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Lo sai che? Pubblicato il 27 aprile 2016

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Lo sai che? Guida in stato di ebbrezza: se l’auto appartiene ad altri pena doppia

> Lo sai che? Pubblicato il 27 aprile 2016

 Impossibile la confisca dell’auto se è in leasing o in tutti gli altri casi in cui non sia di proprietà del conducente, ma la sospensione della patente viene raddoppiata.

 

Non si può confiscare l’auto di chi guida ubriaco se il mezzo non è proprio (come nel caso di vettura in leasing), ma in tal caso il periodo di sospensione della patente viene raddoppiato. È quanto ricorda il tribunale di Aosta con una recente sentenza [1].

La sanzione penale per la guida in stato di ebbrezza

A chi viene pescato, dalla polizia, in stato di grave ebbrezza mentre è al volante (ossia con un taso alcolemico superiore a 1,5 grammi per litro di sangue) si applica la sanzione penale più grave: ammenda da 1.500 a 6.000 euro. A ciò si aggiunge la sospensione della patente da 1 a 2 anni (alla seconda contestazione nel biennio, peraltro, consegue la revoca della patente). Infine scatta la confisca dell’auto con la quale è stato commesso il reato.

Se l’auto è di proprietà di un’altra persona

Se però l’auto alla cui guida il conducente viene colto ubriaco appartiene a un’altra persona essa non può essere confiscata. A prevederlo è lo stesso codice della strada, richiamato dalla sentenza in commento.

In particolare, la norma stabilisce che non scatta alcuna confisca del veicolo se questo appartiene ad altro soggetto estraneo al reato; ma in tale ipotesi, la durata della sospensione della patente è raddoppiata e, quindi, passa da 2 a 4 anni [2].

 

Alla luce di tali regole non è confiscabile il veicolo concesso in leasing all’utilizzatore se il concedente, da ritenersi proprietario del mezzo, risulti estraneo al reato. Resta però il raddoppio della durata della sospensione della patente di guida.

 

Secondo la sentenza in commento, si salva dalla sanzione della confisca l’auto di proprietà di un soggetto estraneo al reato, cioè che non ha in alcun modo partecipato all’illecito della guida in stato di ebbrezza, né tratto consapevolmente vantaggi e utilità dalla commissione dello stesso. Il che ovviamente, nel caso del leasing, è quanto mai facile che si verifichi.

note

[1] Trib. Aosta, sent. n. 1 del 20.01.2016.

[2] Art. 186 cod. str. co. 2, lett. c).

Autore immagine: pixabay.com

Tribunale di Aosta – Sezione civile – Sentenza 20 gennaio 2016 n. 16

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

TRIBUNALE ORDINARIO DI AOSTA 

Il Tribunale, in composizione monocratica nella persona del giudice dott. Paolo De Paola, ha pronunciato ex art. 429 c.p.c. la seguente

SENTENZA
nella causa civile di appello iscritta al n. r.g. 1188/2015 promossa da

GO.MA. (C.F.: (…)) nato (…) e residente a Champorcher (AO) – Fraz. Vagly n. 7, elettivamente domiciliato in Torino – via (…), presso lo studio degli avv.ti Vi.CA. e St.MO., che lo rappresentano e difendono in virtù di procura a margine del ricorso in appello

ATTORE/APPELLANTE nei confronti di

COMUNE DI AOSTA (Partita IVA: (…)), con sede in Aosta – Piazza (…), in persona del Sindaco pro tempore sig. Fu.Ce.,

rappresentato e difeso dall’avv. Gi.SA. del Foro di Torino e dall’avv. Lo.SO. del Foro di Aosta ed elettivamente domiciliato presso lo studio di

– quest’ultimo in Aosta – via (…), in virtù di procura allegata alla memoria costitutiva in appello ed in forza di Decreto del Sindaco n. 146 del giorno 8.10.2015 (doc. 1 allegato alla memoria costitutiva)

CONVENUTO/APPELLATO
avverso
la sentenza del Giudice di Pace di Aosta n. 134/2015
ESPOSIZIONE DELLE RAGIONI DI FATTO E DI DIRITTO DELLA DECISIONE

L L’odierno appellante Go.Ma. ha ritualmente impugnato la sentenza del Giudice di pace di Aosta n. 134/2015, con la quale è stato respinto il ricorso formulato dal Go. medesimo contro il verbale di contestazione emesso dalla Polizia Locale del Comune di Aosta n. 10265/2015/V del 20.1.2015 e conseguenti verbali di fermo e sequestro amministrativo ed affidamento in custodia n. 008/15 Inf.; il Giudice di Pace ha quindi confermato i verbali in questione e, infine, ha dichiarato integralmente compensate fra le parti le spese di lite.

Il ricorso in opposizione è stato proposto ai sensi degli artt. 205 C.d.S. e 6 D.Lgs. n. 150/2011.

L’infrazione contestata è relativa alla ritenuta violazione degli artt. 186, comma 2, lett. c) e 186, co. 2 bis, C.d.S.; il provvedimento di fermo e sequestro amministrativo ha riguardato il veicolo (…) targato (…) veicolo di proprietà esclusiva della società Se. S.p.A. ed utilizzata dal sig. Go. in forza di contratto di leasing.

In sede di appello, il Go. ha chiesto l’accoglimento delle seguenti conclusioni: “Voglia l’Ill.mo Tribunale di Aosta,
contrariis reiectis,

in riforma dell’appellata sentenza n. 134/2015 pronunciata dal Giudice di Pace di Aosta in data 24.04.2015, depositata in data 15.06.2015, comunicata al difensore costituito via PEC in data 17.06.2015, non notificata,

Nel merito

Annullare i verbali di fermo amministrativo e sequestro amministrativo di veicolo n. 008/15 inf. del 20 gennaio 2015, disponendo la revoca del fermo e del sequestro amministrativo del veicolo (…), targato (…) e la restituzione del bene all’avente diritto.

Con vittoria delle spese di lite e del compenso professionale di entrambi i gradi di giudizio, rimborso forfetario IVA e CPA come per legge”.

Il Comune di Aosta si è ritualmente costituito in giudizio, chiedendo dell’appello con la conferma della sentenza impugnata.

II. Tanto premesso, si osserva innanzitutto che:

a) non è contestata, da parte del Comune, la circostanza che il veicolo sottoposto a fermo e sequestro amministrativo (veicolo che, in base alle risultanze del punto C.3 della carta di circolazione, è nella disponibilità del Go. sulla base di titolo diverso dalla proprietà – doc. 2 di parte attrice allegato al fascicolo di primo grado) è proprio quello oggetto del leasing intercorso tra il Go. e la società Se. S.p.A. (contratto n. (…) – doc. 3 di parte attrice allegato al fascicolo di primo grado);

b) nel corso del presente giudizio di appello, all’udienza del 17.11.2015, dopo la precisazione della parte appellante che il veicolo era stato concesso in leasing “nuovo” (e, quindi, senza indicazione della targa), il Comune – tramite il difensore – ha inoltre dichiarato espressamente di non contestare che il veicolo in questione sia proprio quello concesso in leasing al Go.;

c) deve quindi ritenersi processualmente acquisito il dato relativo alla corrispondenza tra il veicolo concesso in leasing all’odierno appellante e quello sottoposto a fermo e sequestro amministrativo.

Sotto altro profilo, si evidenzia che sussiste la legittimazione del Go. all’azione intrapresa, sia in quanto destinatario del verbale di accertamento della violazione alle norme di circolazione,

sia – con specifico riferimento alla richiesta di restituzione del veicolo all’avente diritto – in quanto avente un valido titolo giuridico che lo abilita a disporre del bene (con obbligo di pagamento di un canone mensile in forza del contratto di leasing).

Sul punto, si richiama l’orientamento giurisprudenziale (citato anche dalla parte appellante nelle note difensive ex art. 429 c.p.c.) secondo cui “La legittimazione a richiedere la restituzione di un bene, sottoposto a sequestro preventivo e oggetto di un contratto di “leasing”, spetta, oltre che al proprietario concedente, all’utilizzatore in quanto soggetto obbligato a corrispondere il canone mensile per il suo utilizzo” (Cass. pen. sez. 3 sentenza n. 13118 del 2011).

III. Nel merito, va riformata la sentenza di primo grado che, nel rigettare il ricorso, ha riconosciuto rilevanza decisiva alla circostanza che il trasgressore fosse un utilizzatore non meramente occasionale del veicolo.

In particolare, l’appello risulta fondato alla luce del principio espresso dalle Sezioni Unite Penali della Corte di Cassazione con la sentenza n. 14484 del 2012 (richiamata dalla parte appellante), laddove è stato affermato che “In tema di guida in stato di ebbrezza, .non è confiscabile il veicolo concesso in “leasing” all’utilizzatore dello stesso se il concedente, da ritenersi proprietario del mezzo, sia estraneo al reato”.

Nell’enunciare il suddetto principio di diritto, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, dopo l’esame delle caratteristiche del contratto atipico di leasing (“In materia, si distingue il “leasing finanziario” (anche detto di godimento) con precipua funzione di finanziamento dell’utilizzatore del bene mediante la messa a disposizione in favore di questo di una cosa senza erogazione del prezzo in un’unica soluzione. In detto rapporto negoziale, il canone costituisce il corrispettivo del godimento e dell’uso dei beni in relazione alla loro durata tecnologica; la manutenzione ordinaria e straordinaria del bene ed i rischi di distruzione e deterioramento della cosa sono a carico dell’utilizzatore, il quale è tenuto a versare i canoni pattuiti anche se la cosa perisce. Al concedente rimane solo il rischio del pagamento del canone da parte dell’utilizzatore.

Invece, il c.d. “leasing traslativo” è caratterizzato dal fatto che i beni conservano alla scadenza un valore residuo superiore rispetto al prezzo di opzione concordato per l’acquisto, e l’esercizio dell’opzione non è dubbio nelle intese tra le parti. Per cui, il canone si configura come un’anticipata corresponsione di una parte del prezzo per l’acquisto della proprietà del bene alla scadenza del contratto: le rate pattuite hanno la consistenza di corrispettivo del trasferimento. In entrambe le tipologie principali del contratto di leasing, il trasferimento della proprietà del bene dal concedente all’utilizzatore ha luogo con il pagamento dell’ultima rata e del residuo prezzo di acquisto”), ha evidenziato la necessità di esaminare il rapporto esistente tra il trasgressore ed il veicolo ed il tipo di sanzione irrogabile (“l’interpretazione del disposto contenuto nell’art. 186, comma 2, lett. c), che prevede la confisca obbligatoria del veicolo con il quale è stato commesso il reato di guida in stato di ebbrezza, richiede l’approfondimento del rapporto che deve intercorrere tra colui che guida in condizioni alterate per l’alcool ed il mezzo da lui usato. Invero, il comma 2 dell’art. 186 esclude la confiscabilità nel caso in cui il mezzo appartenga a persona estranea al reato (analoga

disposizione è contenuta in generale per la confisca amministrativa nell’art. 213, comma 6, cod. strada): in siffatta ipotesi, viene in rilievo l’altra previsione alternativa, sempre afflittiva, in base alla quale, appartenendo il veicolo a persona estranea al reato, viene raddoppiata per l’autore della contravvenzione la durata della sospensione della patente di guida”).

Nel caso di specie, essendo emersa la sussistenza di un contratto di leasing, è sicuramente pertinente il richiamo alla citata sentenza n. 14484 del 2012, nella quale è stato altresì sottolineato come “La nozione di appartenenza, che presenta un significato generico proprio nella pratica comune, assume nella legislazione civile vigente un significato tecnico più specifico che a sua volta si riverbera in modo essenzialmente ricognitivo in materia penale (la norma, presentante maggiore analogia di contenuto rispetto a quella in esame, è il disposto generale sulla confisca ex art. 240 cod. pen.). L’orientamento giurisprudenziale consolidato fa riferimento, in sede penale, ad una nozione di appartenenza di più ampia portata rispetto al solo diritto di proprietà e che ricomprende i diritti reali di godimento e di garanzia che i terzi hanno sul bene. Questa Corte di legittimità ha ripetutamente affermato che l’applicazione della confisca non determina l’estinzione dei diritti reali di garanzia costituiti a favore di terzi sulle cose e parimenti dei diritti reali di godimento (v. Sez. 2, n. 11173 del 14/10/1992, Tassinari, Rv. 193422; Sez. U, n. 9 del 18/05/1994, Lo., Rv.199174; Sez. 3, n. 5542 del 24/03/1998, Ga., Rv. 210742; Sez. U, n. 9 del 28/04/1999, Ba., Rv. 213511; Sez. 1, n. 32648 del 16/06/2009, Ro., Rv. 244816). Per contro è stata esclusa, in modo prevalente, la ricomprensione nella nozione di appartenenza della semplice disponibilità giuridica qualificata del godimento del bene, sulla base di una fonte giuridica legittima; in altre parole, la mera utilizzazione libera, non occasionale e non temporanea del bene”.

Sotto altro profilo, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, nell’ambito della citata sentenza, hanno evidenziato che “Altra condizione per escludere la confiscabilità del bene è l’estraneità al reato del soggetto cui appartiene il veicolo. Il terzo, innanzitutto, per considerarsi estraneo deve essere in buona fede e cioè non deve avere in alcun modo partecipato al reato, richiedendosi la mancanza di ogni collegamento diretto o indiretto con la consumazione del fatto reato. Né egli deve avere ricavato consapevolmente vantaggi e utilità dal reato, né avere avuto comportamenti negligenti che abbiano favorito l’uso indebito della cosa. In tal senso, nell’ambito specifico della guida in stato di ebbrezza, non potrebbe ritenersi “estraneo” il soggetto che per difetto di vigilanza o per altro comportamento colposo ha agevolato la perpetrazione della fattispecie contravvenzionale, per esempio nel caso di proprietario dell’autovettura che risulti a bordo con il trasgressore (v. Sez. U, n. 9 del 28/04/1999, Ba., Rv. 213511; Sez. 6, n. 37888 del 08/07/2004, Su., Rv. 229984; Sez. 5, n. 46824 del 15/11/2007, Comune di Arce; Sez. 3, n. 2024 del 27/11/2008, Fa., Rv. 238590; Sez. 1, n. 34722 del 07/07/2011, G. e Ca. S.p.A. Rv. 251174)”.

E’ stato poi sottolineando – con specifico riferimento al rapporto basato su contratto di leasing – che “non è dubbio che il leasing presenta delle notevoli peculiarità in ordine alla ripartizione dei rischi connessi alla circolazione stradale del veicolo ed all’individuazione del soggetto che ha concrete possibilità di regolamentare la circolazione stessa. In particolare, in materia di responsabilità civile ex art. 2054, comma terzo, cod. civ., il locatario del contratto di leasing (l’utilizzatore), e non il concedente, risponde dei danni provocati dalla circolazione del mezzo

in solido con il conducente (v. art. 91, comma 2, cod. strada); così come già disposto in detto articolo del codice civile per l’acquirente nella vendita con patto di riservato dominio. Egualmente, l’art. 196 cod. strada prescrive l’obbligazione solidale dell’utilizzatore a titolo di locazione, e non del concedente, con l’autore della violazione per il pagamento di sanzioni amministrative pecuniarie connesse alla circolazione. Detta normativa appare giustificata in considerazione dell’evenienza per cui è solo l’utilizzatore del contratto di leasing che ha la disponibilità giuridica del godimento del bene, e, quindi, la possibilità di vietarne la circolazione.

Peraltro, le caratteristiche speciali dell’istituto, con l’atipica connotazione delle posizioni del concedente e dell’utilizzatore in ordine alla circolazione del veicolo, non appaiono consentire la configurazione di una deroga e di una ridotta tutela del diritto di proprietà del concedente sul bene, in mancanza di un’espressa disposizione normativa in tal senso. Come detto, la nozione di “appartenenza” della cosa, sopra esposta, non ammette un’estensione illimitata di essa a posizioni generiche di disponibilità e godimento del bene. Le previsioni di specialità dell’istituto del leasing vanno mantenute nell’ambito delle relative ipotesi, ma non possono costituire il fondamento di più ampie generalizzazioni ed in specie della compressione di posizioni di diritto reale”.

L’indicata opzione interpretativa, peraltro, si impone alla luce della disciplina comunitaria, richiamata nella medesima sentenza n. 14484 del 2012, laddove il Supremo Collegio ha sottolineato come “D’altro canto, appare assumere rilevanza, nel caso di specie, la giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo che, come è noto, costituisce, come prodotto dell’interpretazione della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, una fonte sovranazionale che integra il dettato costituzionale espresso nell’art. 117, comma primo, Cost. Il giudice nazionale, nell’applicare una norma di diritto interno, è sempre tenuto ad interpretare la stessa in maniera non solo costituzionalmente orientata, ma anche convenzionalmente orientata; a tal fine, considerando come parametro di riferimento tanto la disposizione formalmente cristallizzata nell’articolato della Convenzione Europea, quanto le norme come interpretate dalla Corte di Strasburgo nelle sue sentenze. Del resto, l’interpretazione del giudice nazionale conforme al diritto sovranazionale (diritto dell’Unione Europea di fonte giurisprudenziale e quello Convenzionale nell’interpretazione datane dalla Corte di Strasburgo) e nel rispetto della Costituzione della Repubblica costituisce lo strumento di soluzione delle antinomie presenti nel sistema giurisdizionale integrato e per assicurare appunto l’unità dell’ordinamento. In tema, la Corte di Strasburgo ha riconosciuto alla confisca, anche se di natura amministrativa secondo la configurazione di diritto interno, la qualifica di pena ai sensi dell’art. 7 CEDU, in quanto non tende alla riparazione pecuniaria di un danno, ma ad impedire la reiterazione dell’inosservanza di prescrizioni. Essa presenta caratteristiche ad un tempo preventiva e repressiva, e quest’ultima è una qualificazione che contraddistingue le sanzioni penali, per cui tale misura è applicabile solo in presenza di un illecito penale previsto dalla legge nel rispetto dei principi generali. Sul punto deve aggiungersi che la Corte EDU applica il principio di cui all’art. 7 CEDU all’intera materia penale ricomprendendo in questa tutte le infrazioni e sanzioni che, a prescindere dalla denominazione formale utilizzata da ciascun Stato membro, risultano caratterizzate da un contenuto

sostanzialmente punitivo e da una dimensione intrinsecamente afflittiva. L’illecito punitivo amministrativo viene configurato come “un’entità diversa dal reato per grado ma non per sostanza” (v. Corte EDU, 08/06/1976, En. c. Olanda; Corte EDU, 25/08/1987, Lu. c. Germania). Ne consegue che l’art. 7 CEDU esige, per punire e cioè per l’irrogazione di una pena e quindi anche della misura della confisca, la ricorrenza di un legame di natura intellettuale (coscienza e volontà) che permetta di rilevare un elemento di responsabilità nella condotta del soggetto cui viene applicata una sanzione sostanzialmente penale (v. Corte EDU, 09/02/1995, We. c. Regno Unito; Corte EDU, 30/08/2007, Su. S.r.l. c. Italia; Corte EDU, 20/01/2009, sud Fondi c. Italia; Corte EDU, 17/12/2009, M. c. Germania). La Corte EDU, sempre in materia di applicazione della confisca, ha evidenziato che il disposto ex art. 1 del Protocollo n. 1 della Convenzione (Protezione della proprietà) consente una diminuzione patrimoniale del soggetto solo nelle condizioni previste dalla legge, per cui anche l’applicazione di una misura comportante un pregiudizio patrimoniale, al di fuori delle previsioni normative, configura un’illecita ingerenza nella sfera giuridica ed economica del singolo. Detto inquadramento degli istituti in esame, nell’interpretazione della Convenzione proveniente dalla Corte di Strasburgo, esclude la legittimità della confisca dell’autovettura condotta da soggetto in stato di ebbrezza per uso di alcool se la stessa risulta concessa in leasing e quindi di proprietà del concedente nel corso del contratto stesso, qualora il concedente sia pure estraneo al reato. Una diversa interpretazione della normativa interna, qualora pure prospettabile, comporterebbe la violazione dell’art. 7 CEDU e dell’art. 1 del Protocollo n. 1 della Convenzione. Inoltre, come detto, il giudice, tra più opzioni interpretative, è tenuto ad interpretare la norma interna nel rispetto della Costituzione della Repubblica e con adeguamento all’orientamento convenzionale”.

All’esito di tale articolata disamina della fattispecie, le Sezioni Unite della Corte di cassazione hanno quindi concluso nel senso che “deve affermarsi l’inapplicabilità di una sanzione penale, configurante una diminuzione patrimoniale del soggetto – privato di un suo bene – al di fuori di una responsabilità penale ed altresì di una specifica previsione legislativa e delle relative condizioni. Ne consegue l’inapplicabilità della confisca del veicolo di proprietà del concedente nel contratto di leasing se estraneo al reato di guida in stato di ebbrezza commesso dall’utilizzatore, con la correlativa applicazione all’indagato della previsione del raddoppio della durata della sospensione della patente di guida, ex art. 186, comma 2, cod. strada”.

Trattasi di orientamento assolutamente condivisibile, alla luce del complesso ed esaustivo esame compiuto, con riferimento anche alla disciplina sovranazionale; tale orientamento, del resto, ha trovato anche conferma nella successiva sentenza n. 4297 del 2013 della Corte di cassazione penale (laddove è stato affermato che “Il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente, previsto dall’art. 322 ter cod. pen., non può avere ad oggetto beni che l’imputato detiene in virtù di un contratto di leasing, dovendo questi ultimi ritenersi appartenenti a terzi estranei al reato”), nonché – con specifico riferimento all’elemento soggettivo del proprietario – nella sentenza n. 39777 del 2012, laddove la Corte di Cassazione penale ha affermato che “In tema di guida in stato di ebbrezza, è esclusa la confisca del veicolo intestato a un terzo solo quando questi risulti del tutto estraneo al reato e in buona fede, intesa quest’ultima come assenza di condizioni che rendano profilabile a suo carico un qualsiasi addebito di negligenza da cui sia derivata la possibilità della circolazione del mezzo”,

in tal modo sottolineando ulteriormente la rilevanza della buona fede del proprietario e della sua estraneità alla commissione dell’illecito.

Nel caso di specie, è incontestata – sotto il profilo oggettivo – l’esistenza di un contratto di leasing legittimante l’utilizzazione del bene da parte di un soggetto (il Go.) diverso dal proprietario, e, sotto il profilo soggettivo, non è stato addotto (né altrimenti risulta) alcun elemento idoneo a far ritenere che la società Se. S.p.A. (proprietaria del veicolo concesso in leasing) abbia partecipato all’illecito; la predetta società, del resto, non aveva la disponibilità del bene, utilizzato dall’odierno appellante in forza del richiamato titolo giuridico.

In tale contesto, non può giungersi ad altre conclusioni, diverse da quelle sopra evidenziate, sulla base della sentenza n. 21476 del 2012 (richiamata dalla parte convenuta), sentenza con cui la Corte di Cassazione penale ha affermato la necessità di “verificare se il mezzo risultava, in concreto, nella disponibilità non meramente occasionale dell’imputato, indipendentemente dalla titolarità giuridica del diritto reale”.

Al riguardo, si osserva infatti che nell’ambito di tale sentenza la Corte ha richiamato il precedente costituito dalla citata sentenza delle Sezioni Unite n. 14484 del 2012, osservando che “le Sezioni Unite di questa Suprema Corte hanno recentemente ribadito – nell’escludere la confiscabilità della vettura condotta in stato di ebbrezza dall’autore del reato, che sia utilizzatore del veicolo in relazione a contratto di leasing, qualora il concedente, proprietario del mezzo, sia estraneo al reato – che in sede penale, occorre comunque fare riferimento ad una nozione di “appartenenza” di più ampia portata rispetto al solo diritto di proprietà; e che, nell’ambito specifico della guida in stato di ebbrezza, non può ritenersi “estraneo” il soggetto che per difetto di vigilanza o per altro comportamento colposo ha agevolato la perpetrazione della fattispecie contravvenzionale”.

E’ dunque evidente che il principio affermato con la sentenza n. 21476 del 2012 va coordinato con le previsioni contenute nella sentenza n. 14484 del 2012, ribadendosi la necessità di valutare – ai fini della confisca – la posizione del proprietario del bene.

Orbene, nel caso di specie, non sono stati addotti elementi oggettivi in base ai quali poter ritenere che la società di leasing abbia tenuto un comportamento omissivo (sotto il profilo della vigilanza) o comunque colposo tale da aver agevolato la commissione dall’illecito; l’esistenza di un contratto di locazione finanziaria, del resto, è chiaro indice dell’assenza di un potere di fatto sulla res in capo alla società Sa. Leasing tale da poter impedire l’uso del bene da parte del Go.

In riforma dell’impugnata sentenza, i verbali di fermo e sequestro amministrativo vanno pertanto annullati, e, per l’effetto, vanno disposte – come richiesto – la revoca del sequestro e del fermo nonché la restituzione del bene all’avente diritto.

IV. E’ da ritenersi essere intervenuto, con la citata sentenza n. 14484 del 2012, un mutamento di giurisprudenza con riferimento alla questione di diritto di cui erano state investite le Sezioni Unite.

Ed invero, come evidenziato nella sentenza medesima, erano emersi ulteriori orientamenti, nell’ambito di due decisioni della Corte di Cassazione; in particolare, con la decisione della sez. 4, n. 20610 del 2010, era stato ritenuto che “la nozione di “appartenenza” del veicolo a persona estranea al reato non va intesa in senso tecnico, come proprietà o intestazione nei pubblici registri, ma quale effettivo e concreto dominio sulla cosa, che può assumere la forma del possesso o della detenzione, purché non occasionai’, e con la decisione della sez. 1, n. 34722 del 2011, era stato affermato che “in tema di confisca il bene detenuto in forza di un contratto di leasing appartiene all’utilizzatore, cui è attribuita la materiale disponibilità del bene stesso ed il diritto di goderne e disporne in base ad un titolo che esclude i terzi. In tal senso, è stato ritenuto legittimo il sequestro preventivo, ex art. 321 cod. proc. pen., del veicolo condotto in stato di ebbrezza da colui che ne aveva la disponibilità in virtù di un contratto di leasing”.

Le Sezioni Unite, nell’elaborare l’enunciato principio di diritto, hanno quindi fatto riferimento – in tema di confisca – ad una complessa evoluzione normativa (“l’art. 4, comma 1, lett. b), d.l. 23 maggio 2008, n. 92 (come modificato dalla legge di conversione 24 luglio 2008, n. 125), che ha introdotto nell’art. 186, comma 2, lett. c), cod. strada il seguente disposto: “con la sentenza di condanna ovvero di applicazione della pena a richiesta delle parti, anche se è stata applicata la sospensione condizionale della pena, è sempre disposta la confisca del veicolo con il quale è stato commesso il reato, ai sensi dell’art. 240, comma secondo, cod. pen., salvo che il veicolo appartenga a persona estranea al reato”. Successivamente, l’art. 3, comma 45, legge 15 luglio 2009, n. 94, ha introdotto altra modifica nell’art. 186, comma 2, lett. c), nel senso, in riferimento alla nuova previsione della confisca dell’autovettura, che “se il veicolo appartiene a persona estranea al reato, la durata della sospensione della patente è raddoppiata”. Questa previsione è intesa ad evitare elusioni del disposto normativo e comunque ad infliggere una sanzione amministrativa accessoria più grave nel caso di mancata possibilità di confisca dell’automezzo perché appartenente a soggetto estraneo”) e giurisprudenziale (rilevando che “La natura della confisca, tenuto conto del riferimento all’art. 240, comma secondo, cod. proc. pen. (confisca obbligatoria), è stata originariamente qualificata dalla giurisprudenza come misura di sicurezza patrimoniale con effetti retroattivi ai sensi degli artt. 200 e 236 cod. pen. (sottoposizione a misure di sicurezza in vigore al tempo della loro applicazione). Tuttavia, proprio detto profilo ha giustificato l’intervento, in’ tempi recenti e quasi contestuali, sia della Corte Costituzionale che delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione. La Corte Costituzionale, con sentenza 4 giugno 2010, n. 196, ha ritenuto la natura essenzialmente sanzionatoria e repressiva della confisca, escludendone il carattere di misura di sicurezza patrimoniale e di conseguenza gli effetti retroattivi, e stabilendo invece la piena applicabilità dell’art. 2 cod. pen. In tal senso, al fine di rendere compatibile il novellato testo dell’art. 186, comma 2, lett. c), cod. strada con l’art. 7 CEDU e quindi con l’art. 117, comma primo, Cost., la Consulta dichiarava l’illegittimità costituzionale, nell’ambito del citato comma dell’art. 186, delle parole “ai sensi dell’art. 240, comma secondo, cod. pen.”, dalle quali derivava l’applicazione retroattiva della misura in questione. Parimenti, le Sezioni Unite Penali della Corte di Cassazione, con sentenza n. 23428 del 25/02/2010, Ca., Rv. 247042, hanno formulato il principio di diritto secondo cui, alla luce dell’intendimento legislativo di conseguire strumenti sempre più efficaci ed adeguati a contenere il fenomeno della guida in stato di ebbrezza, appariva evidente la funzione

afflittiva assegnata dal legislatore alla confisca prevista dall’art. 186, dovendosi tenere conto appunto della complessiva strutturazione dell’istituto e della prevalente finalità della sanzione. Essa doveva essere qualificata come sanzione penale accessoria con la conseguente identificazione dell’ambito temporale di applicazione ai sensi dell’art. 2 cod. pen.”).

A ciò deve aggiungersi che la soluzione della problematica ha imposto altresì una complessa valutazione (nei termini innanzi descritti) circa l’individuazione delle caratteristiche del contratto atipico di leasing.

In tale contesto, a fronte dell’evidenziata evoluzione (con mutamento) della giurisprudenza, si giustifica – ai sensi del novellato art. 92 comma 2 c.p.c. – l’integrale compensazione tra le parti delle spese processuali relative ad entrambi i gradi di giudizio.

V. La particolare complessità della controversia (connessa al numero ed alla tipologia delle questioni esaminate) giustifica – ai sensi dell’art. 429 comma 1 seconda parte c.p.c. – la fissazione di un termine (che si ritiene congruo indicare in 7 giorni) per il deposito della sentenza con redazione della motivazione.

P.Q.M.

Il Tribunale ordinario di Aosta in composizione monocratica nella persona del giudice dott. Paolo De Paola,

definitivamente pronunciando nella causa civile di appello iscritta al n. 1188/2015 R.G., disattesa e respinta ogni altra e contraria istanza, eccezione e deduzione,
visto l’art. 6 del D.Lgs. n. 150 del 2011,
visti gli artt. 414 e segg. c.p.c.,

così provvede:

1) in riforma dell’impugnata sentenza n. 134/2015 del Giudice di Pace di Aosta, annulla i verbali di fermo amministrativo e sequestro amministrativo di veicolo n. 008/15 Inf. del 20 gennaio 2015, e, per l’effetto, dispone la revoca del fermo e del sequestro amministrativo del veicolo (…), targato (…) e dispone la restituzione del bene all’avente diritto;

2) compensa integralmente tra le parti le spese processuali di entrambi i gradi di giudizio; 3) fissa in giorni 7 il termine per il deposito della sentenza.
Così deciso in Aosta il 13 gennaio 2016.
Depositata in Cancelleria il 20 gennaio 2016.

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