Noemi Secci
Noemi Secci
30 Apr 2016
 
Le Rubriche di LLpT


Le Rubriche di LLpT
 

Opzione donna, malattia e disoccupazione non contano

Pensione anticipata con opzione donna, attenzione ai periodi part time, di malattia e disoccupazione per il computo dei 35 anni di contributi.

 

Mi è stata respinta la domanda di pensione con Opzione donna per colpa di un periodo di malattia: com’è possibile, dato che risultano accreditati i contributi figurativi?

 

L’Opzione donna è, in realtà, una particolare tipologia di pensione di anzianità “sopravvissuta” alla riforma Fornero: proprio per questo motivo, in parallelo a quanto avveniva per le altre pensioni di anzianità, ai fini del raggiungimento del requisito contributivo minimo di 35 anni non sono contati i periodi di malattia e di disoccupazione. Tali periodi, difatti, sono esclusi dalla normativa per il computo del requisito minimo di anzianità, nonostante siano accreditati i contributi figurativi.

Occorre dunque prestare molta attenzione, nella valutazione del possesso dei requisiti per l’Opzione donna, alla presenza di periodi di malattia o di disoccupazione, anche se indennizzati e contribuiti. Le settimane corrispondenti, difatti, devono essere decurtate dal calcolo della contribuzione posseduta. Il calcolo deve essere effettuato al 31 dicembre 2015, in quanto può pensionarsi con l’Opzione chi matura i requisiti utili entro tale data; probabilmente, in futuro, ci saranno comunque delle proroghe.

 

 

Opzione donna: i requisiti

Ricordiamo che i requisiti utili alla pensione con l’Opzione sono, oltre al possesso di 35 anni di contributi:

 

57 anni e 3 mesi di età compiuti entro il 31 dicembre 2015 per le lavoratrici dipendenti;

58 anni e 3 mesi di età compiuti entro il 31 dicembre 2015 per le lavoratrici autonome.

 

Non è peraltro possibile pensionarsi immediatamente, ma occorre attendere una finestra di 12 o 18 mesi (a seconda della categoria, lavoratrici dipendenti o autonome) dalla data di maturazione dei requisiti.

Inoltre è doveroso ricordare che, in cambio dell’anticipo, l’assegno di pensione è calcolato col metodo contributivo (che si basa sui contributi accreditati e non sugli ultimi stipendi ed applica rivalutazioni minime), notevolmente penalizzante.

 

 

Opzione donna: 35 anni di contributi

Come esposto, ai fini del raggiungimento del requisito minimo di 35 anni di contributi non contano gli accrediti figurativi per disoccupazione e malattia.

Ad esempio, se Tizia, al 31 dicembre 2015, possiede 1820 settimane di contributi, pari a 35 anni, delle quali 20 sono di malattia, non potrà pensionarsi con l’Opzione donna (a meno che non possieda dei periodi da riscattare o ricongiungere, in quanto i contributi da riscatto e da ricongiunzione sono pienamente validi per il raggiungimento del requisito, così come i contributi volontari).

Se Caia, invece, possiede 1890 settimane di contributi, di cui 30 di disoccupazione, può pensionarsi con l’Opzione, in quanto, senza contare i contributi figurativi per disoccupazione e malattia, supera il requisito di 1820 settimane richiesto.

 

 

Opzione donna e part time

Occorre prestare una particolare attenzione anche ai periodi di lavoro a tempo parziale: se i contributi versati risultano sotto il minimale, difatti, pur avendo lavorato tutto l’anno al lavoratore risulteranno coperte meno di 52 settimane ed il requisito contributivo viene ridotto in proporzione.

La retribuzione settimanale imponibile minima per l’accredito “intero” dei contributi è pari al 40% del trattamento minimo mensile. Ad esempio, nel 2016, essendo il trattamento minimo pari a 501,89 euro, la retribuzione settimanale minima per l’accredito completo dei contributi deve essere pari a 200,76 euro. Ciò significa, semplificando, che un lavoratore, per vedersi accreditare l’intera contribuzione per 52 settimane, deve percepire uno stipendio almeno pari a 10.440 euro.

Occorre dunque verificare, anno per anno, ai fini del raggiungimento del requisito contributivo per l’Opzione, che le retribuzioni percepite abbiano raggiunto il parametro minimale (l’estratto conto dell’Inps dovrebbe comunque riportare correttamente le settimane già accreditate secondo tale confronto).

Facciamo un esempio: Tizia, lavoratrice part time, nel 2015 (il minimale 2015 è uguale a quello 2016) risulta con una retribuzione imponibile pari a 6.023 euro. Pur avendo lavorato ininterrottamente dal 1° gennaio al 31 dicembre, le saranno accreditate soltanto 30 settimane di contributi e non 52. Per il calcolo, difatti, occorre dividere l’imponibile per il minimale settimanale, ottenendo così le settimane coperte da contribuzione nell’anno.

Ai fini del computo dei contributi per l’Opzione, dunque, non si potrà contare un anno intero, ma solo 30 settimane, come se avesse lavorato circa 7 mesi.


 


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Commenti
25 Giu 2016 Tindara Sottile

Buongiorno, desideravo informazioni nel settore agricolo, opzioni donna, se il trattamento speciale agricolo per completare le 52 settimane annuali ai fini pensione sono validi per completare i 35 anni di contributi e andare in pensione con opzione donna.Grazie