Cos’è la remissione del debito
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30 Apr 2016
 
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Cos’è la remissione del debito

Il creditore può rinunciare al proprio diritto di credito nei confronti del debitore, liberando quest’ultimo dall’obbligo di eseguire la prestazione a suo carico.

 

La remissione è una rinuncia del creditore, in tutto o in parte, al suo diritto nei confronti del debitore (ad esempio il diritto a ottenere il pagamento di una somma di denaro, a vedere demolita un’opera che gli arreca disturbo, a ottenere dal debitore una prestazione continuativa, ecc.). Non appena la remissione viene a conoscenza del debitore, l’obbligazione a carico di quest’ultimo (il pagamento dell’importo) si estingue ed egli, pur non avendo ancora adempiuto la prestazione, si libera.

 

Il creditore non può revocare la remissione del debito: in buona sostanza non può “ripensarci” una volta che il debitore sia venuto a conoscenza di tale sua dichiarazione (potrebbe farlo se ancora la comunicazione non è arrivata a destinazione). L’effetto è che, una volta avuto conoscenza della remissione del debito, il soggetto obbligato non dovrà più eseguire l’adempimento. È chiaro, tuttavia, che, in caso di contestazione, questi dovrà dimostrare che ha ricevuto tale remissione ed è per questo che è sempre consigliabile ottenere una dichiarazione scritta.

 

In teoria (anche se è difficile che ciò avvenga) il debitore può in ogni modo opporsi alla remissione, dichiarando in un congruo termine di non voler profittare della stessa. Mettiamo il caso che il debitore, per una questione di orgoglio personale, intenda comunque adempiere la prestazione a suo carico: potrà ugualmente farlo manifestando la sua intenzione di non accettare la remissione del debito.

 

La remissione può essere:

 

espressa, quando il creditore dichiara di voler rimettere il debito con comunicazione al debitore;

 

tacita, quando il comportamento del creditore sia incompatibile con la volontà di far valere il suo diritto.

 

Come detto, la remissione produce il suo effetto liberatorio solo quando la dichiarazione è comunicata al debitore; la volontà del debitore, infatti, non è elemento necessario per la perfezione del negozio remissorio, ma condizione per la sua operatività. Quindi, la remissione opera a prescindere da accettazione; ma (come appena accennato) è possibile la rinuncia da parte del debitore.

 

La remissione comporta l’estinzione delle relative garanzie reali e personali (pegni, ipoteche e fideiussioni), mentre al contrario la rinuncia alle garanzie non fa presumere la remissione. Si pensi alla banca che rinunci all’ipoteca sulla casa, anche se il mutuo non è stato ancora saldato integralmente: in tal caso il debitore resta tenuto all’adempimento. Viceversa, se la banca rinunciasse al pagamento delle ultime rate del mutuo, cadrebbe anche l’ipoteca.

 

La remissione deve intendersi quale rinuncia al credito?

Parte della dottrina rileva che la remissione del debito non s’identifica propriamente con la rinuncia, in quanto quest’ultima è diretta alla semplice dismissione del credito e non sempre comporta l’estinzione dell’obbligazione (per esempio, la semplice rinuncia al credito da parte di un concreditore solidale comporta l’accrescimento del diritto degli altri concreditori, non l’estinzione parziale del debito); la remissione, invece, è un atto abdicativo unilaterale diretto all’estinzione dell’intero rapporto obbligatorio.


 


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