Se perdi una causa con Equitalia non paghi le spese processuali
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27 Apr 2016
 
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Se perdi una causa con Equitalia non paghi le spese processuali

Equitalia non ha diritto al rimborso delle spese legali per l’avvocato tutte le volte in cui viene rappresentata in causa da un suo funzionario.

 

Chi perde una causa contro Equitalia non è detto che debba pagare anche le spese processuali per la soccombenza: infatti, come giustamente ricorda una sentenza della Cassazione di poche ore fa [1], tutte le volte in cui l’agente della riscossione si fa rappresentare in giudizio da un proprio funzionario dipendente (il che capita spesso), non sostiene costi per l’onorario di un avvocato; pertanto, se dovesse vincere il giudizio, non avrebbe diritto a ottenere il rimborso per spese legali mai sostenute.

 

Il contribuente che perde il ricorso potrebbe essere, tutt’al più, condannato dal giudice a rimborsare solo i costi vivi sostenuti da Equitalia, che però dovrebbero essere dimostrati in una nota da allegare al fascicolo di parte. Si pensi al caso di appello introdotto da Equitalia, a seguito di una sentenza di primo grado favorevole al cittadino; in tal caso l’esattore ha pagato le spese di contributo unificato (ossia le tasse per il giudizio), che sono spese vive e vanno quindi rimborsate comunque.

 

Se il giudice dovesse quindi, con la sentenza di rigetto del ricorso avanzato dal contribuente, condannare quest’ultimo a rimborsare le spese processuali a Equitalia, tale parte di sentenza sarebbe viziata e quindi appellabile o ricorribile in Cassazione.

 

La legge consente, in via eccezionale, alle pubbliche amministrazioni di stare in causa senza bisogno di un avvocato. È uno di quei pochi casi in cui è consentita la deroga all’obbligo della cosiddetta “difesa tecnica”, quella cioè assistita da un professionista del foro. Ebbene, ad avviso della Suprema Corte, tutte le volte in cui una P.A. – a cui Equitalia è equiparata per via della sua funzione pubblica rivolta alla riscossione delle imposte – sta in giudizio personalmente o avvalendosi di un funzionario delegato non ha diritto al pagamento, da parte del soccombente, dei diritti di procuratore e degli onorari di avvocato. Del resto il funzionario amministrativo che sta in giudizio per conto di Equitalia non è neanche equiparabile a un legale.

 

Per cui, in tal caso, Equitalia può accampare solo il diritto al rimborso delle spese vive concretamente sostenute in quel giudizio e purché risultino da apposita nota.

 

In ogni caso, Equitalia usa anche difendersi talvolta con avvocati esterni (per le cui basse tariffe peraltro il CNF ha avviato una contestazione). In tal caso le spese legali sono dovute. Anche se, alla luce delle tariffe applicate, bisognerebbe che il giudice tenga conto del più basso importo pagato da Equitalia rispetto al mercato.


[1] Cass. sent. n. 8413/16 del 27.04.16.

 


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Commenti
30 Apr 2016 Pietro Tommasi

Buongiorno mi permetto di scrivere due righe in chiave critica e qualche considerazione personale, anche perchè è finalmente sabato.
Sono d’accordissimo su tutto l’articolo eccetto che sull’ultimo periodo/affermazione.
Le tariffe applicate (nei rapporti interni!) da equitalia o in generale dalle grandi compagnie (assicurative o altro) che si avvalgono delle prestazioni professionali di un Avvocato sono a dir poco “svilenti” se rapportate all’impegno, alla professionalità ma soprattutto ad un concetto di minima retribuzione che sia in linea quanto meno con i principi costituzionali di proporzionalità sufficienza di una retribuzione dignitosa.
In molti casi infatti si tratta di retribuzioni che sono addirittura inferiori ai minimi di Bersani (“l’Albertone nazionale avrebbe ironizzato con “…lavoratoriiiii”)..
In questa Italia in cui l’attenzione viene rivolta solo alla classe degli “operai” non si è ancora capito che vi è un’altra classe id operai che opera sotto le mentite spoglie del libero professionista ma con molti meno diritti:
1)No Malattia (se non vado a lavoro non mi paga nessuno)
2)No Ferie pagate (sono io il mio stesso datore di lavoro)
3)No Maternità (non posso stare a casa sennò non lavoro e non guadagno)..o meglio la maternità viene riconosiuta alle donne con un calcolo “arzigogolato” che permette di avere un’indennità pari a qualcosa come gli 8/12 della retribuzione di due anni prima decurtata del 40% o una cosa del genere… AGLI UOMINI QUESTA COSA CHIAMATA MATERNITA’ NON è RICONOSCIUTA perchè si sa….noi uomini non siamo madri(?) ma solo …..padri(!…pazzesco!)
4) mi devo pagare ogni cosa di tasca mia
…e chi più ne ha più ne metta.

Sarebbe allora il caso di far presente a questa Italia che il diritto ad essere tutelato non appartiene solo al lavoratore dipendente operaio che viene sfruttato e non retribuito sufficientemente ma anche al “libero”(libero di cosa mi verrebbe da dire) professionista che viene sottopagato (anche) da queste aziende sulla spinta del “vuoi lavorare o no? se vuoi è così” e tu ovviamente accetti.
Arrivare poi a dire che “alla luce delle tariffe applicate, bisognerebbe che il giudice tenga conto del più basso importo pagato da Equitalia rispetto al mercato” mi pare un abominio, sia perchè all’esito del processo il giudice liquida le spese in applicazione delle tariffe stabilite per legge, sia perchè non avrebbe senso che la controparte risentisse (in negativo o positivo) degli accordi interni stipulati tra cliente e avvocato.

Se cliente e avvocato si accordano per 5000 a giudizio (e l’ho sparata) ed il giudice ne liquida 2000 in danno della controparte soccombente i restanti 3000 restano a carico del cliente che ha il firmato il contratto per quella cifra.
Se cliente e avvocato si accordano per 2 lire e il giudice applicando le tariffe di legge condanna la controparte a pagare il compenso dell’avvocato stabilito per legge non è che si possa intervenire dicendo all’avvocato “scusi ma lei col suo cliente si era accordato a meno? ecco, sa perchè… il giudice mi ha condannato a pagare la tariffa vigente ma se è di più di quello per cui vi eravate accordati tra voi preferisco pagare meno”… MA VA?

Da una parte come dall’altra il rapporto c’è solo tra cliente e avvocato e la controparte può essere solo condannata a pagare quanto liquidato dal giudice non certo di più o di meno a seconda degli accordi interni!

Saluti.