Mediaset ottiene la rimozione dei video da www.break.com
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2 Mag 2016
 
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Mediaset ottiene la rimozione dei video da www.break.com

ISP: Break Media non è un hosting provider; cataloga e organizza i video caricati dagli utenti.

 

Ancora una volta, RTI (Reti Televisioni Italiane S.p.A.) è riuscita a far cancellare, da una piattaforma video, i frammenti dei più comuni programmi trasmessi dalle tre reti Mediaset. Nel mirino questa volta la piattaforma www.break.com su cui gli utenti avevano caricato video tratti da “Le stelle del Mediterraneo”, “Buona Domenica”, “Viva la Donna”, “Matrix”, “Sabato Vip, “Veline”, “Paperissima” “Ciao Darwin”, “Corrida”, “Studio Aperto”, “Maurizio Costanzo show”, “Le Iene”, “il bagaglino”, “Scherzi a parte” e “Zelig”.

 

Così come in passato era successo già a YouTube, anche la piattaforma digitale americana “Break” (http://www.break.com/) è stata condannata dal tribunale di Roma [1], a rimuovere i 48 video incriminati oltre al pagamento di Euro 115.000,00 per il risarcimento dei danni subiti da RTI.

 

Il principio della cosiddetta neutralità dell’intermediario, sancito dalla direttiva comunitaria del 2000 [2], secondo cui chi eroga servizi in internet non è responsabile delle condotte poste in essere dai propri utenti, sembra di nuovo in bilico. In realtà, secondo il giudice romano, la piattaforma Break non è riconducibile alla figura di hosting provider poiché:

 

  • Break è “una moderna impresa globale”, un “aggregatore” che organizza e mette a disposizione degli utenti contenuti audiovisivi provenienti da diverse fonti;
  • i contenuti non sono “casualmente immessi dagli utenti ma catalogati ed organizzati in specifiche categorie”;
  • esiste un “intervento diretto anche nei contenuti”;
  • esistono dei “termini di servizio” che vietano il caricamento di contenuti lesivi dei diritti d’autore altrui e che prevedono specifiche modalità di denuncia di tali contenuti.

 

Insomma, Break non si limiterebbe – secondo la sentenza in commento – ad essere soggetto passivo, che mette a disposizione un servizio per gli utenti; al contrario, la piattaforma video americana parteciperebbe attivamente a tale funzione, selezionando i contenuti, mettendoli nella home page della categoria e dispone di un editorial team.

 

Secondo i giudici romani, la conoscenza, acquisita “in qualsiasi modo” da parte del provider, della illiceità dei dati fa sorgere la responsabilità civile e risarcitoria dell’ISP. Perché la conoscenza sia “effettiva” è sufficiente un’indicazione specifica della denominazione dei programmi, tramite diffida o altro mezzo e che, trattandosi nella fattispecie di emissioni televisive, la costante presenza del logo delle reti televisive nelle parti di opere abusivamente diffuse è elemento sufficiente a consentire la identificazione della titolarità dei diritti su tali materiali.
Questo è anche il consolidato orientamento della giurisprudenza inglese in base al quale la chiara visibilità del logo identificativo dell’operatore televisivo deve essere considerato elemento sufficiente per la identificabilità del titolare dei diritti sulle stesse emissioni.

 

Infine, secondo la sentenza in commento,  l’eventuale diffida inviata dal titolare dei contenuti violati al provider non deve contenere la specifica indicazione degli URL attraverso cui è localizzabile il materiale illecito.


La sentenza

Tribunale di Roma, sez. IX, sentenza 15 marzo – 27 aprile 2016, n. 8437
Presidente/Relatore Marvasi

Fatto e diritto

Con atto di citazione notificato il 2.3.2012 R.T.I. Reti Televisive Italiane s.p.a., società del gruppo Mediaset (da cui è posseduta al l 00%) concessionaria per l’esercizio delle emittenti televisive “Canale 5”, “Italia l” e “Retequattro” e titolare esclusiva dei relativi marchi italiani e comunitari nonché in forza di specifici contratti di produzione televisiva ovvero in quanto produttrice diretta titolare esclusiva di tutti i diritti di sfruttamento economico sulle trasmissioni “Le stelle del Mediterraneo”, “Buona Domenica”, “Viva la Donna”, “Matrix”, “Sabato Vip, “Veline”, “Paperissima” “Ciao Darwin”, “Corrida”, “Studio Aperto”, “Maurizio Costanzo show”, “Le Iene”, “il bagaglino”, “Scherzi a parte” e “Zelig” premesso che in data 14.7.2011 avevano rilevato la presenza non autorizzata sul Portale Break – di titolarità della convenuta – d1 sequenze e frammenti dei programmi R.T.I. trasmessi in modalità “streaming” sul sito www.break.com aveva inviato

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[1] Trib. Roma sent. n. 8437/2016.

[2] Art. 14 direttiva 2000/31 recepita dall’art. 16 d.lgs. n. 70/2003.

 


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