Divorzio: i criteri per stabilire il mantenimento all’ex
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1 Mag 2016
 
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Divorzio: i criteri per stabilire il mantenimento all’ex

Separazione e divorzio: la moglie ottiene un mantenimento in proporzione al reddito del marito dopo il matrimonio, al netto delle spese da questi sostenute per il mutuo.

 

 

A quanto può ammontare l’assegno di mantenimento che mia moglie potrà ottenere in caso di separazione e successivo divorzio? Una domanda che si pongono molti mariti al raggiungimento della consapevolezza che il matrimonio è ormai al capolinea. La risposta non esiste, né la legge ha stabilito regole matematiche: ogni caso è diverso dall’altro perché pesano – oltre ovviamente alle personali convinzioni del giudice – anche le condizioni dei singoli coniugi, i rispettivi redditi, il tenore di vita che questi hanno mantenuto durante il matrimonio, le prospettive di carriera dei due, le spese successive alla separazione, l’esistenza di debiti (un mutuo, per esempio) e l’utilizzo della casa familiare. Insomma, sono così tante le variabili che, ad essere sinceri, neanche il miglior avvocato matrimonialista può stabilire, su due piedi, a quanto ammonti l’assegno di mantenimento per una separazione o divorzio.

 

 

Divorzio: i criteri per stabilire il mantenimento all’ex

La legge e la giurisprudenza hanno però fissato delle linee guida e una recente sentenza del Tribunale di Roma [1] le richiama tutte, costituendo così una sorta di decalogo per la coppia che decide di separarsi. Analizziamole qui di seguito in modo schematico.

 

Bisogna innanzitutto verificare chi sia il coniuge con il reddito più basso: poiché lo scopo dell’assegno di mantenimento non è quello di punire uno dei due ex sposi, ma di aiutare quello economicamente più “debole”, la prima cosa che si deve vedere è se il marito o la moglie ha un reddito più basso dell’altro. Il mantenimento spetterà a chi dei due ha risorse economiche insufficienti a consentirgli di mantenere lo stesso tenore di vita di cui godeva durante il matrimonio. Del resto lo scopo del mantenimento è proprio questo: garantire una continuità (almeno tendenziale) tra lo stile di vita avuto durante la convivenza e quello successivo. Un condizione, ovviamente, solo ideale e mai raggiungibile in modo perfetto, perché, con la separazione, aumentano le spese e i redditi, quindi, si riducono.

Se non dovesse esservi un dislivello di reddito tra i due ex coniugi, nessuno dei due avrà diritto al mantenimento.

 

Una importante precisazione: chi ha subito il cosiddetto addebito, ossia la dichiarazione di responsabilità per la fine del matrimonio (a causa del proprio comportamento contrario ai doveri del matrimonio, come nel caso del coniuge violento, infedele o che abbandoni la casa), non potrà mai ottenere il mantenimento, anche se il suo reddito è più basso.

 

 

Come si determina il reddito dei coniugi

Per determinare il reddito dei rispettivi coniugi, il giudice dovrà considerare non solo le entrate, ma anche le uscite. Come si diceva, la separazione porta sempre dei costi aggiuntivi, non fosse altro per il fatto che, almeno uno dei due, dovrà trovare un alloggio diverso e, quindi, pagare un affitto o contrarre un mutuo. Quindi, nella verifica del reddito andranno valutati elementi come:

 

– le spese sostenute per l’alloggio: il fatto che uno dei due abbia la casa di proprietà o continui a vivere sotto il tetto coniugale è un’utilità suscettibile di valutazione economica;

 

– l’eventuale presenza di prestiti o di mutui da restituire alla banca creditrice;

 

– la presenza di una nuova famiglia con ulteriori figli che potrebbero ridurre il reddito della persona obbligata al versamento del mantenimento;

 

 

Il tenore di vita durante il matrimonio

Il giudice dovrà poi verificare il tenore di vita goduto dai coniugi durante il matrimonio. A tal fine bisognerà verificare le spese che il nucleo familiare era solito sostenere. Ecco perché, nella determinazione dell’assegno di mantenimento, non contano tanto le dichiarazioni dei redditi presentate dal coniuge che dovrà versare l’assegno quanto piuttosto la prova di tutti gli acquisti di un certo valore e, insomma, delle uscite economiche affrontate quando ancora vi era la convivenza: rileveranno viaggi, cene, acquisto di auto, ecc.

 

Anche la breve durata del matrimonio potrebbe influire – non certo eliminare – il diritto all’assegno di mantenimento.

 

Incidono poi fattori come la più o meno giovane età del coniuge beneficiario del mantenimento, la sua preparazione scolastica, la sua abilità al lavoro, ecc.

 

 

Il mantenimento dei figli

Le stesse regole valgono per la determinazione del contributo per il mantenimento dei figli, anche se maggiorenni: non si può, infatti, prescindere dalla disamina delle condizioni economiche delle parti. Il risultato dovrà poi essere calibrato coi parametri di legge, quali le attuali esigenze della prole, il tenore di vita durante il matrimonio e i tempi di permanenza dei figli presso ciascun genitore.

 

Il principio di proporzionalità rispetto al reddito percepito da ciascun genitore va infine perseguito anche nel giudizio di divorzio e l’analisi del giudice va considerata autonoma rispetto a quella del giudizio di separazione, trattandosi di due processi assolutamente indipendenti.


La sentenza

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

IL TRIBUNALE DI ROMA SEZIONE PRIMA CIVILE

in composizione collegiale così costituito:

Dott.ssa Franca Mangano – Presidente

Dott.ssa Donatella Galterio – giudice relatore

Dott. Vincenzo Vitalone – giudice

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nella causa civile di primo grado iscritta al numero 76440 del ruolo generale degli affari contenziosi dell’anno 2012, vertente

TRA

Ca.Al.Fr., con domicilio eletto in Roma, presso lo studio del procuratore avvocato Ma.Pi.Be., rappresentante e difensore per procura in atti

PARTE RICORRENTE E

Da.Mo., con domicilio eletto in Roma, presso lo studio del procuratore avvocato Su.Lo., rappresentante e difensore per procura in atti

PARTE RESISTENTE

con l’intervento in causa del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Roma

OGGETTO: cessazione effetti civili del matrimonio

CONCLUSIONI

All’udienza di precisazione delle conclusioni svoltasi in data i procuratori delle parti hanno così concluso:

La parte ricorrente: disporsi che ognuna delle parti provveda al mantenimento dei figli nei

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[1] Trib. Roma sent. dell’8.04.2016.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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