Assegno con firma falsa: che fa la banca?
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4 Mag 2016
 
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Assegno con firma falsa: che fa la banca?

La banca non è responsabile se paga un assegno con firma falsa se la truffa non emerge a occhio nudo.

 

Incappare in un abile falsificatore di firme può costare caro al correntista che potrebbe vedersi prosciugato, in pochi minuti, l’intero conto corrente: difatti, secondo una sentenza della Cassazione di ieri [1], nel caso in cui venga portato all’incasso un assegno con firma falsa, la banca non è responsabile se la riproduzione della sottoscrizione è fatta talmente bene da non essere distinguibile ad occhio nudo dall’originale. In buona sostanza, nessun risarcimento è dovuto al titolare del conto corrente, depauperato delle proprie sostanze dal truffatore, se l’impiegato allo sportello non si accorge dell’inganno usando l’ordinaria “diligenza del buon padre di famiglia”.

 

Gli assegni rischiano di avere le ore contate, potendosi risolvere in un boomerang per i titolari di conto corrente. Sicuramente più sicure le carte di credito, anche se i pagamenti non possono essere postdatati. La Suprema Corte ripropone un proprio “cavallo di battaglia” per quanto riguarda i casi di firme falsificate: non si può imporre alla banca di dotarsi di particolari attrezzature capaci di evidenziare l’eventuale sottoscrizione taroccata. Lo sportellista è sì tenuto a un esame attento sulla corrispondenza della firma riportata sull’assegno con quella depositata in banca dal correntista (verifica che, in realtà, non viene spesso effettuata), ma non gli si può chiedere uno sforzo superiore a quello medio o una preparazione specialistica in grafologia.

 

Il correntista è tenuto a vigilare, con estrema attenzione, il carnet proprio per evitare che si possano verificare furti di cui potrebbe anch’egli risponderne. La responsabilità della banca può scattare solo se l’alterazione sia rilevabile a vista, in base alle conoscenze del bancario medio. Infatti, solo in caso di palese difformità della firma apposta sull’assegno con quella depositata presso la filiale e non nelle altre ipotesi.

 

Che succede poi se, sul conto corrente, non ci sono i soldi necessari per coprire l’assegno? Il correntista verrebbe protestato e dovrebbe pagare le sanzioni. Anche se, in realtà, mancando la volontarietà nell’emissione dell’assegno a vuoto le “multe” della Prefettura potrebbero essere impugnate davanti al giudice. Sarebbe però necessario produrre una denuncia di smarrimento presentata ai Carabinieri.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. I Civile, sentenza 25 gennaio – 3 maggio 2016, n. 8731
Presidente Giancola – Relatore Bisogni

Fatto e diritto

Rilevato che:
1. C.G. ha convenuto davanti al Tribunale di Catania il Banco di Sicilia chiedendo la condanna al pagamento della somma di 438.850.000 di lire a titolo di risarcimento dei danni subiti a causa della consegna, a terzi non legittimati, di cinque carnet di assegni, relativi al conto n. (…) presso l’agenzia n. (omissis) , dietro presentazione di richiesta con firma apocrifa, e a causa della negligenza della banca che aveva consentito nell’arco di sette mesi la negoziazione di 24 assegni recanti la firma di traenza falsa sul conto corrente sopra citato.
2. Si è costituito il Banco di Sicilia e successivamente il Banco di Sicilia s.p.a. contestando la domanda e affermando che gli assegni erano stati consegnati personalmente al C. mentre quelli asseritamente con firma di traenza falsa erano stati tutti controllati in rapporto allo specimen in possesso della banca con le difficoltà derivanti dall’aver il C. depositato ben cinque diverse firme di raffronto.
3. Il Tribunale di Catania, con sentenza n. 870/1997, ha respinto la domanda.
4. Ha proposto appello, con atto notificato il 3 luglio 1997, L.C. in qualità di erede di C.G. . Si

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[1] Cass. sent. n. 8731/16 del 3.05.2016.

 

Autore immagine: Pixabay.com

 


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Commenti
6 Mag 2016 dionisio vittore

Scusate, ma non per fare il saputello, non si deve parlare di “assegno circolare” (emessi dalle banche) bensì di ” assegno bancario” Penso! D.Vittore