Caduta nel tombino sul marciapiedi: no risarcimento del danno
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5 Mag 2016
 
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Caduta nel tombino sul marciapiedi: no risarcimento del danno

Il pedone cade e si fa male sulla buca sul marciapiedi: nessun risarcimento se conosce bene la via.

 

Nessun risarcimento del danno al pedone che cade sul tombino posto su un marciapiedi che ha già percorso diverse volte e della cui presenza, pertanto, è ben informato. Lo ha detto la Corte di Appello di Taranto con una recente sentenza [1].

 

Il principio applicato dal giudice di secondo grado è quello che regola tutte le cadute sulle buche stradali: il pedone deve camminare prestando, comunque, attenzione; per cui non può reclamare il diritto al risarcimento quando, usando una normale prudenza, avrebbe potuto evitare la caduta. L’esempio classico è quello della fossa particolarmente evidente, che quindi non costituisce un’insidia e trabocchetto, specie se la strada è ben illuminata durante la notte o se il sinistro è avvenuto nelle ore diurne.

 

Stesso principio di responsabilità del pedone vale quando la strada è a questi nota così come la presenza del tombino. Dunque, la semplice distrazione del momento o la dimenticanza della presenza del pericolo non può essere una valida scusa per rivendicare il risarcimento.

Ai fini della prova, comunque, è molto importante prestare attenzione a quanto si riferisce al pronto soccorso. Se, infatti, il referto medico non dovesse indicare, come causa dell’incidente, l’insidia stradale, il diritto all’indennizzo sarebbe seriamente pregiudicato. Potrebbe, quindi, divenire un ostacolo alla possibilità di vincere l’eventuale causa contro il Comune, la generica indicazione, nella cartella clinica, di ricovero per un caduta “accidentale”. Specie se l’infortunato riferisca di aver percorso più volte quel tratto di strada, ma di non aver fatto mai caso, nonostante la familiarità al luogo, alla presenza del tombino che gli ha fatto perdere l’equilibrio.

 

Anche le fotografie del luogo del sinistro potrebbero giocare a sfavore del pedone se queste dimostrano che la via è ben illuminata.

In ultimo l’età del danneggiato diventa un elemento per determinare la sua capacità reattiva ai pericoli stradali, ossia la possibilità di evitare, anche all’ultimo minuto, con una manovra repentina, la caduta, cosa che invece sarebbe pregiudicata a una persona anziana. Dunque, ci sono meno chance per il giovane, rispetto all’attempato, di ottenere il ristoro dei danni fisici.

 

Tutti questi fattori possono liberare l’amministrazione comunale dalla propria responsabilità per i danni provocati dalle strade in custodia, responsabilità che, a norma del codice civile [2], è di tipo “oggettivo”, ossia prescinde dall’eventuale violazione dell’obbligo di custodia del bene (la via comunale) o dalla particolare dinamica del sinistro, ma sussiste per il solo “rapporto di custodia tra il responsabile e la cosa che ha dato luogo all’evento lesivo”. È pacifico, infatti, che il comportamento colposo del danneggiato possa portare a un concorso di colpa o, addirittura, ad escludere del tutto la responsabilità del Comune.


La sentenza

REPUBBLICA ITALIANA

In nome del popolo italiano Corte d’Appello di Lecce – Sezione Distaccata di Taranto, in persona dei magistrati

1) Dr. Riccardo Alessandrino – Presidente

2) Dr. Ettore Scisci – Consigliere

3) Dr. Marina Cosenza – Consigliere relatore

ha emesso la seguente

SENTENZA

nella causa civile in grado di appello, iscritta al n. 77 del ruolo generale anno 2013, riservata per la decisione nell’udienza del 16.10.2015, tra

Ma.So., rappresentata e difesa dall’avv. Al.Si.;

– APPELLANTE –

Comune di Crispiano, rappresentato e difeso dall’avv. Gr.Ca.;
– APPELLATO –
e
Condominio di via (…), in Crispiano (TA), rappresentato e difeso dall’avv. Pa.Ta.; – APPELLATO –
I difensori delle parti concludevano come da verbale di udienza del 16.10.2015. SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con atto di citazione ritualmente notificato, Ma.So. interponeva appello avverso la sentenza emessa dal Giudice monocratico presso il Tribunale di Taranto il 9.7.2012, con cui era stata rigettata la domanda risarcitoria proposta da essa appellante per i danni riportati in data

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[1] C. App. Taranto, sent. n. 45/2016.

[2] Art. 2051 cod. civ.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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