Nuova pensione anticipata con flessibilità entro maggio
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28 Apr 2016
 
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Noemi Secci
 


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Nuova pensione anticipata con flessibilità entro maggio

Uscita dal lavoro flessibile con penalizzazioni graduate a seconda del reddito, prestito pensionistico, lavori usuranti: arriva il nuovo piano-pensioni.

 

Dopo anni di proteste, finalmente il Governo ha deciso di mettere mano alla Legge Fornero: anche se la struttura della riforma previdenziale rimarrà sempre la stessa (compreso l’aumento graduale nel tempo dei requisiti di età e contribuzione per il pensionamento), una nuova norma, attualmente allo studio, consentirà di anticipare la pensione per diverse categorie di lavoratori.

In particolare, l’anticipo del pensionamento riguarderà i lavoratori ai quali mancano 3 anni per l’uscita dal lavoro, i disoccupati, i dipendenti a rischio licenziamento e coloro che svolgono lavori usuranti.

Vediamo, nel dettaglio, tutte le previsioni del nuovo schema di intervento.

 

 

Pensione con 3 anni di anticipo

L’intervento che sicuramente coinvolgerà un maggior numero di lavoratori è quello che consente l’anticipo della pensione a coloro ai quali mancano meno di 3 anni per maturare i requisiti per la quiescenza.

In pratica, la nuova norma consentirà l’uscita dal lavoro sino a 3 anni prima, con una penalizzazione graduale a seconda degli anni e dei mesi mancanti al raggiungimento della pensione secondo le regole Fornero.

La penalizzazione dovrebbe essere pari al 3-4% annuo, anche se le percentuali potrebbero essere ridotte a seconda del reddito posseduto: la decurtazione, ad ogni modo, riguarderà soltanto la quota retributiva della pensione, in quanto la quota calcolata col sistema contributivo è commisurata ai contributi effettivamente versati e non può essere ulteriormente abbassata (peraltro, la penalizzazione di tale quota rispetto a quella retributiva è molto più alta del 3-4%, arrivando anche a superare il 25%).

L’anticipo si dovrebbe applicare soltanto ai casi in cui al contribuente manchino 3 anni per raggiungere la pensione di vecchiaia, e non la pensione anticipata (che sostituisce la pensione di anzianità ed i cui requisiti sono pari a 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne).

I requisiti di età per raggiungere la pensione di vecchiaia sono pari a:

 

66 anni e 7 mesi per gli uomini e le dipendenti pubbliche;

66 anni e 1 mese per le lavoratrici autonome;

65 anni e 7 mesi per le dipendenti del settore privato.

 

Nel 2018 il requisito di età sarà uguale per tutti e pari a 66 anni e 7 mesi; nel biennio 2019-2020 diverrà 66 anni e 11 mesi, ed in seguito aumenterà di 3 mesi ogni biennio.

Pertanto, con la nuova flessibilità, la pensione potrebbe essere raggiunta a 63 anni e 7 mesi per gli uomini e le dipendenti pubbliche, 63 anni e 1 mese per le autonome e 62 anni e 7 mesi per le dipendenti del privato.

 

 

Pensione anticipata con prestito pensionistico

Tra i provvedimenti allo studio per anticipare la pensione c’è anche il cosiddetto prestito pensionistico.  Grazie al prestito, il lavoratore potrebbe anticipare il trattamento e dovrebbe poi restituire le somme ricevute, una volta maturati i requisiti per la pensione, con delle piccole trattenute sull’assegno.

Il prestito sarebbe riservato ai lavoratori disoccupati ed a quelli a rischio esubero:

 

– per i primi, il prestito dovrebbe essere erogato dall’Inps;

– per gli esuberi, l’anticipo dovrebbe essere invece a carico dell’azienda (in parallelo a quanto già previsto con l’isopensione).

 

Si parla anche del possibile intervento di banche ed istituti di credito, che riceverebbero degli incentivi in cambio della concessione dei prestiti agevolati.

 

 

Riordino delle regole per i lavori usuranti

Lo schema di intervento prevede anche un riordino delle regole previste per l’accesso alla pensione per chi svolge lavori particolarmente faticosi e pesanti. Tali lavoratori (addetti ad attività usuranti o a turni notturni) oggi hanno diritto a pensionarsi con requisiti più “leggeri” rispetto alla generalità dei contribuenti, ma le regole da seguire per l’accesso al trattamento sono piuttosto intricate: sono ancora in vigore, difatti, le vecchie quote (sommatoria di età ed anni di contributi), con la previsione di una quota diversa a seconda dei requisiti posseduti dal lavoratore.

Nel dettaglio, ognuna delle seguenti categorie possiede una quota differente (da un minimo di quota 97,7, con almeno 61 anni e 7 mesi di età e 35 anni di contributi):

 

dipendenti che hanno svolto lavori usuranti (per almeno 7 anni negli ultimi 10 di vita lavorativa);

 

– lavoratori autonomi o soggetti in possesso di contribuzione sia da lavoro autonomo che dipendente, che hanno svolto lavori usuranti (per almeno 7 anni negli ultimi 10 di vita lavorativa);

 

dipendenti che hanno svolto lavoro notturno per almeno 78 giornate l’anno (per almeno 7 anni negli ultimi 10 di vita lavorativa);

 

– lavoratori autonomi o soggetti in possesso di contribuzione sia da lavoro autonomo che dipendente, che hanno svolto lavoro notturno per almeno 78 giornate l’anno (per almeno 7 anni negli ultimi 10 di vita lavorativa);

 

dipendenti che hanno svolto lavoro notturno dalle 72 alle 77 notti l’anno (per almeno 7 anni negli ultimi 10 di vita lavorativa);

 

– lavoratori autonomi o soggetti in possesso di contribuzione sia da lavoro autonomo che dipendente, che hanno svolto lavoro notturno dalle 72 alle 77 notti l’anno (per almeno 7 anni negli ultimi 10 di vita lavorativa);

 

dipendenti che hanno svolto lavoro notturno dalle 64 alle 71 notti l’anno (per almeno 7 anni negli ultimi 10 di vita lavorativa);

 

– lavoratori autonomi o soggetti in possesso di contribuzione sia da lavoro autonomo che dipendente, che hanno svolto lavoro notturno dalle 64 alle 71 notti l’anno (per almeno 7 anni negli ultimi 10 di vita lavorativa).

 

Per approfondimenti, si veda: Lavoro usurante e notturno, requisiti per la pensione 2016.

 

Con la nuova normativa, i requisiti per l’accesso alla pensione dovrebbero essere razionalizzati e semplificati.

 

 

Aspettativa di vita

Nessun intervento, invece, è previsto negli aumenti periodici dell’aspettativa di vita: il prossimo adeguamento (escluso l’uniformarsi dell’età pensionabile per la vecchiaia nel 2018) sarà pari a 4 mesi e scatterà nel biennio 2019-2020. Dal 2021, gli adeguamenti saranno di 3 mesi ogni biennio.


 


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