TARI: tutte le faq
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2 Mag 2016
 
L'autore
Maria Monteleone
 


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TARI: tutte le faq

Quando scade la TARI e entro quanto tempo il Comune può riscuoterla? Sono previste riduzioni per chi fa la raccolta differenziata? E per chi manca da casa per lunghi periodi? Le risposte dell’Istituto per la Finanza e l’Economia Locale.

 

L’Istituto per la Finanza e l’Economia Locale (IFEL) ha pubblicato una serie di risposte alle domande più frequenti in tema di tassa sui rifiuti (TARI) su requisiti, termini di pagamento, prescrizione, agevolazioni e regole per l’abitazione principale.

Riportiamo le più rilevanti [1].

 

 

Pagamento e prescrizione TARI

a) Quali sono i termini di pagamento della TARI?

Le norme previste dalla legge riguardo il pagamento della TARI stabiliscono che i versamenti devono essere effettuati in autoliquidazione alle date di scadenza delle rate fissate dal regolamento comunale o in un’unica soluzione entro il 16 giugno dell’anno di riferimento.

 

A carico del Comune c’è solo l’obbligo di informare il cittadino circa l’importo che deve pagare, sicuramente anche tramite un servizio di sportello, anche telefonico, ed eventualmente con l’invio di una comunicazione e di un modello di pagamento precompilato. In questo caso, eventuali omessi o tardivi pagamenti devono essere sanzionati con le modalità previste dalla relativa normativa e possono essere sanati con l’eventuale utilizzo del ravvedimento operoso.

 

Il Comune che modifica le modalità di pagamento della TARI, adottando – come accade nella grande maggioranza dei casi – dispositivi di liquidazione d’ufficio, deve indicare tale scelta con una apposita norma regolamentare.

In questo caso, la normativa deve delineare la procedura che si intende seguire, dall’ invio di un modello di pagamento precompilato con la fornitura di tutte le informazioni sul tributo che deve essere pagato, agli eventuali solleciti bonari, alla notifica di un avviso di accertamento per omesso o parziale pagamento.

 

b) Quali sono i termini di prescrizione per l’attività di accertamento e riscossione coattiva?

 

La mancata approvazione di una norma regolamentare che preveda una procedura diversa obbliga il Comune ad applicare la norma di legge e quindi a notificare a tutti coloro che non hanno pagato nei termini previsti un avviso di accertamento, le relative sanzioni, e a chi ha pagato tardivamente un provvedimento di irrogazione di sanzioni.

 

Si ricorda che la notifica dell’avviso di accertamento per la TARI deve essere effettuata entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui il tributo avrebbe dovuto essere pagato o è stato pagato in maniera insufficiente.

 

In caso di mancato pagamento dell’avviso di accertamento, l’ingiunzione o la cartella di pagamento debbono essere notificati entro il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello in cui l’avviso di accertamento è diventato definitivo.

 

 

Riduzione TARI e incentivi raccolta differenziata

a) Il Comune, per incentivare comportamenti virtuosi, può prevedere forme premiali per chi effettua conferimenti di rifiuti differenziati in punti di raccolta appositi?

 

Il Comune, nel disciplinare le riduzioni della TARI per raccolta differenziata, può anche prevedere di riconoscere la riduzione solo a chi conferisce in appositi centri di raccolta (soprattutto quando la raccolta differenziata viene effettuata con contenitori stradali ed è quindi impossibile individuare i singoli conferitori).

 

È certamente legittimo prevedere riconoscimenti premiali a chi ha determinati comportamenti positivi nel conferimento alla raccolta differenziata, comportamenti da determinare in base alle specificità del sistema di gestione adottato localmente.

 

b) Nel calcolo del numero degli occupanti al fine della determinazione della tariffa per le utenze domestiche residenti è possibile non tenere conto di residenti assenti per la maggior parte dell’anno per motivi di studio, lavoro o cura?

 

La risposta è positiva. Occorre però disciplinare correttamente sia la presentazione preventiva delle domande, che dovrebbe essere rinnovata annualmente, e della documentazione che attesta l’effettiva assenza dalla residenza. Si ritiene che l’assenza dalla residenza debba essere superiore ad un congruo periodo, di massima sei mesi nel corso dell’anno per giustificare la richiesta.

 

 

Utenza domestica TARI, abitazione principale con più unità immobiliari

Nel caso di abitazione principale costituita da due unità immobiliari catastalmente distinte, comunicanti, con ingresso unico, con un’unica utenza di gas, di luce e di acqua, di fatto quindi non a disposizione per un uso autonomo, è corretto richiedere una sola quota variabile della tariffa TARI parametrata al numero dei componenti la famiglia?

 

La TARI non è un’imposta sul patrimonio immobiliare come l’IMU, dove il possesso e la condizione catastale risultano determinanti ai fini della pretesa tributaria, bensì è una tassa correlata all’erogazione del servizio smaltimento rifiuti e spazzamento delle strade, dove la destinazione d’uso e le modalità di utilizzo degli immobili occupati e suscettibili di produrre rifiuti risultano determinanti ai fini dell’imposizione tributaria, sia sotto il profilo della tariffa differenziata e sia in termini di esenzioni e/o esclusioni.

 

L’utenza domestica si riferisce all’abitazione principale dell’intestatario che giuridicamente ed in termini generali può essere costituita da più unità immobiliari adibite a civile abitazione, a differenza dell’IMU.

 

Sussiste inoltre distinzione tra il concetto giuridico di “utenza domestica a disposizione” (intesa come civile abitazione), che sottintende un utilizzo eventuale, discontinuo e comunque autonomo (come nel caso tipico delle “seconde case”), ed il concetto giuridico di “abitazione principale” dell’occupante, in relazione all’unità immobiliare aggiuntiva sotto il profilo catastale ma adibita ad abitazione principale.

 

Pertanto, ai fini TARI, l’abitazione occupata deve essere considerata come unica abitazione per la determinazione della tariffa rifiuti, anche se costituita da più unità castali, purché l’unificazione sia stata fatta nel rispetto della normativa urbanistica e l’abitazione risulti unica nei registri anagrafici.


[1] Fonte: Istituto per la Finanza e l’Economia Locale (Ifel); Fondazione istituita nel 2006 dall’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani (ANCI).

 


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