Assicurazione sulla salute: il questionario e il risarcimento
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27 Apr 2016
 
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Assicurazione sulla salute: il questionario e il risarcimento

L’assicurato deve fornire all’assicurazione tutte le informazioni sul proprio stato di salute: anche se non è a conoscenza della malattia, deve dare comunicazione di tutti quei sintomi che possono essere comunque indicativi di un maggiore rischio.

 

Quando si firma un’assicurazione medica per infortuni o malattie, la compagnia fa compilare al cliente un questionario ove questi deve “autocertificare” le proprie condizioni di salute: una eventuale bugia o reticenza può giustificare il rifiuto dell’assicurazione di risarcire il danno qualora si verifichi il rischio assicurato. A ricordarlo è il Tribunale di Ravenna con una recente sentenza [1].

 

Il codice civile stabilisce [2] che le dichiarazioni inesatte o le reticenze del firmatario della polizza, relative a circostanze tali che l’assicuratore non avrebbe dato il suo consenso o non lo avrebbe dato alle medesime condizioni se avesse conosciuto il vero stato delle cose, sono causa di annullamento del contratto. Ciò solo a condizione che il contraente abbia agito con dolo o con colpa grave. Questo significa che l’assicurazione può rifiutare il pagamento del risarcimento tutte le volte in cui il contraente abbia taciuto elementi rilevanti ai fini della determinazione del rischio assicurato.

È proprio da queste considerazioni che prende le mosse la sentenza in commento. Nella polizza volontaria contro gli infortuni o le malattie, il questionario predisposto dalle compagnie di assicurazione, successivamente compilato e firmato dal cliente, ha un ruolo centrale nella determinazione del “rischio”. Pertanto può essere negato il risarcimento al contraente che abbia fornito “dichiarazioni reticenti” tacendo circostanze sintomatiche riguardo al proprio stato di salute, potenzialmente rilevanti per l’assicuratore.

 

Secondo l’orientamento prevalente in giurisprudenza, nell’assicurazione sulla salute si ha reticenza dell’assicurato – che legittima l’assicuratore al rifiuto dell’indennizzo – tutte le volte in cui il cliente, al momento della stipula, è già portatore di una malattia che gli era nota oppure che non poteva non essergli nota [3]. Si deve trattare quindi di qualsiasi circostanza sintomatica dello stato di salute del cliente che l’assicuratore avrebbe potuto considerare potenzialmente rilevante ai fini della valutazione del rischio. Sono quindi irrilevanti tutte le reticenze su elementi che non avrebbero mai influito sulla conclusione del contratto o sulle condizioni della polizza.

 

Del resto lo scopo del questionario compilato dall’assicurato è anche quello di valutare la sua condotta e la sussistenza della buona fede al momento della stipula. Dall’altro lato, tale documento permette all’assicurazione di essere informata, nella maniera più completa possibile, riguardo al rischio che assume e di tutte le circostanze che, se conosciute esattamente dall’assicuratore, potrebbero condurlo a valutare diversamente la convenienza dell’affare ed, eventualmente, a rifiutare la conclusione del contratto o a stipularlo a condizioni differenti.

 

 

La vicenda

Un’assicurazione aveva negato il risarcimento per problematiche cardiologiche lamentate dall’assicurato. La giustificazione di tale rifiuto veniva imputata alla bugia del cliente che, all’atto della firma della polizza e della compilazione del questionario, aveva taciuto di essere affetto da diabete, circostanza che invece avrebbe dovuto rappresentare all’assicurazione. E secondo il consulente nominato dal giudice, il cliente, facendo da circa cinque anni una terapia insulinica, senza ombra di dubbio era a conoscenza della patologia che costituisce un importante fattore di rischio per l’insorgenza della malattia cardiovascolare.

Ad avviso della Ctu, infatti – conclude la sentenza – il ricorrente avrebbe dovuto rispondere positivamente ad almeno due delle quattro domande contenute nelle dichiarazioni sanitarie richiestegli.

 

 

La comunicazione va fatta anche in presenza di sintomi

La Cassazione ha chiarito che l’obbligo dell’assicurato di informare l’assicurazione non scatta solo quando questi sia pienamente consapevole di essere portatore di una specifica malattia. Egli deve informare la compagnia anche di eventuali sintomatologie sospette sul proprio stato di salute, potenzialmente rilevanti ai fini della effettiva rappresentazione del rischio.

 

 

Il questionario non deve essere generico

Perché scatti l’obbligo di corretta informazione, però, la domanda posta dall’assicuratore al proprio cliente, all’interno del questionario, non deve essere generica o mal posta. Secondo infatti una recente sentenza del Tribunale di Caltanissetta [4], non è in malafede l’assicurato che tace la propria malattia, quando il questionario dell’assicuratore è generico e incompleto.

 

Il giudice, a riguardo, ha ricordato ancora una volta (come appena chiarito sopra) che le dichiarazioni inesatte e reticenti del contraente, dovute a dolo o colpa grave, sono causa di annullamento del contratto di assicurazione se riguardano circostanze «tali che l’assicuratore non avrebbe dato il suo consenso (…) se avesse conosciuto il vero stato delle cose». La norma – prosegue il Tribunale – si fonda sul dovere di cooperazione dell’assicurato, che deve consentire all’assicuratore di valutare se e a quali condizioni concludere il contratto.

Ma l’assicurato è in malafede solo se nasconde “una situazione patologica incidente sul consenso dell’assicuratore”, quando nel questionario sulla sua salute siano indicate “in modo puntuale e preciso” le notizie che l’assicuratore stesso ha interesse a conoscere. Invece, “va escluso il dolo o la colpa grave dell’assicurato in caso di dichiarazioni mendaci o reticenze su circostanze non specificamente indicate nel questionario”.


La sentenza

TRIBUNALE DI CALTANISSETTA SEZIONE UNICA CIVILE

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il giudice, in persona della d.ssa Nadia Marina La Rana, ha emesso la seguente

SENTENZA

nella causa civile iscritta al ruolo generale degli affari contenziosi al n. 50 dell’anno 2013 e promossa

DA

(A), nata a … (..) il …, c.f. …, elettivamente domiciliata in … al Viale … n. ., presso lo studio dell’Avv. …, rappr.ta e dif.sa dall’Avv. … in forza di procura posta a margine dell’atto introduttivo del giudizio

-Attore–

CONTRO

(B) S.p.A., in persona del titolare p.t., …, con sede in … alla Via … n. .. – … , p.iva .., rappresentata e difesa, giusta procura generale per atto Notaio … rep. .. , racc. n. .. del … dall’Avv. …, nonché dall’Avv. …, giusta nomina in calce alla comparsa di costituzione e risposta, elett.te dom.ta in … al viale … n. .., presso lo studio dell’Avv. …

-Convenuta–

Oggetto: contratto di assicurazione.

Sulle conclusioni delle parti costituite precisate

Mostra tutto

[1] Trib. Ravenna, sent. n. 63 del 14.01.2016.

[2] Artt. 1892 e 1893 cod. civ.

[3] Cass. sent. n. 5849/2007.

[4] Trib. Caltanissetta sent. del 21.03.2016.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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