Antonio Ciotola
Antonio Ciotola
29 Apr 2016
 
Le Rubriche di LLpT


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Custodia cautelare: scarcerata l’infermiera di Piombino accusata di 14 omicidi

Il Tribunale per il riesame ha annullato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip: un duro colpo all’impianto accusatorio

 

Da alcuni giorni le cronache giornalistiche stanno dando ampissimo risalto alla vicenda di Fausta Bonino l’infermiera di Piombino arrestata il 30 marzo 2016 perchè accusata di essere una omicida seriale (serial killer) per aver provocato la morte di 13 anziane persone ricoverate all’ospedale dove prestava servizio e scarcerata, solo alcuni giorni dopo, dal tribunale per il riesame. Ad oggi le vittime che, secondo gli inquirenti, avrebbe ucciso sono salite a 14.

Lasciando i particolari della vicenda alle cronache giornalistiche, nell’articolo cercherò di spiegare in cosa consiste la procedura di riesame, per rendere maggiormente comprensibile, ad un pubblico di non addetti ai lavori, i meccanismi processuali che hanno condotto alla scarcerazione dell’indagata.

 

 

L’ordinanza di custodia cautelare

Prima di parlare della procedura di riesame [1] dobbiamo chiarire cos’è una ordinanza di custodia cautelare. L’ordinanza di custodia cautelare è l’ordine di arresto, solitamente emesso dal giudice per le indagini preliminari su richiesta del pubblico ministero.

In presenza di gravi indizi di colpevolezza (sono tali tutti quegli elementi in forza dei quali appaia molto probabile che l’indagato/a abbia commesso un reato) e delle esigenze cautelari (pericolo di inquinamento probatorio, pericolo di fuga e pericolo di recidiva) ed in presenza di un reato che per limiti di pena consenta l’arresto, il pubblico ministero avanza richiesta motivata al gip (giudice indagini preliminari) affinchè quest’ultimo emetta l’ordinanza di custodia cautelare.

Sul tema specifico della custodia cautelare ho pubblicato altro articolo raggiungibile attraverso il link seguente al quale si rimanda per tutti gli approfondimenti e le curiosità

http://www.laleggepertutti.it/110034_custodia-cautelare-privazione-della-liberta-prima-della-condanna

 

Il gip, ricevuta la richiesta del pm, la valuterà accogliendola oppure respingendola. Se decide di accoglierla potrà anche, eventualmente, disporre una misura cautelare diversa da quella richiesta dal pm. Facciamo un esempio: il pm ritiene che l’indagato debba essere portato in carcere perché gravemente indiziato di rapina per cui, in presenza di esigenze cautelari (appare probabile, ad esempio, che l’indagato possa commettere altri reati) chiede al gip di emettere ordinanza di custodia cautelare in carcere.

 

Il gip, a questo punto, ricevuta la richiesta del pm potrà:

 

  • condividere la tesi del pm ed emettere perciò l’ordinanza come richiesta (ordinare l’arresto dell’indagato/a);
  • non condividere la richiesta rispetto ai gravi indizi di colpevolezza (ritenendo, in buona sostanza che non vi siano elementi tali da ritenere molto probabile la responsabilità dell’indagato);
  • condividere circa l’esistenza dei gravi indizi di colpevolezza ma ritenere che la custodia in carcere non sia necessaria (non condivide il giudizio sulle esigenze cautelari) ed applica allora una diversa misura cautelare, ad esempio, gli arresti domiciliari.

 

Il riesame può essere definito, con una certa approssimazione, il mezzo con il quale l’indagato impugna l’ordinanza di custodia cautelare.

 

 

 

La procedura di riesame

La procedura di riesame è ad alto tasso tecnico: il codice di procedura penale prevede, infatti, un meccanismo molto articolato caratterizzato da una serie di termini e di oneri che devono necessariamente compiersi in un certo modo ed entro un ben determinato lasso di tempo, a pena di inefficacia (annullamento) della misura cautelare applicata.

 

Così, giusto per fare un esempio e senza entrare oltre nell’aspetto tecnico della procedura, è previsto che il difensore debba ricevere la notifica dell’avviso della data di fissazione della udienza innanzi al Tribunale per il Riesame, almeno 3 giorni prima a pena dell’annullamento (inefficacia) della misura cautelare applicata o, ancora, che tutta la procedura debba definirsi con la decisione del tribunale del riesame entro giorni da quando questi ha ricevuto tutti gli atti della procedura da parte dell’ufficio del pm. Anche il mancato rispetto di questo termine formale comporta l’annullamento dell’ordinanza e, quindi, la scarcerazione dell’indagato/a.

 

In soldoni, e con una certa approssimazione, possiamo dire che con l’istanza di riesame l’indagato chiede al tribunale per il riesame (anche detto tribunale della libertà) una nuova valutazione su tutti gli elementi già valutati in precedenza dal gip e sui quali, quest’ultimo, ha espresso il suo giudizio – negativo dal punto di vista dell’indagato – emettendo l’ordinanza di custodia cautelare.

 

Il tribunale per la libertà investito della procedura ha ampissima discrezionalità nella valutazione degli elementi e di tutte le circostanze del fatto e degli elementi giuridici potendo, in sostanza, confermare, modificare o annullare l’ordinanza di custodia cautelare.

 

Premettendo che, al momento in cui si scrive, non sono ancora state rese note le motivazioni del provvedimento del riesame (i motivi della decisione possono infatti essere depositati anche successivamente) per cui si può solo ipotizzare, è però piuttosto agevole ritenere che, nel caso alla nostra attenzione, il tribunale della libertà non abbia condiviso il parere del pm e del gip, annullando l’ordinanza di custodia cautelare, non ravvisando un grave quadro indiziario (non ravvisando, cioè, la presenza di elementi che lascino intendere come molto probabile il fatto che l’indagata sia colpevole dei reati di cui è accusata).

 

 

Ma questo significa che è innocente e non sarà processata?

Niente affatto. Questo significa solo che, allo stato, l’indagata sarà processata in stato di libertà – sempreché il pm non faccia ricorso in cassazione e la cassazione non confermi le tesi dell’accusa – con le indagini che continueranno anche se, è evidente, che la decisione del tribunale per il riesame di annullare l’ordinanza di custodia cautelare ordinando la scarcerazione dell’indagata, costituisce un duro colpo per il teorema accusatorio.


[1] Art. 309 cod.pro.pen. 1. Entro dieci giorni dalla esecuzione o notificazione del provvedimento, l’imputato può proporre richiesta di riesame, anche nel merito, della ordinanza che dispone una misura coercitiva, salvo che si tratti di ordinanza emessa a seguito di appello del pubblico ministero

Per l’imputato latitante [il termine decorre dalla data di notificazione eseguita a norma dell’articolo 165. Tuttavia, se sopravviene l’esecuzione della misura, il termine decorre da tale momento quando l’imputato prova di non aver avuto tempestiva conoscenza del provvedimento.

Il difensore dell’imputato può proporre la richiesta di riesame entro dieci giorni dalla notificazione dell’avviso di deposito dell’ordinanza che dispone la misura

3 bis. Nei termini previsti dai commi 1, 2 e 3 non si computano i giorni per i quali è stato disposto il differimento del colloquio, a norma dell’articolo 104, comma 3.

La richiesta di riesame è presentata nella cancelleria del tribunale indicato nel comma 7. Si osservano le forme previste dagli articoli 582 e 583 .

Il presidente cura che sia dato immediato avviso all’autorità giudiziaria procedente la quale, entro il giorno successivo, e comunque non oltre il quinto giorno (5), trasmette al tribunale gli atti presentati a norma dell’articolo 291, comma 1, nonché tutti gli elementi sopravvenuti a favore della persona sottoposta alle indagini.

Con la richiesta di riesame possono essere enunciati anche i motivi. Chi ha proposto la richiesta ha, inoltre, facoltà di enunciare nuovi motivi davanti al giudice del riesame facendone dare atto a verbale prima dell’inizio della discussione.

Sulla richiesta di riesame decide, in composizione collegiale, il tribunale del luogo nel quale ha sede la corte di appello o la sezione distaccata della corte di appello nella cui circoscrizione è compreso l’ufficio del giudice che ha emesso l’ordinanza.

Il procedimento davanti al tribunale si svolge in camera di consiglio nelle forme previste dall’articolo 127. L’avviso della data fissata per l’udienza è comunicato, almeno tre giorni prima, al pubblico ministero presso il tribunale indicato nel comma 7 e, se diverso, a quello che ha richiesto l’applicazione della misura; esso è notificato, altresì, entro lo stesso termine, all’imputato ed al suo difensore. Fino al giorno dell’udienza gli atti restano depositati in cancelleria, con facoltà per il difensore di esaminarli e di estrarne copia.

8 bis. Il pubblico ministero che ha richiesto l’applicazione della misura può partecipare all’udienza in luogo del pubblico ministero presso il tribunale indicato nel comma 7.

Entro dieci giorni dalla ricezione degli atti il tribunale, se non deve dichiarare l’inammissibilità della richiesta, annulla, riforma o conferma l’ordinanza oggetto del riesame decidendo anche sulla base degli elementi addotti dalle parti nel corso dell’udienza. Il tribunale può annullare il provvedimento impugnato o riformarlo in senso favorevole all’imputato anche per motivi diversi da quelli enunciati ovvero può confermarlo per ragioni diverse da quelle indicate nella motivazione del provvedimento stesso.

Se la trasmissione degli atti non avviene nei termini di cui al comma 5 o se la decisione sulla richiesta di riesame non interviene entro il termine prescritto, l’ordinanza che dispone la misura coercitiva perde efficacia.

 


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