Avvocati, tirocinio di 12 mesi dal giudice
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3 Mag 2016
 
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Avvocati, tirocinio di 12 mesi dal giudice

Pratica presso l’ufficio del tribunale di iscrizione nel registro dei praticanti avvocati: come presentare domanda e come si svolge il tirocinio.

 

L’aspirante avvocato può finalmente svolgere 12 mesi (al massimo) di tirocinio presso un ufficio del giudice del distretto dove risulta iscritto come praticante, sia magistratura ordinaria (procure della Repubblica comprese), amministrativa, contabile e anche tributaria. L’ufficializzazione è arrivata ieri con la pubblicazione, sulla Gazzetta Ufficiale [1], del Regolamento sulla disciplina dell’attività di praticantato legale presso gli uffici giudiziari [2] qui scaricabile come documento allegato (clicca qui).

 

 

Requisiti

Per l’ammissione al tirocinio presso un ufficio giudiziario il praticante deve, al momento della presentazione della domanda:

 

– essere iscritto nel registro dei praticanti avvocati;

– essere in possesso dei requisiti di onorabilità;

– aver già svolto il periodo di tirocinio di cui all’articolo 41, comma 7, della legge 31 dicembre 2012, n. 247 [3].

 

 

La domanda

La domanda va presentata – su carta o via Pec – direttamente all’ufficio dove l’aspirante desidera lavorare.

Nella domanda devono essere autocertificati:

 

– il possesso dei requisiti appena elencati;

– il punteggio di laurea;

– la media riportata negli esami di diritto costituzionale, diritto privato, diritto processuale civile, diritto commerciale, diritto penale, diritto processuale penale, diritto del lavoro e diritto amministrativo;

– i dati relativi all’avvocato presso il quale il praticante ha già svolto il periodo di tirocinio di cui all’articolo 41, comma 7, della legge 31 dicembre 2012, n. 247 e quelli relativi allo studio legale di cui l’avvocato fa parte;

– ogni altro requisito di professionalità ritenuto rilevante.

 

 

Il tirocinio

L’attività di praticantato presso gli uffici giudiziari può essere svolta per non più di dodici mesi.

Il tirocinio viene svolto presso un ufficio del giudice del distretto dove risulta iscritto come praticante, sia magistratura ordinaria (procure della Repubblica comprese), amministrativa, contabile e anche tributaria.

 

L’attività di praticantato non può essere svolta presso l’ufficio giudiziario innanzi al quale il praticante avvocato esercita attività professionale.

 

Presso ciascun giudice potranno essere assegnati massimo due praticanti e in caso di pluralità di domande verranno scelti i curriculum di studi universitari più meritevoli.

 

Per il praticante del giudice valgono ovviamente le regole di riservatezza dell’ufficio, con l’aggiunta dei doveri di astensione per conflitto di interessi nei fascicoli che coinvolgono clienti dell’(eventuale) studio professionale di provenienza, anche se relativi ad altri avvocati della stessa organizzazione.

Tale incompatibilità sui fascicoli in conflitto si trascina anche alla fine del periodo di assegnazione all’ufficio del giudice.

 

Il praticante avvocato assiste e coadiuva il magistrato in tutta la attività ma il giudice assegnatario può decidere di non coinvolgerlo in talune mansioni e anche di escluderlo da determinate udienze o camere di consiglio.

 

Quando termina il periodo di tirocinio presso un magistrato affidatario, il praticante avvocato redige una relazione contenente l’analitica indicazione delle attività svolte, con particolare riguardo alle udienze a cui ha assistito, ai fascicoli che ha esaminato, alle questioni di fatto e di diritto trattate, alle minute dei provvedimenti che ha predisposto, alle attività di cancelleria cui ha assistito e ad ogni altra informazione ritenuta utile e rilevante. Il magistrato affidatario sottoscrive la relazione.

 

 

Incompatibilità

Il praticante potrà, nel frattempo, assumere anche un impiego pubblico o svolgere la pratica presso uno studio legale, non essendovi incompatibilità. L’attività non viene retribuita.


[1] Gazz. Uff. n. 101/16 del 02.04.2016.

[2] Dm n. 58/2016.

[3] Art. 41, comma 7, della legge 31 dicembre 2012, n. 247: Contenuti e modalità di svolgimento del tirocinio:

  1. Il tirocinio professionale consiste nell’addestramento, a contenuto teorico e pratico, del praticante avvocato finalizzato a fargli conseguire le capacità necessarie per l’esercizio della professione di avvocato e per la gestione di uno studio legale nonché a fargli apprendere e rispettare i princìpi etici e le regole deontologiche.
  2. Presso il consiglio dell’ordine è tenuto il registro dei praticanti avvocati, l’iscrizione al quale è condizione per lo svolgimento del tirocinio professionale.
  3. Per l’iscrizione nel registro dei praticanti avvocati e la cancellazione dallo stesso si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni previste dall’articolo 17.
  4. Il tirocinio può essere svolto contestualmente ad attività di lavoro subordinato pubblico e privato, purché con modalità e orari idonei a consentirne l’effettivo e puntuale svolgimento e in assenza di specifiche ragioni di confl itto di interesse.
  5. Il tirocinio è svolto in forma continuativa per diciotto mesi. La sua interruzione per oltre sei mesi, senza alcun giustificato motivo, anche di carattere personale, comporta la cancellazione dal registro dei praticanti, salva la facoltà di chiedere nuovamente l’iscrizione nel registro, che può essere deliberata previa nuova verifica da parte del consiglio dell’ordine della sussistenza dei requisiti stabiliti dalla presente legge.
  6. Il tirocinio può essere svolto:
  7. a) presso un avvocato, con anzianità di iscrizione all’albo non inferiore a cinque anni;
  8. b) presso l’Avvocatura dello Stato o presso l’ufficio legale di un ente pubblico o presso un ufficio giudiziario per non più di dodici mesi;
  9. c) per non più di sei mesi, in altro Paese dell’Unione europea presso professionisti legali, con titolo equivalente a quello di avvocato, abilitati all’esercizio della professione;
  10. d) per non più di sei mesi, in concomitanza con il corso di studio per il conseguimento della laurea, dagli studenti regolarmente iscritti all’ultimo anno del corso di studio per il conseguimento del diploma di laurea in giurisprudenza nel caso previsto dall’articolo 40.
  11. In ogni caso il tirocinio deve essere svolto per almeno sei mesi presso un avvocato iscritto all’ordine o presso l’Avvocatura dello Stato.
  12. Il tirocinio può essere svolto anche presso due avvocati contemporaneamente, previa richiesta del praticante e previa autorizzazione del competente consiglio dell’ordine, nel caso si possa presumere che la mole di lavoro di uno di essi non sia tale da permettere al praticante una sufficiente offerta formativa.
  13. Fermo restando quanto previsto dal comma 6, il diploma conseguito presso le scuole di specializzazione per le professioni legali, di cui all’articolo 16 del decreto legislativo 17 novembre 1997, n. 398, e successive modificazioni, è valutato ai fi ni del compimento del tirocinio per l’accesso alla professione di avvocato per il periodo di un anno.
  14. L’avvocato è tenuto ad assicurare che il tirocinio si svolga in modo proficuo e dignitoso per la finalità di cui al comma 1 e non può assumere la funzione per più di tre praticanti contemporaneamente, salva l’autorizzazione rilasciata dal competente consiglio dell’ordine previa valutazione dell’attività professionale del richiedente e dell’organizzazione del suo studio.
  15. Il tirocinio professionale non determina di diritto l’instaurazione di rapporto di lavoro subordinato anche occasionale. Negli studi legali privati, al praticante avvocato è sempre dovuto il rimborso delle spese sostenute per conto dello studio presso il quale svolge il tirocinio.

Ad eccezione che negli enti pubblici e presso l’Avvocatura dello Stato, decorso il primo semestre, possono essere riconosciuti con apposito contratto al praticante avvocato un’indennità o un compenso per l’attività svolta per conto dello studio, commisurati all’effettivo apporto professionale dato nell’esercizio delle prestazioni e tenuto altresì

conto dell’utilizzo dei servizi e delle strutture dello studio da parte del praticante avvocato. Gli enti pubblici e l’Avvocatura dello Stato riconoscono al praticante avvocato un rimborso per l’attività svolta, ove previsto dai rispettivi ordinamenti e comunque nei limiti delle risorse disponibili a legislazione vigente.

  1. Nel periodo di svolgimento del tirocinio il praticante avvocato, decorsi sei mesi dall’iscrizione nel registro dei praticanti, purché in possesso del diploma di laurea in giurisprudenza, può esercitare attività professionale in sostituzione dell’avvocato presso il quale svolge la pratica e comunque sotto il controllo e la responsabilità dello stesso anche se si tratta di affari non trattati direttamente dal medesimo, in ambito civile di fronte al tribunale e al giudice di pace, e in ambito penale nei procedimenti di competenza del giudice di pace, in quelli per reati contravvenzionali e in quelli che, in base alle norme vigenti anteriormente alla data di entrata in vigore del decreto legislativo 19 febbraio 1998, n. 51, rientravano nella competenza del pretore. L’abilitazione decorre dalla delibera di iscrizione nell’apposito registro. Essa può durare al massimo cinque anni, salvo il caso di sospensione dall’esercizio professionale non determinata da giudizio disciplinare, alla condizione che permangano tutti i requisiti per l’iscrizione nel registro.
  2. Il Ministro della giustizia con proprio decreto adotta, sentito il CNF, il regolamento che disciplina:
  3. a) le modalità di svolgimento del tirocinio e le relative procedure di controllo da parte del competente consiglio dell’ordine;
  4. b) le ipotesi che giustificano l’interruzione del tirocinio, tenuto conto di situazioni riferibili all’età, alla salute, alla maternità e paternità del praticante avvocato, e le relative procedure di accertamento;
  5. c) i requisiti di validità dello svolgimento del tirocinio, in altro Paese dell’Unione europea.
  6. Il praticante può, per giustificato motivo, trasferire la propria iscrizione presso l’ordine del luogo ove intenda proseguire il tirocinio. Il consiglio dell’ordine autorizza il trasferimento, valutati i motivi che lo giustificano, e rilascia al praticante un certificato attestante il periodo di tirocinio che risulta regolarmente compiuto.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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