Bonifico bancario: esiste un limite di importo?
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1 Mag 2016
 
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Redazione
 


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Bonifico bancario: esiste un limite di importo?

 

Qual è l’importo massimo per poter fare un bonifico da un conto a un altro o tramite versamento di una somma di denaro in contanti?

 

Esiste un limite di importo massimo per effettuare un bonifico e cosa si rischia se si opera mediante consegna, al cassiere della banca, di una somma di denaro in contanti superiore all’ammontare di tremila euro (attuale limite all’uso del cash)? Perché il servizio di home banking non mi fa trasferire il denaro, sul conto del mio fornitore, oltre un certo importo? Qual è la causale più corretta da indicare in caso di bonifico e che succede, se invece, dimentico di riportarla? A queste ed altre domande tenteremo di fornire risposta in questo articolo.

 

 

Cos’è il bonifico bancario?

Il bonifico bancario è un sistema di adempimento dell’obbligazione pecuniaria (ossia dell’obbligo di “dare denaro”): esso ha l’effetto di liberare immediatamente il debitore dal proprio obbligo nei confronti del creditore, salvo ovviamente il buon fine dell’operazione. In buona sostanza, il debitore si vale di un intermediario finanziario (una banca o la Posta) per trasferire una somma di denaro sul conto corrente di un altro soggetto (il creditore) in adempimento di un obbligo precedente (derivante, per esempio, da un contratto). Di tale trasferimento rimane sempre una traccia, il che è una doppia garanzia per il debitore: da un lato, infatti, egli avrà sempre la prova documentale dell’esecuzione della prestazione, prova che potrà essere utilizzata anche in un’eventuale causa (dopo numerosi anni la banca potrebbe chiedere un rimborso spese per la stampa dei tabulati con le movimentazioni bancarie); dall’altro lato tale sistema garantisce anche da eventuali contestazioni del fisco, consentendo la dimostrazione che non ci sono stati trasferimenti di denaro in contante, così violando le norme sulla tracciabilità (di cui parleremo a breve).

 

 

Come si fa un bonifico bancario?

Esistono due metodi per effettuare un bonifico bancario.

 

1 – Il primo, e tradizionale, è quello di portare del denaro in contanti allo sportello della banca o della Posta e ordinare al dipendente di trasferire la somma sul conto corrente del creditore. Bisognerà, a tal fine, compilare un apposito modellino e indicare, oltre alle generalità del beneficiario e di colui che esegue il versamento, anche l’importo, il codice Iban (se il bonifico viene effettuato all’estero è necessario riportare anche il codice Swift) e, non in ultimo, la causale del versamento. La causale altro non è che l’indicazione delle motivazioni per cui avviene il pagamento. Come vedremo a breve, si tratta di un momento fondamentale dell’operazione, da non sottovalutare. La banca potrebbe chiedere una commissione a volte anche piuttosto elevata, sicché questo sistema non è conveniente per importi di modesto valore.

Di norma, il trasferimento del denaro non avviene nello stesso giorno e tra l’esecuzione della prestazione e quella in cui avviene l’accredito potrebbero passare più giorni. A riguardo si distingue tra data contabile e data di valuta:

 

  • la data contabile è il giorno in cui viene materialmente eseguita l’operazione
  • la data di valuta è invece il giorno in cui il beneficiario del bonifico vedrà accreditata materialmente la somma sul proprio conto e dal quale, quindi, può utilizzare detto importo.

 

Poiché, come detto, tra la data contabile e la data di valuta non vi è quasi mai corrispondenza (specie quando si paga con assegni), chi esegue il pagamento può fornire, al creditore, gli estremi del cosiddetto CRO o i numeri identificativi dell’ordine di pagamento alla banca, in tal modo dando la prova di aver eseguito l’operazione.

 

 

2 – Il secondo sistema è quello di trasferire la somma dal proprio conto corrente a quello del creditore. Qui non c’è alcun passaggio di denaro in contanti e tutto avviene telematicamente, con addebito dell’importo sul conto del debitore e con accredito sul conto del beneficiario.

Anche in questo caso potrebbe non esservi coincidenza tra la data di valuta e quella contabile.

 

L’operazione, poi, può essere eseguita in due modi differenti:

 

  • recandosi allo sportello della banca o della Posta e fornendo l’ordine al dipendente;
  • operando direttamente dal proprio conto corrente online (cosiddetto home banking).

 

A differenza del precedente sistema, l’operazione così eseguita non presenta di norma costi o, se previste commissioni, sono inferiori rispetto all’utilizzo della somma in contanti.

 

 

Ci sono limiti al contante da versare col bonifico?

Un problema che sovente si pone è quello del limite all’uso del contante (in inglese: cash) che, come ormai noto, è stato elevato dalla legge di Stabilità 2016 a 3.000 euro (in precedenza il tetto era 1.000 euro). L’uso del contante potrebbe venire in rilievo nel momento in cui il bonifico viene effettuato con la prima delle modalità appena descritte, ossia portando il denaro “fisico” allo sportello e consegnandolo al cassiere per il materiale trasferimento sul conto del beneficiario: che succede se il debitore presenta una somma maggiore di 3.000 euro e, quindi, superiore al tetto legale? Il dipendente della banca/posta potrebbe opporsi o chiedere chiarimenti sulla provenienza del denaro? In verità, non esiste alcun limite in tal senso e ben potrebbe il debitore bonificare un importo anche superiore a 3.000 euro, portando una somma di denaro superiore al tetto. Anzi, la legge impone i sistemi di pagamento tracciabili come quello appena descritto.

 

Non vi è neanche rischio nel prelevare dal proprio conto corrente una somma superiore a 3.000 euro e poi consegnarla al cassiere per il bonifico (sebbene l’operazione potrebbe semplicemente essere eseguita con trasferimento da conto a conto). Infatti la legge non pone limiti neanche al prelievo di denaro dal proprio conto corrente, visto che l’importo non passa da un soggetto a un altro ma rimane sempre nella proprietà dello stesso individuo. A riguardo, però, quando si parla di grosse cifre, lasciare una traccia delle motivazioni del prelievo è certamente consigliabile (leggi: “Il prelievo dal conto senza indicare il beneficiario è evasione fiscale”).

 

 

Esiste un limite di importo al bonifico bancario

Non esiste un limite di importo bonificabile: per ciò il debitore può trasferire da proprio conto, a quello del creditore, qualsiasi importo, senza temere alcun rischio di violazione della normativa sulla tracciabilità o sull’antiriciclaggio. La legge vieta infatti solo il trasferimento di denaro contante e non quello che viene eseguito tramite strumenti tracciabili come, appunto, il bonifico o la carta di credito/debito o, in ultimo, l’assegno non trasferibile.

 

In verità l’unico ostacolo che potrebbe trovare il correntista, qualora voglia utilizzare l’home banking, è il limite che, in sede di attivazione del servizio online, potrebbe aver imposto la banca all’importo giornaliero da bonificare. Il limite varia da contratto a contratto e per rimuoverlo o per elevarlo, il correntista deve necessariamente rivolgersi al proprio sportello, recandosi in banca.

Tale tetto viene stabilito a garanzia dello stesso cliente per evitare che eventuali usi fraudolenti da parte di criminali informatici possano determinare danni consistenti: emblematico è il caso del phishing, situazione in cui l’utente viene invitato, attraverso una mail, a inserire la propria username e password su una pagina del tutto identica a quella della propria banca, mentre invece è solo un fake realizzato dall’hacker.

 

 

La causale per il bonifico bancario

Non bisogna sottovalutare l’importanza della causale del bonifico. Questa non serve solo come semplice “promemoria” per debitore e creditore, ma serve a due funzioni:

 

  • individuare con precisione il debito che viene estinto con quello specifico pagamento. Si pensi all’ipotesi in cui, tra debitore e creditore, vi siano più rapporti di dare/avere come nel caso di contratti di fornitura del gas o dell’energia elettrica: qui l’indicazione della causale (ad esempio, la fattura) consente al debitore di identificare quale debito viene adempiuto e, quindi, deve ritenersi estinto. Se, ad esempio, sono in contestazione alcuni importi, il debitore potrà specificare quali intende pagare e quali no. Se tale indicazione dovesse mancare, e si dovesse rimanere nell’incertezza del credito a cui riferire il versamento, si applicherebbero le regole generali del codice civile che danno priorità – in ordine – al debito più antico, a quello meno garantito, ecc. (leggi: “A quale debito si considera riferito il pagamento?”);
  • a garantirsi da eventuali contestazioni dell’Agenzia delle Entrate: la causale del bonifico, in determinati casi, è fondamentale per evitare accertamenti fiscali.

 

Abbiamo elencato alcune delle causali più ricorrenti in caso di bonifico bancario nelle guide: “La causale per ogni bonifico bancario” e “La causale per la donazione o prestito tra parenti“.


Autore immagine: Pixabay.com

 


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