Inps, indennità e congedi lavoratrici madri dipendenti e autonome
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29 Mag 2016
 
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Noemi Secci
 


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Inps, indennità e congedi lavoratrici madri dipendenti e autonome

Tutela previdenziale delle madri lavoratrici autonome, parasubordinate e dipendenti: le indennità erogate dall’Inps.

 

L’Inps, nell’ambito del progetto Porte Aperte, ha pubblicato una nuova scheda, nella quale fa il punto della situazione su tutte le tutele previste per le diverse categorie di madri lavoratrici. Il lavoro evidenzia che, nonostante negli ultimi anni si siano fatti passi avanti nelle agevolazioni legate alla maternità delle lavoratrici parasubordinate e autonome, esistono ancora delle differenze nei trattamenti, rispetto alle dipendenti.

Vediamo insieme quali sono, allo stato attuale, le tutele per la maternità previste per ciascuna categoria di lavoratrici.

 

 

Lavoratrici dipendenti: congedo di maternità

Le lavoratrici dipendenti hanno l’obbligo di astenersi dal lavoro per un periodo complessivo di 5 mesi, dai 2 mesi precedenti alla data presunta del parto fino ai 3 mesi dopo il parto; la lavoratrice, dietro autorizzazione medica, può decidere di astenersi dal lavoro anche un mese prima del parto, per poter fruire così dei 4 mesi successivi.

Il periodo di maternità obbligatoria può essere esteso all’intera durata della gravidanza, sino al compimento del 1° anno di età del bambino per motivi legati alla salute della lavoratrice oppure a mansioni rischiose.

Il diritto al congedo di maternità è irrinunciabile, in quanto vige il divieto di adibire la madre al lavoro durante il periodo tutelato. Il diritto è rinunciabile solo in caso di adozione, affidamento preadottivo e non preadottivo (in quest’ultimo caso il periodo di congedo è pari a 3 mesi).

Il trattamento economico garantito durante tale assenza è a carico dell’Inps, ma può essere integrato dal datore di lavoro, secondo le previsioni della contrattazione collettiva. L’Inps riconosce un’indennità, su base giornaliera, pari all’80% dell’ultima retribuzione, con l’aggiunta dei ratei di tredicesima e quattordicesima (ove dovuta).

 

 

Lavoratrici dipendenti: congedo parentale

Al termine del congedo di maternità, la lavoratrice può fruire della cosiddetta maternità facoltativa, cioè del congedo parentale: si tratta di un’astensione volontaria dal lavoro, fino a 12 anni di vita del figlio (oppure 12 anni dall’ingresso in famiglia del minore adottato/affidato).

La lavoratrice madre, se non è unico genitore, può fruire del congedo per un periodo massimo di 6 mesi sempre che, sommando eventuali periodi fruiti dall’altro genitore, non sia superata la soglia complessiva di 11 mesi.

La prestazione prevista per il congedo parentale è pari al 30% del reddito preso a riferimento per il calcolo dell’indennità di maternità, su base giornaliera: l’indennità è però riconosciuta sino ai 6 anni del bambino, o sino agli 8 anni se il reddito del nucleo familiare è inferiore a una determinata soglia. Inoltre, possono essere retribuiti complessivamente sino a 6 mesi di congedo, tra entrambi i genitori.

 

 

Lavoratrici dipendenti: riposi giornalieri

Entro un anno di vita del bambino la lavoratrice dipendente ha il diritto ai riposi giornalieri, cosiddetti riposi  per allattamento: si tratta di permessi orari, normalmente pari a 2 ore al giorno (un’ora se l’orario è inferiore alle 6 ore), indennizzata in misura pari al 100% della retribuzione. Questi riposi spettano anche per i minori adottati o affidati, entro un anno dall’ingresso in famiglia.

 

 

Co.co.co. e libere professioniste iscritte alla Gestione separata

Per le lavoratrici parasubordinate ed autonome iscritte alla Gestione Separata dell’Inps, il periodo di congedo di maternità è lo stesso, mentre è minore il periodo di congedo parentale e non si ha diritto ai riposi per allattamento.

 

 

Co.co.co. e libere professioniste: congedo di maternità

Durante i 5 mesi di congedo obbligatorio per maternità (2 mesi prima del parto o 3 mesi dopo, oppure 1 mese più 4 mesi, salvo l’eventuale ulteriore divieto anticipato e successivo di adibizione al lavoro), sia la collaboratrice che la lavoratrice autonoma iscritte alla Gestione Separata hanno diritto a un’indennità da parte dell’Inps. L’Inps, tuttavia, riconosce tale diritto:

 

– per le collaboratrici, se sono versati o risultano dovuti dal committente almeno 3 mesi di contributi nei 12 mesi precedenti l’inizio del congedo di maternità (si veda, a tal proposito: Assegno di maternità automatico nella Gestione separata);

 

– per le libere professioniste, se sono stati versati almeno 3 mesi di contributi nei 12 mesi precedenti l’inizio del congedo di maternità.

 

La misura dell’indennità è pari all’80% di 1/365 del reddito imponibile ai fini contributivi derivante da attività di Cococo o libero professionale, percepito nel seguente periodo di riferimento:

12 mesi  precedenti l’inizio del periodo indennizzabile;

– in alternativa, nel periodo minore,  quando l’anzianità assicurativa è inferiore a 12 mesi.

 

Queste ultime, comunque, non hanno obbligo di astensione dall’attività libero professionale ma, se richiedono l’indennità, hanno obbligo di astensione per i periodi indennizzati.

 

 

Co.co.co. e libere professioniste: congedo parentale

Il congedo parentale, come accennato, spetta per un periodo più breve rispetto alle lavoratrici dipendenti: l’astensione è difatti possibile per un massimo di 3 mesi, entro il compimento di 1 anno di vita del bambino.

Le condizioni per l’erogazione del trattamento sono le stesse previste per la spettanza dell’indennità di maternità obbligatoria (3 mesi contribuiti effettivamente nei 12 mesi precedenti l’inizio del congedo di maternità). Ciò significa che se i contributi non sono stati effettivamente versati ma risultano dovuti dal committente, non si ha diritto all’indennità.

La misura dell’indennità è pari al 30% del reddito preso a riferimento per la corresponsione dell’indennità di maternità.

 

Alle libere professioniste o lavoratrici parasubordinate non sono riconosciuti i permessi giornalieri per allattamento.

 

 

Lavoratrici autonome: congedo di maternità

Una disciplina differente, in merito al congedo obbligatorio di maternità, si applica alle lavoratrici autonome iscritte alle seguenti gestioni Inps:

 

–  artigiani;

– commercianti;

– coltivatori diretti;

– coloni, mezzadri;

– imprenditori agricoli a titolo principale;

– pescatori autonomi della piccola pesca marittima e delle acque interne.

 

Queste lavoratrici, difatti, hanno diritto all’indennità dell’Inps, per un periodo pari a 5 mesi, anche se  hanno continuato a lavorare nel periodo di maternità tutelato, in quanto non sono obbligate all’astensione dall’attività.

L’indennità è corrisposta in misura giornaliera, se la lavoratrice è in regola con il pagamento dei contributi: è differente a seconda della gestione di appartenenza. Per le iscritte alla gestione artigiani e commercianti, ad esempio, l’importo giornaliero è di 38,14 euro.

 

 

Lavoratrici autonome: congedo parentale

Il congedo parentale spetta, analogamente a quanto previsto per le co.co.co. e le  libere professioniste, anche alle autonome iscritte alle elencate gestioni, per un periodo di 3 mesi entro l’anno di vita del bambino (oppure entro un anno dall’ingresso in famiglia del minore adottato). L’indennità corrisponde al 30% del reddito giornaliero, a condizione che la lavoratrice si astenga dal lavoro e sia in regola col versamento della contribuzione.

A queste lavoratrici non sono riconosciuti i riposi giornalieri per allattamento.

Per approfondimenti, si veda: Maternità lavoratrici autonome, a quali prestazioni si ha diritto?


 


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