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Lo sai che? Pubblicato il 28 aprile 2016

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Lo sai che? Raccomandate: basta una firma qualsiasi sull’avviso di ricevimento

> Lo sai che? Pubblicato il 28 aprile 2016

Nelle notifiche a mezzo posta non è necessaria la relazione di notifica: il postino non deve indicare il rapporto che sussiste tra il soggetto che ritira l’atto per conto del destinatario e quest’ultimo: basta che questi apponga la sua firma sull’avviso di ricevimento.

Quando il postino consegna una raccomandata a.r. e non trova in casa il destinatario, ma un suo familiare convivente o altro soggetto addetto alla ricezione della posta può limitarsi a far firmare quest’ultimo sull’avviso di ricevimento senza per forza doverne specificare le generalità e il rapporto che lo lega all’effettivo destinatario (se, ad esempio, si tratta di familiare, di convivente, di persona addetta alla casa, ecc.). In questo modo la notifica si considera completa e perfetta. La semplice presenza della firma della persona cui viene consegnato il plico, per come certificata dal postino, fa scattare infatti la presunzione di conoscenza da parte del destinatario. Spetterà poi a quest’ultimo, qualora voglia dimostrare il contrario, vincere la presunzione, fornendo la prova di non aver mai potuto prendere possesso della lettera.

È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente ordinanza [1].

In buona sostanza, quello che dice la Suprema Corte è già scritto nel codice civile. La legge [2], in particolare, stabilisce la regola della cosiddetta “presunzione di conoscenza” con tali parole: ogni dichiarazione diretta a una persona si reputa conosciuta da questa nel momento in cui giunge al suo indirizzo, salvo che questi dimostri di essere stato, senza sua colpa, nell’impossibilità di averne notizia.

Dall’altro lato, a guardare bene un qualsiasi modellino di avviso di ricevimento compilabile alle poste, si può notare come, nello spazio destinato alla firma del destinatario vi è scritto solo “firma per esteso del ricevente (Nome e Cognome)”; non vi sono quindi altri campi da compilare nel caso in cui la raccomandata venga consegnata a un soggetto diverso presente in casa. Dunque, se tali campi non esistono e se la legge fissa l’automatica presunzione di conoscenza, il postino non deve neanche specificare a chi materialmente consegna il plico.

raccomandata

La questione non si pone solo per le semplici raccomandate, ma anche per gli atti fiscali e per le cartelle di pagamento notificate da Equitalia. Anche in tali casi, infatti, la notifica è valida anche se il postino non specifica le generalità del soggetto che prende in consegna il plico raccomandato.

Diverso è invece il caso di notifica “a mani”, ossia non tramite il postino, ma con l’ufficiale giudiziario o un messo notificatore. In tal caso è necessaria la cosiddetta relazione (o “relata”) di notifica: si tratta di un’attestazione redatta dal soggetto che effettua la notifica in cui vanno indicate precisamente tutte le attività da questi svolte e, soprattutto, la qualità del soggetto che riceve materialmente l’atto, se diverso dal destinatario. Per esempio andrà indicato se si tratta di familiare convivente, addetto alla casa, portiere dello stabile, delegato dall’imprenditore, ecc.

note

[1] Cass. ord. n. 7184/2016 del 12.04.2016 che richiama Cass. sent. n. 9111/2012.

[2] Art. 1335 cod. civ.

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – T, ordinanza 2 marzo – 12 aprile 2016, n. 7184
Presidente Iacobellis – Relatore Conti

In fatto e in diritto

Equitalia Sud Spa ha proposto ricorso per cassazione, affidato a due motivi, contro la sentenza resa dalla CTR Lazio n. 285/9/13, depositata il 27.9.2013. Il giudice di appello rigettando l’appello proposto dalla società concessionaria contro la sentenza che aveva annullato la cartella di pagamento indirizzata a F.F., ha ritenuto l’irritualità della notifica della cartella eseguita ai sensi dell’art. 140 c.p.c..
Secondo il giudice di appello la ricevuta della raccomandata informativa non conteneva una firma riferibile al destinatario, sicché doveva escludersi che la stessa contenesse la sottoscrizione della F.
Nessuna difesa scritta hanno depositato le parti intimate.
Con il primo motivo la società ricorrente deduce la violazione degli artt. 26 dPR n. 602/73, 140 c.p.c., del d.l. n. 390/1982 nonché degli artt. 32 e 39 D.M. 9 aprile 2011.
Assume che la CTR non aveva fatto corretta applicazione dei principi espressi da questa Corte in tema di notificazione di atto tributario da parte del concessionario con le forme dell’art. 140 c.p.c.
Con il secondo motivo si deduce, in subordine, la violazione dell’art. 2700 c.c.
La CTR aveva compiuto un accertamento ad essa precluso in ordine a quanto accertato dall’ufficiale postale all’atto della consegna al destinatario.
II primo motivo, accertata la ritualità della notifica del ricorso, è fondato e assorbe l’esame del secondo.
Giova rammentare che alla stregua di quanto chiarito da Cass. n. 9111/2012, in tema di notificazioni a mezzo posta, la disciplina relativa alla raccomandata con avviso di ricevimento, mediante la quale può essere notificato l’avviso di liquidazione o di accertamento senza intermediazione dell’ufficiale giudiziario, è quella dettata dalle disposizioni concernenti il servizio postale ordinario per la consegna dei plichi raccomandati, in quanto le disposizioni di cui alla legge 20 novembre 1982, n. 890, attengono esclusivamente alla notifica eseguita dall’ufficiale giudiziario ex art. 140 cod. proc. civ. Ne consegue che, difettando apposite previsioni della disciplina postale, non deve essere redatta alcuna relata di notifica o annotazione specifica sull’avviso di ricevimento in ordine alla persona cui è stato consegnato il plico, e l’atto pervenuto all’indirizzo del destinatario deve ritenersi ritualmente consegnato a quest’ultimo, stante la presunzione di conoscenza di cui all’art. 1335 cod. civ., superabile solo se il medesimo dia prova di essersi trovato senza sua colpa nell’impossibilità di prenderne cognizione.
Sempre con specifico riferimento alle formalità relative alla notifica ai sensi dell’art. 140 c.p.c. in campo tributario Cass. n. 26864/2014 ha precisato che in tema di notificazione ai sensi dell’art. 140 cod. proc. Civ., la raccomandata cosiddetta informativa, poiché non tiene luogo dell’atto stesso nella casa comunale, non è soggetta alle disposizioni di cui alla legge 20 novembre 1982, n. 890, sicché occorre per la stessa rispettare solo quanto prescritto dal regolamento postale per la raccomandata ordinaria (Nell’enunciare l’anzidetto principio la S.C., ha escluso che la mancata specificazione, sull’avviso di ricevimento, della qualità del consegnatario e della situazione di convivenza o meno col il destinatario determinasse la nullità della notificazione).
Si è poi aggiunto che nella notificazione nei confronti di destinatario irreperibile, ai sensi dell’art. 140 cod. proc. Civ., non occorre che dall’avviso di ricevimento della raccomandata informativa del deposito dell’atto presso l’ufficio comunale, che va allegato all’atto notificato, risulti precisamente documentata l’effettiva consegna della raccomandata, ovvero l’infruttuoso decorso del termine di giacenza presso l’Ufficio postale, né, che, in definitiva, detto avviso contenfa, a pena di nullità dell’intero procedimento notificatorio, tutte le annotazioni prescritte in caso di notificazione effettuata a mezzo del servizio postale, dovendo piuttosto da esso risultare, a seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 3 del 2010, il trasferimento, il decesso del destinatario o altro fatto impeditivi (non della conoscenza effettiva, ma) della conoscibilità dell’avviso stesso – cfr. Cass. n. 2959/2013 -.
A tali principi non si è conformato il giudice di appello che, dichiarando la nullità della notificazione della cartella esattoriale effettuata dal messo notificatore ai sensi dell’art. 140 c.p.c. ha per l’un verso erroneamente ritenuto applicabile la disciplina di cui alla legge 20 novembre 1982, n. 890 e, peraltro verso, ha preteso di condizionare la validità della notificazione alla riferibilità della firma apposta sulla raccomandata di ricevimento al destinatario della stessa, senza invece considerare l’inutilità si siffatta verifica, una volta acclarato il compimento della formalità dell’inoltro al destinatario della raccomandata informativa.
Sulla base di tali considerazioni il ricorso va accolto e la sentenza cassata con rinvio ad altra sezione della CTR del Lazio che pure provvederà alla liquidazione delle spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

Visti gli artt. 375 e 380-bis c.p.c..
Accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia ad altra sezione della CTR Lazio che pure provvederà alla liquidazione delle spese del giudizio di legittimità.

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