Pensione anticipata con somma dei contributi nella Gestione Separata
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3 Mag 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Pensione anticipata con somma dei contributi nella Gestione Separata

Pensione anticipata a 63 anni, pensione anticipata ordinaria con computo, totalizzazione: quale ipotesi è più conveniente se si sommano i contributi della Gestione Separata?

 

Sono sempre più numerosi i lavoratori che possiedono dei contributi versati nella Gestione Separata: risultano iscritti a tale cassa, difatti, non solo coloro che lavorano come co.co.co. (o che hanno lavorato come co.co.pro., mini co.co.co. ed associati in partecipazione), ma anche i liberi professionisti non iscritti agli ordini ed i lavoratori occasionali (sia i retribuiti con i voucher che i lavoratori occasionali autonomi con fatturato sopra i 5.000 euro annui).

Insomma, in un mondo del lavoro sempre più flessibile, la platea degli appartenenti alla Gestione Separata si amplia di anno in anno (considerando, poi, che l’iscrizione a tale cassa è sempre attiva, poiché non è prevista la cancellazione): ed è proprio la contribuzione versata in tale gestione residuale, considerata sino a poco tempo fa come buttata al vento, che può diventare un “jolly” per raggiungere il diritto alla pensione.

 

Grazie all’istituto del computo, difatti, la cui operatività è stata chiarita dall’Inps solo di recente, è possibile sommare i contributi versati nelle altre casse presso la Gestione Separata, dando così la possibilità di ottenere un’unica pensione. Inoltre, per la Gestione Separata è aperta anche la possibilità di totalizzare i contributi gratuitamente. Ma quale delle opzioni è la più conveniente? Per scoprirlo, cerchiamo innanzitutto di capire come funzionano il computo e la totalizzazione ed a quali pensioni danno diritto.

 

 

Computo: come funziona

Il computo, o cumulo, permette di far confluire i contributi posseduti presso casse differenti nella Gestione Separata, per ottenere un’unica pensione. Perché si possa optare per il computo bisogna però possedere i seguenti requisiti (gli stessi, in pratica, previsti per l’Opzione contributiva Dini):

 

meno di 18 anni di contributi alla data del 31 dicembre 1995;

più di 5 anni di contribuzione versata dal 1996 in poi;

almeno 15 anni di contributi complessivi.

 

 

Computo: quale pensione

Con l’istituto del computo si possono ottenere le seguenti pensioni:

 

pensione anticipata con 63 anni e 7 mesi di età (63 e 11 mesi nel biennio 2019-2020) e 20 anni di contribuzione, con un assegno pari ad almeno 2,8 volte l’assegno sociale (1254,60 euro);

 

pensione anticipata ordinaria, con 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne;

 

pensione di vecchiaia ordinaria, con 66 anni e 7 mesi di età (66 anni e 11 mesi nel biennio 2019-2020), 20 anni di contributi e un assegno pari ad almeno 1,5 volte l’assegno sociale (672,11 euro);

 

 

pensione di vecchiaia a 70 anni e 7 mesi (requisito valido dal 2016 sino al 31 dicembre 2018, nel biennio 2019-2020 il requisito diviene 70 anni e 11 mesi, e nel 2021-2022  71 anni e 2 mesi), con almeno 5 anni di contributi.

 

 

Computo: calcolo della pensione

Il calcolo della pensione con il computo avviene col sistema interamente contributivo: i contributi posseduti presso le altre casse, difatti, anche se assoggettati, integralmente o parzialmente, al sistema retributivo, confluendo nella Gestione Separata passano automaticamente al calcolo contributivo.

Tale metodo di quantificazione della pensione risulta notevolmente penalizzante, in quanto si basa sugli accrediti effettivamente accantonati, convertiti in assegno da un coefficiente di trasformazione, che aumenta al crescere dell’età. Le rivalutazioni del montante contributivo, cioè dei contributi accantonati, sono piuttosto basse, dato che si basano sulla variazione quinquennale del Pil (prodotto interno lordo) nominale.

Al contrario, il metodo retributivo, anche se parziale (metodo misto), risulta molto meno penalizzante, in quanto si basa sulle ultime retribuzioni possedute dal lavoratore, rivalutate secondo indici notevolmente più alti rispetto a quelli utilizzati per il contributivo.

 

 

Totalizzazione: come funziona

Un altro modo di unire i contributi della Gestione Separata è quello di totalizzarli. Con l’istituto della totalizzazione, difatti, essi sono sommati gratuitamente con i versamenti posseduti nelle altre casse: ciascuna gestione dà luogo ad una quota di pensione.

 

 

Totalizzazione: quali pensioni

Con la totalizzazione è possibile ottenere le seguenti pensioni:

 

pensione di vecchiaia, con:

 

– 65 anni e 7 mesi di età;

– 20 anni di contributi;

– previa attesa di una finestra di 18 mesi;

 

– pensione di anzianità, con:

– 40 anni e 7 mesi di contributi;

– finestra di attesa di 21 mesi.

 

Il calcolo della pensione con la totalizzazione è effettuato normalmente col metodo contributivo: se presso una gestione, però, è raggiunto il diritto ad un autonomo trattamento, il calcolo avviene col metodo proprio di tale gestione, soltanto per quella quota. Se, ad esempio, si totalizzano i contributi presenti nella Gestione separata con quelli versati presso il fondo lavoratori dipendenti (FPLD) ed in quest’ultima gestione si raggiunge il diritto ad autonoma pensione, l’assegno è così calcolato:

 

interamente contributivo per la quota relativa alla Gestione Separata;

parzialmente retributivo per la quota relativa al FPLD (in particolare, retributivo sino al 2011 se si possiedono oltre 18 anni di contributi versati al 31 dicembre 1995, retributivo sino al 31 dicembre 1995 se a tale data si possiedono meno di 18 anni di contribuzione; il metodo retributivo, in questo caso, è sviluppato senza rivalutazioni).

Se si raggiunge il diritto ad autonoma pensione presso la gestione Separata, il calcolo è comunque contributivo per tale cassa, in quanto tale gestione non contempla il sistema retributivo.

 

 

Totalizzazione o computo, quale conviene di più?

Dal punto di vista economico, totalizzazione e computo, nella maggioranza dei casi, si equivalgono, in quanto comportano il calcolo interamente contributivo. Potrebbe convenire la totalizzazione, solo se si raggiunge il diritto ad autonomo trattamento presso una gestione diversa dalla Separata, possedendo almeno una quota retributiva.

Dal punto di vista dell’anticipo della pensione, invece, è sicuramente più conveniente il computo, in quanto consente di ottenere la pensione anticipata con 63 anni e 7 mesi di età, quindi di anticipare di 2 anni rispetto alla pensione di vecchiaia prevista nella totalizzazione (a meno che, ovviamente, non si possiedano 40 anni e 7 mesi di contributi, nel qual caso si ha diritto alla pensione di anzianità in totalizzazione a prescindere dall’età). In conclusione, non esiste una “ricetta migliore” per la pensione: occorre valutare caso per caso, secondo i requisiti posseduti e ponderando gli anticipi del trattamento con le penalizzazioni previste dal tipo di calcolo.


 


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