Noemi Secci
Noemi Secci
27 Apr 2016
 
Le Rubriche di LLpT


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Busta arancione, calcolo della pensione poco attendibile

Futura pensione calcolata dall’Inps: conteggi incompleti e possibili scostamenti nelle prestazioni anche per migliaia di euro.

 

A quanto ammonterà la mia pensione? Questa è la domanda che tutti i lavoratori si pongono, alla quale non esiste una risposta “sicura al 100%”, specie se si è lontani dall’uscita dal lavoro. Tanti, infatti, sono i fattori che possono determinare la variazione dell’importo della pensione: perdita del lavoro o cambiamenti nella carriera, modifica della normativa previdenziale, presenza di contributi in più casse, possibilità di riscatto…

In questo contesto si inserisce la nota busta arancione dell’Inps: si tratta di una lettera inviata in questi giorni dall’Istituto ai lavoratori dipendenti, che contiene il calcolo della futura pensione. La lettera è indirizzata a tutti i lavoratori (privi delle credenziali per accedere al corrispondente servizio online), anche a coloro che sono lontani dal pensionamento: ma i calcoli sono attendibili per tutti?

 

 

Data della pensione ancora lontana

Le proiezioni dell’Inps, malgrado la “veste di ufficialità”, non costituiscono una certezza assoluta, tantomeno un diritto certificato a percepire l’importo indicato dall’Istituto. L’Ente, difatti, parla esplicitamente di proiezioni che potrebbero cambiare.

I conteggi, in particolare, sono basati sulla previsione di un aumento dello stipendio e di un’inflazione costante dell’1,5%. Dunque, più è lontana l’età pensionabile, più la proiezione (abbastanza ottimistica) può variare.

Ad esempio, se consideriamo il caso di un dipendente privato di 35 anni, con uno stipendio di 22.500 euro annui, ipotizzando un tasso d’inflazione del 2%, la pensione annua netta sarebbe pari a circa 19.000 euro  in caso di Pil all’1,5% e pari a circa 14.500 euro in caso di Pil medio allo 0,5% (stime Epheso). Uno scostamento notevole, vicino al 25%: questo, in quanto le rivalutazioni delle pensioni si basano sulla variazione quinquennale del Pil (prodotto interno lordo), dunque un abbassamento del tasso comporta l’abbassamento della prestazione. La differenza, nel caso ipotizzato, si riferisce alla sola variazione del Pil, ma i fattori modificabili possono essere numerosi: mutamenti dello stipendio, periodi non lavorati, cambio della gestione previdenziale

È più facile rendersi conto dei reali scostamenti utilizzando il servizio online dell’Inps “La mia pensione”: in questo caso i dati riguardanti gli stipendi futuri possono essere modificati manualmente e le differenze emergono subito.

 

 

Contributi versati in casse diverse

Né la busta arancione, né il servizio la mia pensione sono poi in grado di effettuare un calcolo completo dell’intera pensione, se sono presenti contributi versati in gestioni diverse non ricongiunte: un problema non da poco, se si pensa che ormai quasi tutti i lavoratori possiedono contribuzione accreditata in più di un fondo.

Ma come capire, allora, quanto realmente si andrà a percepire in futuro?

 

 

Studio previdenziale

Per avere maggiori certezze, l’ideale è rivolgersi a professionisti esperti di previdenza, come i consulenti del lavoro. Il professionista potrà effettuare proiezioni diverse, considerando anche la totalizzazione dei contributi o opzioni di pensionamento particolare, come l’Opzione Contributiva e considerando anche scenari di crescita “negativa”. Potrà anche fornire degli utili consigli sull’eventuale adesione alla previdenza complementare per integrare l’importo del futuro trattamento: una pensione aggiuntiva, considerando l’inizio tardivo della carriera ed i sempre più frequenti vuoti contributivi, è una scelta necessaria ormai per la maggior parte dei lavoratori.


 


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