Furto della bicicletta: conviene denunciare?
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9 Mag 2016
 
L'autore
Temistocle Marasco
 


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Furto della bicicletta: conviene denunciare?

Bici rubate: come fare la denuncia, le problematiche del riconoscimento e la proposta di legge sui microchip nel telaio.

 

Conviene davvero rubare una bicicletta? In Italia vengono rubate ogni anno circa 320.000 bici, che muovono un mercato di 150 milioni di euro. In caso di furto della propria due ruote, sono in molti a chiedersi se denunciare serva davvero a qualcosa oppure sia soltanto una perdita di tempo.

 

 

La denuncia di furto

La denuncia è sicuramente il metodo migliore, in caso di ritrovamento, per riavere indietro il mezzo. La denuncia è inoltre lo strumento che consente alle forze dell’ordine di avere un quadro più chiaro della presenza di un problema, predisponendo pertanto le dovute contromisure.

La denuncia può essere presentata presso polizia, carabinieri, anche presso la polizia municipale. In essa si deve procedere alla descrizione dei fatti, indicare le proprie generalità e le caratteristiche della bicicletta: marca, modello, colore, accessori, numero del telaio (molto importante, anche se purtroppo in genere non conosciuto dai proprietari), eventuali segni particolari. È buona norma allegare alla denuncia una fotografia della bici, per rendere più facile il riconoscimento. Vietato farsi illusioni: le possibilità di risalire in sella sono basse. Tuttavia, la denuncia non presenta spese se a farla è direttamente l’interessato: potrà a tal fine recarsi personalmente senza bisogno dell’assistenza di un avvocato. Se, invece, si vale di professionisti, potrebbe essergli chiesto un corrispettivo per l’attività svolta.

 

 

Il riconoscimento

Il vero problema delle due ruote è che non hanno elementi identificativi come la targa. Diventa pertanto complicato collegare una bici al suo legittimo proprietario e capire se è rubata, anche perché, come accennato in precedenza, l’unico segno distintivo, che è il numero di telaio, spesso sfugge al titolare del mezzo.

Alcuni Comuni (come Padova) e associazioni hanno provveduto a costituire un sistema di marcatura delle bici: sul telaio viene punzonato il codice fiscale del proprietario o comunque un codice identificativo, poi inserito in un database consultabile dai cittadini e dalle forze di polizia. Questo rende molto più facile il riconoscimento.

 

 

La proposta di legge

Nonostante lodevoli ma isolate iniziative, il vuoto normativo resta. È per questo che, il 7 maggio 2015 era stato presentato dal Movimento 5 stelle una proposta di legge [1], che prevedeva l’obbligo di montare su ciascuna bici un microchip identificativo in un punto nascosto del telaio. I relativi dati sarebbero confluiti in un archivio nazionale istituito presso il Ministero dell’Interno. La norma prevedeva anche un sistema sanzionatorio: 500 euro di multa per chi vende mezzi privi di microchip; 700 euro di multa per i rivenditori che acquistano bici da terzi senza verificare che esse siano dotate di microchip; 700 euro di multa e reclusione fino a tre mesi anche per chi rimuove o danneggia volutamente il microchip. La proposta si è arenata alla Camera lo scorso dicembre.

Si è anche parlato di targa alle biciclette, anche in questo caso però nulla è stato fatto.


[1] Proposta di legge C.3107 presentata alla Camera il 7.05.2015.

 


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