Intercettazioni: sì al trojan anche nella privata dimora
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29 Apr 2016
 
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Intercettazioni: sì al trojan anche nella privata dimora

Sezioni Unite della Cassazione: sì alle intercettazioni con virus su pc, tablet e smartphone a casa dell’indagato.

 

Diventano lecite le intercettazioni con virus (cosiddetto captatore informatico) annidati su dispositivi portatili come pc, tablet e smartphone sebbene presso la privata dimora dell’indagato: l’uso del trojan per captare le conversazioni tra presenti è stato sdoganato pochi minuti fa dalle Sezioni Unite della Cassazione con una informazione provvisoria [1]. Ma solo a condizione che le indagini riguardino reati di criminalità organizzata, anche terroristica, nonché quelli legati ad associazione per delinquere e, quindi, anche di stampo mafioso.

 

La dimora diventa quindi luogo ove è possibile, per gli inquirenti, origliare le conversazioni dei presenti mediante i captatori elettronici, virus in grado di attivare microfoni, telecamere ed altri strumenti. E ciò anche se i luoghi sensibili non sono singolarmente individuabili e in quel momento non si sta svolgendo l’attività criminosa sul posto.

 

Sul punto, l’orientamento della giurisprudenza era altalenante (ne avevamo parlato in “Tablet intercettati con un trojan”). La Corte, però, ha sposato la tesi meno garantista e, con un’interpretazione estensiva, ritiene possibile l’installazione di un “captatore informatico” (cosiddetto trojan horse, [cavallo di Troia]) nel dispositivo portatile. E ciò anche se si tratta di un’area estremamente mobile, in grado di seguire gli spostamenti dell’apparecchio e nonostante l’indagato si trovi dentro la propria privata dimora.

 

Nel caso delle intercettazioni con il virus informatico autoinstallante, invero, non conta la situazione ambientale in cui la registrazione avviene perché è la modalità tecnica con cui essa avviene a rendere irrilevante il fatto che si tratti o meno di un luogo di privata dimora: si tratta infatti di un’intercettazione che risulta per sua natura itinerante.


[1] Cass. informazione provvisoria 15/2016.

 


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