Contributi da versare su ogni beneficio o somme pagate ai lavoratori
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1 Mag 2016
 
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Contributi da versare su ogni beneficio o somme pagate ai lavoratori

È assoggettato a contribuzione tutto ciò che il lavoratore riceve dal datore di lavoro in denaro o in natura, al lordo di qualsiasi ritenuta, salva la prova che l’erogazione appartenga ad una delle categorie espressamente escluse dalla legge.

 

Qualsiasi benefit, somma o regalo in natura erogato dal datore di lavoro ai dipendenti è soggetto a contribuzione [1], finanche il parcheggio gratuito o l’abbonamento a programmi televisivi. È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza [2].

 

La Corte precisa che l’azienda deve versare i contributi su ogni somma, regalo, beneficio e, in generale, ogni strumento professionale, in grado di accrescere e migliorare la capacità di lavoro dei dipendenti. La legge [1], infatti, assoggetta a contribuzione tutto ciò che il lavoratore riceve dal datore di lavoro. Sono escluse, dalla stessa normativa, alcune erogazione specifiche quali ad esempio:

 

a) le somme corrisposte a titolo di trattamento di fine rapporto;

b) le somme corrisposte in occasione della cessazione del rapporto di lavoro al fine di incentivare l’esodo dei lavoratori, nonché quelle la cui erogazione trae origine dalla predetta cessazione;

c) i proventi e le indennità conseguite a titolo di risarcimento danni;

d) le somme poste a carico di gestioni assistenziali e previdenziali obbligatorie per legge;

e) le erogazioni previste dai contratti collettivi aziendali, ovvero di secondo livello, delle quali sono incerti la corresponsione o l’ammontare e la cui struttura sia correlata dal contratto collettivo medesimo alla misurazione di incrementi di produttività, qualità ed altri elementi di competitività assunti come indicatori dell’andamento economico dell’impresa e dei suoi risultati.

 


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza 23 febbraio – 27 aprile 2016, n. 8382
Presidente Bronzini – Relatore Cavallaro

Fatto

Con sentenza depositata il 18.7.2013, la Corte d’appello di Roma, in riforma della statuizione di primo grado, revocava il decreto ingiuntivo con cui il Tribunale di Roma aveva ingiunto a Sky Italia s.r.l. di pagare all’INPGI somme per contributi evasi sul c.d. pacchetto Sky e sui buoni pasto.
La Corte, per quanto qui interessa, riteneva che l’abbonamento ai programmi televisivi gratuitamente concesso ai taluni dei giornalisti dipendenti dell’azienda dovesse considerarsi strumento idoneo ad accrescere la loro professionalità e come tale fosse estraneo alla nozione di retribuzione imponibile ai fini contributivi, a prescindere dal particolare settore di informazione cui il singolo giornalista era addetto. Per la cassazione di tali statuizioni ricorre l’INPGI, affidandosi a due motivi di ricorso. Resiste Sky Italia s.r.l. con controricorso. Entrambe le parti hanno depositato memoria.

Diritto

Con il primo motivo, l’Istituto ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 112, 115 e 414 n. 4 c.p.c. nonché dell’art. 2697 c.c. per avere la Corte escluso l’assoggettabilità a

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[1] Ai sensi dell’art. 12, legge n. 153/1969.

[2] Cass. sent. n. 8382/16 del 27.04.2016.

 

Autore immagine: Pixabay. com

 


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