Cartella esattoriale e intimazione di pagamento: le differenze
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1 Mag 2016
 
L'autore
Marco Borriello
 


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Cartella esattoriale e intimazione di pagamento: le differenze

 

Cos’è la cartella: caratteristiche essenziali e termine per il pagamento; esecuzione forzata entro un anno: intimazione di pagamento se scade il termine. Caratteristiche dell’intimazione di pagamento.

 

Quando Equitalia bussa alla porta, gli italiani tremano; qualche volta si tratta di una piccola multa dimenticata e non pagata, ma più spesso, invece, l’atto è pieno di brutte sorprese: tasse non pagate, bolli auto, contributi non versati, contravvenzioni prese a raffiche dai propri figli, ecc.

Questo articolo si propone di spiegare, il più banalmente possibile, la differenza tra la cartella esattoriale (anche detta cartella di pagamento) e l’intimazione di pagamento.

 

 

Che cos’è la cartella esattoriale?

È la conseguenza di un debito che risulta a carico del cittadino, nei confronti dell’ente impositore: questi può essere l’Agenzia delle Entrate, l’Inps, il Comune dove è stata presa la multa, ecc.

In virtù di questo debito, l’ente impositore iscrive il debito a ruolo: questo significa che il debito in questione, ad esempio la multa non pagata, diventa un titolo esecutivo.

Titolo esecutivo significa, in soldoni, che l’ente impositore, in caso di protratto inadempimento, può procedere ad esecuzione forzata: un po’ come fanno le banche quando non si paga il mutuo.

 

Detto ciò, prima di procedere all’esecuzione forzata, la legge impone di inviare un atto, al cittadino, chiamato cartella esattoriale: in questa, si possono leggere tutte le informazioni relative al debito (che abbiamo visto è già supportato da un titolo esecutivo), chi è il creditore, come pagare, a chi fare ricorso, quando impugnare, ecc.

Il cittadino ha 60 giorni di tempo per pagare: prima di tale data, Equitalia non può procedere.

 

In particolare, scaduti i 60 giorni dalla notifica della cartella esattoriale, Equitalia può avviare l’esecuzione forzata (un pignoramento) o le misure cautelari (pegno ipoteca).

 

Tuttavia, Equitalia deve agire, dopo la notifica della cartella e scaduti i 60 giorni senza alcun pagamento, entro il termine massimo di un anno. Cosa succede, però, se si supera questa data? Può Equitalia agire ugualmente? Assolutamente no. Perché possa farlo deve notificare una sorta di sollecito, con raccomandata a.r., che ha lo scopo di rinnovare al debitore l’impegno di pagare: è la cosiddetta intimazione di pagamento.

 

 

Che cos’è l’intimazione di pagamento?

Quando trascorre più di un anno dalla notifica della cartella senza che sia stata avviata l’esecuzione forzata, Equitalia è obbligata per legge ad inviare un atto, chiamato intimazione di pagamento.

In sostanza, questo documento che il cittadino riceve, ricorda a quest’ultimo il debito da pagare e lo informa che, se non lo fa, entro 5 giorni  si procederà ad esecuzione forzata.

 

Il problema dell’intimazione di pagamento è che spesso essa è un bel “minestrone”: nella pratica, infatti, avviene sempre più frequentemente che nelle intimazioni Equitalia raccolga tutte le cartelle esattoriali ricevute e non pagate dal malcapitato cittadino.

 

Ad esempio, c’è la cartella relativa all’accertamento fiscale del 2008, c’è la cartella relativa alle multe del 2006, c’è la cartella relativa al bollo auto del 2007, ecc.

 

L’intimazione di pagamento così costituita, cioè con diverse cartelle, diversi enti creditori e debiti di natura varia, non è di per sé illegittima, ma inevitabilmente genera nel cittadino grossa confusione.

Molti ad esempio, non comprendono come, dove e quando fare ricorso contro di essa: la cosa è spiegata in poche piccole righe nel documento, ma si tratta di un’illustrazione assolutamente insufficiente.

Peraltro è anche facile che, nello stesso documento, tra le varie cartelle, ce ne siano alcune prescritte oppure mai ricevute e non sanno come si procede.

 

Per quanto riguarda le regole sulla competenza del giudice, esse possono essere così schematizzate:

 

– per le cartelle relative alle multe, si ricorre al Giudice di Pace, entro 30 giorni dalla notifica dell’intimazione;

– per le cartelle relative ai tributi, si ricorre alla Commissione Tributaria Provinciale, entro 60 giorni dalla notifica dell’intimazione;

– per le cartelle relative ai contributi Inps, si ricorre al Tribunale, entro 40 giorni dalla notifica dell’intimazione.

 

In buona sostanza, il contribuente potrebbe essere costretto a fare anche tre ricorsi differenti, per ottenere ragione di tutte le cartelle in questione, con evidente aggravio di costi.

Resta inteso che, se l’intimazione di pagamento contiene, ad esempio, cinque cartelle e soltanto tre di esse sono prescritte, mentre le restanti due sono prive di difetti, il ricorso proposto contro le prescritte, anche se accolto, non avrà alcun effetto su quelle legittime e non impugnate: quest’ultime dovranno essere pagate.


 


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