Se l’avvocato dimentica di citare un testimone è responsabile?
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4 Mag 2016
 
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Se l’avvocato dimentica di citare un testimone è responsabile?

Responsabilità professionale solo se la causa non sarebbe stata persa senza l’errore dell’avvocato.

 

L’avvocato che dimentica di citare un testimone in causa è responsabile solo se si tratta di un “testimone chiave”, tale cioè da influire sull’esito della sentenza. Se al contrario, la sorte del giudizio non sarebbe mutata anche con la presenza del testimone in questione, allora nessuna contestazione può essere sollevata al professionista. A dirlo è una sentenza della Cassazione di poche ore fa [1].

 

La Corte ripropone un principio consolidato in tema di responsabilità professionale degli avvocati: solo le colpe che hanno avuto un’incidenza diretta sull’esito della causa, e che quindi ne hanno mutato il corso, danno diritto al cliente ad ottenere il risarcimento. Pertanto, l’assistito non può ritenere l’avvocato responsabile di avergli fatto perdere il giudizio se la mancata intimazione del teste decisivo non incide comunque sulla sorte sfavorevole del giudizio.

 

Il giudizio civile è caratterizzato dalle cosiddette preclusioni: in buona sostanza, determinate attività processuali (come appunto la citazione del testimone) possono essere svolte solo entro determinati termini stabiliti dal giudice, di volta in volta, con ordinanza. Il legale che non vi provveda per tempo non può più “tornare indietro” e chiedere una proroga. Il codice di procedura civile [2], infatti, stabilisce che i termini perentori non possono essere abbreviati o prorogati, nemmeno se c’è l’accordo tra le parti in causa. In via del tutto eccezionale, è consentita una “rimessione nei termini” se la parte dimostra che la decadenza è avvenuta per causa ad essa non imputabile. Di certo, la distrazione, come anche una malattia, non consentono di ottenere detta proroga.

 

Quanto alla citazione dei testimoni, essa deve avvenire per tempo prima dell’udienza in cui il giudice dovrà sentirli. Se il testimone non si presenza per sua colpa o volontà, la parte processuale non decade dalla possibilità di citarlo all’udienza successiva. Viceversa, se il testimone non si presenta perché non è stato mai citato dall’avvocato (o l’avvocato non riesce a dimostrare, con la prova della raccomandata, di averlo citato), allora la parte non ha più possibilità di chiamare il testimone.

 

Poiché la citazione del testimone è compito dell’avvocato (che, oggi, può effettuarla anche con una semplice raccomandata a.r., senza bisogno di scomodare più, come un tempo, l’ufficiale giudiziario) si potrebbero porre problemi in ordine alla possibile responsabilità del professionista smemorato. Proprio sul punto, però, è intervenuta la Cassazione: l’avvocato non ha l’obbligo di far conseguire al cliente un risultato (la vittoria della causa), ma solo di fornire i mezzi (la propria prestazione professionale) nel modo più diligente possibile. Dunque, se il giudice dà torto al cliente, il legale è responsabile solo nei limiti in cui tale esito è dipeso dal suo comportamento colpevole.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza 24 febbraio – 4 maggio 2016, n. 8912
Presidente Bucciante – Relatore Migliucci

Svolgimento del processo

La Royalstampi s.r.l., succeduta per incorporazione alla Nuova Vega s.r.l., conveniva in giudizio innanzi al Tribunale di Busto Arsizio l’avv. C.M. , chiedendone la condanna al risarcimento dei danni derivanti da responsabilità professionale. Faceva presente che il legale aveva difeso la Nuova Vega nella causa intentata dal Fallimento Agro Industriale Swuissital spa (di seguito Agind) innanzi ai Tribunale di Vigevano – sez. distaccata di Abbiategrasso – conclusasi con una sentenza sfavorevole in conseguenza delle omissioni nello svolgimento dell’attività difensiva compiute dal legale ovvero mancata intimazione dei testi ed omessa articolazione della prova su circostanze decisive per escludere l’inadempimento ascritto.
L’Avv. C.M. si costituiva in giudizio, contestando la sussistenza del nesso di causalità tra i rilievi mossi dall’attrice al suo operato e l’esito del giudizio; in particolare evidenziava come le scelte processuali fossero state coerenti con gli elementi che gli erano stati forniti dalla stessa cliente e come l’espletamento delle prove rispetto alle quali era stato dichiarato decaduto non avrebbero inciso

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[1] Cass. sent. n. 8912/16 del 4.05.2016.

[2] Art. 153 cod. proc. civ.

 

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