Omesso versamento ritenute: detenzione sostituita da pena pecuniaria
Lo sai che?
27 Apr 2016
 
L'autore
Redazione
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Omesso versamento ritenute: detenzione sostituita da pena pecuniaria

Il giudice non può negare la sostituzione della detenzione supponendo un’incapacità patrimoniale.

 

La pena detentiva breve prevista per il reato di omesso versamento dei contributi che supera 10 mila euro può essere sostituita con quella pecuniaria. A chiarirlo è una interessante sentenza della Cassazione pubblicata ieri [1].

 

Come noto, l’omesso versamento di ritenute sulle retribuzioni dei lavoratori, quando supera la soglia di 10mila euro, non è stato depenalizzato dalla recente riforma [2], per cui l’illecito resta nell’ambito della sanzione penale; ma ciò nonostante l’imprenditore che non abbia versato le ritenute può ugualmente beneficiare della commutazione della pena da detentiva a pecuniaria.

 

La Cassazione precisa che la sostituzione delle pene detentive brevi è rimessa a una valutazione discrezionale del giudice da effettuarsi in base a una serie di elementi tra cui le modalità del fatto per il quale è intervenuta condanna, la personalità del condannato, le condizioni di vita individuale, familiare e sociale dell’imputato. Non c’è però alcun accenno alle sue condizioni economiche. Pertanto, il beneficio di pagare la sanzione pecuniaria può essere concesso anche a persona in condizioni economiche disagiate [3] nonostante i dubbi circa la solvibilità. Dubbi che si fanno consistenti proprio in relazione alla tipologia di reato contestato.

 

È vero: l’omesso versamento delle ritenute previdenziali e assistenziali operate dal datore di lavoro sulle retribuzioni dei lavoratori potrebbe essere sintomatico dell’incapacità patrimoniale del condannato e, quindi, della difficoltà a pagare anche la pena. Ma, secondo la Cassazione, non c’è ragione per mettere in discussione il principio secondo cui il beneficio della sostituzione della pena detentiva breve possa essere concesso anche ai soggetti in difficoltà economiche che il giudice ritenga in qualche modo in condizioni di adempiere.

Risultato: il giudice non può negare la sostituzione della pena detentiva breve con quella pecuniaria, al legale rappresentante di una società condannato per omesso versamento delle ritenute. La conversione è quindi consentita anche quando la condanna viene inflitta ad una persona in condizioni economiche disagiate.

 

Per la Cassazione il “cambio” di pena va dunque garantito anche a chi è economicamente in difficoltà, purché il giudice ritenga che sia in qualche modo in condizioni di adempiere, facendo salva ovviamente l’ipotesi di conversione nel caso sia accertata in seguito l’impossibilità di far fronte al pagamento che può essere anche rateizzato [4].


[1] Cass. sent. n. 17103 del 26.04.2016.

[2] Dlgs 8/2016, art. 3 co. 6.

[3] Infatti, la prognosi di inadempimento, ostativa alla sostituzione in forza dell’art. 58, secondo comma, L. n. 689 del 1981, si riferisce soltanto alle pene sostitutive di quella detentiva accompagnate da prescrizioni, ossia alla semidetenzione e alla libertà controllata.

[4] Come previsto dall’art. 660 cod. proc. pen.

 

Autore immagine: 123rf com

 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 
 
Commenti