Se il coniuge apre la posta dell’altro: moglie o marito multato
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5 Mag 2016
 
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Se il coniuge apre la posta dell’altro: moglie o marito multato

Violazione della corrispondenza: vietata anche tra marito e moglie, sia per le email che per la tradizionale posta cartacea.

 

Vietato aprire la corrispondenza del proprio coniuge immessa nella cassetta delle lettere: il marito o la moglie non può aprire le buste o i pacchi indirizzati ad altro soggetto anche se dello stesso nucleo familiare; in caso contrario si rischia la condanna per la violazione della corrispondenza e una multa penale di 60 euro, oltre al risarcimento dei danni morali. Ciò, a maggior ragione, vale per i coniugi separati che, tuttavia, abbiano ancora la residenza presso lo stesso indirizzo. Inutile giustificarsi con una svista o con la semplice gelosia. A dirlo è la Cassazione con una recente sentenza [1].

 

Il codice penale punisce

 

  • chi prende cognizione del contenuto di una corrispondenza chiusa a lui non diretta [2];
  • chi sottrae o distrae, per prenderne cognizione, una corrispondenza chiusa o aperta, a lui non diretta
  • chi distrugge la corrispondenza altrui.

 

Perché il delitto possa essere perseguito è necessaria la querela della persona la cui privacy è stata violata.

 

La legge quindi tutela la corrispondenza a prescindere da quello che possa essere il suo contenuto. Per cui anche una bolletta o una innocua comunicazione di una finanziaria può determinare il reato.

 

In verità, il codice penale punisce il “prendere cognizione” della corrispondenza che è un comportamento diverso dalla semplice apertura della stessa. L’apertura, al massimo, può costituire un “tentativo di reato”, ma non implica la consumazione del reato.

 

Il codice punisce anche la “sottrazione”, intesa come la rimozione della corrispondenza dal posto in cui si trova. La distrazione, infine, consiste in ogni atto diretto a deviare quello che sarebbe il corso normale della corrispondenza, trattenendola o inviandola a terzi, anche senza apertura della busta, così da ritardare il recapito al legittimo destinatario.

 

Solo la corrispondenza “cointestata” può giustificare l’apertura (si pensi alle bollette il cui contratto è intestato a entrambi i coniugi). Diverso il caso di un mittente che scriva esclusivamente a uno dei due.

 

Insomma, neanche i “principi dell’amore” salvano il coniuge curioso: “quello che è tuo è mio” o, “per te non ho segreti” sono solo parole, ma nei fatti non rilevano per il diritto.


[1] Cass. sent. n. 18462/2016 del 3.05.2016.

[2] Art. 616 cod. pen.

 

Autore immagine: Pixabay.com

 


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