Pensione anticipata flessibile, le misure già attive
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28 Apr 2016
 
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Noemi Secci
 


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Pensione anticipata flessibile, le misure già attive

Pensione anticipata contributiva a 63 anni, Opzione donna, isopensione, prepensionamento con part time: tutte le misure disponibili per l’uscita flessibile dal lavoro.

 

In attesa che il Governo metta mano alla riforma Fornero (lo schema di intervento dovrebbe essere completo entro maggio), non bisogna dimenticare che sono già disponibili diverse misure che consentono di anticipare la pensione rispetto ai requisiti ordinari. Si tratta di misure che comportano delle penalizzazioni, talvolta minime, come avviene per l’isopensione, talvolta più consistenti, come la pensione anticipata contributiva.

Vediamo, nel dettaglio, tutte le opzioni per l’anticipo del pensionamento attualmente operative.

 

 

Pensione anticipata contributiva

La pensione anticipata contributiva consente di pensionarsi a 63 anni di età (con l’aggiunta dei 7 mesi relativi all’adeguamento alla speranza di vita) con 20 anni di contributi: l’assegno, però, è calcolato col metodo interamente contributivo e deve essere almeno pari a 2,8 volte l’assegno sociale (cioè a circa 1255 euro).

Possono avvalersi del pensionamento anticipato col contributivo:

 

– i lavoratori che non possiedono contributi versati prima del 1996 (in quanto il calcolo della loro pensione è, giocoforza, interamente effettuato col sistema contributivo);

 

– i lavoratori iscritti alla Gestione Separata, che possiedono solo contribuzione versata in tale cassa;

 

– i lavoratori iscritti alla Gestione Separata, che optano per il computo in tale cassa (una sorta di cumulo) dei contributi posseduti in altre gestioni: in questo modo, entrando nella Gestione separata, anche la contribuzione che sarebbe stata conteggiata col metodo retributivo passa al calcolo contributivo.

 

La pensione anticipata a 63 anni non è dunque una prerogativa dei “contributivi puri” o dei cococo o professionisti senza cassa iscritti alla Gestione Separata; chiunque è iscritto a tale gestione, difatti, può optare per il computo dei contributi, purchè possieda:

 

– non oltre 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995;

– almeno 5 anni di contributi versati dal 1996 in poi.

 

Peraltro, è utile sapere che l’iscrizione alla Gestione separata non si perde mai, in quanto non è richiesta la cancellazione: è sufficiente, dunque, aver lavorato come cococo, o con i voucher (i buoni lavoro) o come libero professionista per avere una posizione aperta in tale gestione.

 

Certo il calcolo contributivo comporta delle penalizzazioni non indifferenti, che variano a seconda dei periodi posseduti che sarebbero stati calcolati col metodo retributivo e degli ultimi stipendi percepiti: in pratica, più sono alte le ultime retribuzioni e più sono le settimane di contributi versate prima del 1996, più alta sarà la penalizzazione (che potrebbe anche superare il 25%).

 

 

Opzione donna

L’Opzione donna è un regime sperimentale che consente alle lavoratrici di pensionarsi:

 

– con 57 anni e 3 mesi di età se dipendenti;

– con 58 anni e 3 mesi di età se autonome;

– se si possiedono 35 anni di contributi;

– previa attesa di una finestra di 12 mesi per le lavoratrici dipendenti e di 18 mesi per le autonome.

 

In cambio dell’anticipo, anche in questo caso è richiesto il calcolo contributivo della pensione, mitigato, però, dalla possibilità di integrare al minimo il trattamento.

L’Opzione Donna è attualmente in stand-by, in quanto la pensione è possibile solo per chi ha raggiunto i requisiti elencati entro il 31 dicembre 2015. A seconda delle risorse utilizzate per i precedenti interventi, però, potrà essere ulteriormente prorogata.

 

 

Part time agevolato

La Legge di Stabilità 2016 [1] ha consentito anche una nuova forma di uscita dal lavoro flessibile, il cosiddetto part time agevolato: è difatti previsto che i lavoratori ai quali mancano meno di 3 anni all’età per la pensione di vecchiaia, possano usufruire di un part time dal 60% al 40%, senza penalizzazioni sulla futura pensione. I contributi relativi ai periodi a tempo parziale vengono accreditati in misura piena, come se si trattasse di un contratto full time, mentre in busta paga è accreditato un premio pari alla contribuzione persa (dunque pari al 33% dello stipendio perso). La misura consente dunque un’uscita dal lavoro graduale con sacrifici minimi e nessuna decurtazione della pensione.

 

 

Isopensione

L’isopensione, meglio conosciuta come prepensionamento, è una misura attuata dalla Riforma Fornero del mercato del lavoro [2]. La disposizione consente, ai lavoratori delle aziende con almeno 15 dipendenti, di pensionarsi con 4 anni di anticipo, con onere a carico del datore di lavoro. In questo caso è dunque l’azienda, tramite l’Inps, a pagare una pensione anticipata, d’importo pari alla futura pensione che il lavoratore percepirebbe: l’unico “sacrificio”, per il dipendente, è quello di rinunciare allo stipendio ed agli eventuali emolumenti aggiuntivi (straordinari, premi, etc.).

Il trattamento erogato, pur essendo considerato assistenziale, a differenza della disoccupazione è liberamente cumulabile con altri redditi.


[1] L. 208/2015.

[2] L. 92/2012.

 


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