contrario si fa riferimento a parametri, tabelle e regole proprie dell’Inail. Il tutto, ovviamente, nel rispetto di quanto stabilisce la Costituzione [1], secondo cui i lavoratori hanno diritto, in caso di infortunio, malattia o invalidità, a ricevere mezzi adeguati alle loro esigenze di vita. È quanto chiarito dalla Cassazione con una sentenza pubblicata ieri [2].

 

In caso di infortuni sul lavoro e malattie professionali l’Inail determina quindi il danno biologico facendo riferimento alle tabelle delle invalidità obbligatorie in sede previdenziale (“Tabella delle menomazioni”; “Tabella indennizzo danno biologico”; “Tabella dei coefficienti”). Tali tabelle sono regolamentate dal decreto ministeriale del 2000 [3].

 

In effetti quando agisce contro l’Inail il lavoratore chiede la tutela assicurativa prevista dal suddetto decreto ministeriale [3] e dunque la rendita per invalidità superiore al 15% o l’indennizzo per il danno biologico superiore al 5%. Pertanto la quantificazione effettuata con le regole generali civilistiche non può essere applicata dinanzi all’Inail perché, in base a quanto stabilisce la normativa [4], le menomazioni che scaturiscono da lesioni all’integrità psicofisica sono valutate sulla base della specifica tabella delle menomazioni che comprende anche gli aspetti relazionali.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza 2 febbraio – 26 aprile 2016, n. 8243
Presidente Bronzini – Relatore Riverso

Svolgimento del processo

Con la sentenza n. 1472/2011, pubblicata il 19.1.2012, la Corte d’Appello di Torino respingeva l’appello contro la sentenza di primo grado del Tribunale di Torino con cui era stata respinta la domanda di C.S. volta ad ottenere il riconoscimento di malattia (mobbing) di origine professionale con condanna dell’INAIL ad erogargli le prestazioni di cui all’art. 13 d.lgs. 38/2000. Il giudizio contro l’INAIL seguiva quello svolto contro l’ex datore di lavoro per risarcimento danni, iniziato con domanda in data 3.5.2005 e concluso, dopo una prima sentenza di rigetto, con condanna in appello del datore (sentenza in data 27 ottobre 2008) al risarcimento pari al 5% di danno biologico, determinato sulla base di ctu. Pure nel giudizio contro INAIL il primo giudice aveva respinto la domanda per prescrizione. La Corte d’Appello affermava invece che il termine di prescrizione non fosse decorso e che tuttavia non sussistessero i presupposti per l’accoglimento della domanda in relazione al quantum, posto che l’entità del danno biologico sarebbe rimasto fissato nella stessa percentuale del 5% – inferiore al minimo richiesto ai fini della tutela INAIL

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[1] Art. 38 Cost.

[2] Cass. sent. n. 8243/16 del 26.04.2016.

[3] Dm 12 luglio 2000, e successivi aggiornamenti.

[4] Art. 13, co. 2, lett. a) d.lgs. n. 38/2000.

 


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