Non è più reato la sottrazione di cose comuni
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5 Mag 2016
 
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Non è più reato la sottrazione di cose comuni

Depenalizzazioni: ha effetto retroattivo la riforma che non prevede la sanzione penale per il comproprietario, il socio o il coerede che si impossessa della cosa comune sottraendola a chi la detiene.

 

La sottrazione di cose comuni non è più reato [1] e ciò vale anche per le condotte compiute prima dell’entrata in vigore della recente riforma sulla depenalizzazione [2]: a sottolinearlo è la Cassazione con una recente sentenza [3].

 

Si ha “sottrazione di cose comuni” quando uno dei comproprietari, dei soci o il coerede sottragga la cosa comune a chi la detiene, per procurarsi un profitto. Si verifica quando lo stesso bene è di proprietà di più soggetti, in modo che ognuno di essi abbia un diritto di titolarità sulla cosa. Le ipotesi possono quindi essere quelle di una comproprietà, una eredità e una società (si ritiene solo per le società di persone e non quelle di capitali come, ad esempio, la S.r.l., dove i beni appartengono a un soggetto terzo, la persona giuridica, e non sono invece in comproprietà).

 

Ebbene, tale comportamento oggi non è più previsto come reato, il che porterà all’assoluzione anche per i fatti commessi in precedenza, sempre che la sentenza non sia divenuta definitiva (la depenalizzazione, infatti, comportando un trattamento più favorevole al reo, ha effetto retroattivo).

 

Oggi il reato di sottrazione di cose comuni è stato depenalizzato e, al posto della reclusione fino a 2 anni o della multa da 20 a 206 euro, c’è solo una sanzione civile da 100 a 8.000 euro da versare nelle casse dello Stato; ma tale sanzione si potrà applicare solo se la parte danneggiata instauri un ordinario giudizio civile e la sentenza finale sia di condanna nei confronti del colpevole.


[1] Art. 627 cod. pen.

[2] Art. 1, co. 1, lett. d) d.lgs. n. 7 del 15.01.2016.

[3] Cass. sent. n. 18542/2016.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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